22 maggio 2004
ANALISI E PROPOSTE DOPO L'INCIDENTE FERROVIARIO DI SERRAVALLE
a cura di Angelo Albasio - Novi

In merito all’incidente ferroviario di domenica 16 maggio le associazioni ambientaliste esprimono cordoglio alla famiglia della signora scomparsa e si uniscono alle richieste dei sindacati e dei consumatori per una maggiore sicurezza dei trasporti. I comitati e le associazioni che da anni si oppongono alla linea ad alta velocità Genova - Milano chiedono a R.F.I, società del gruppo Fs che gestisce la rete ferroviaria, di avviare un approfondito monitoraggio sulle linee ferroviarie su cui ogni giorno transitano migliaia di treni e milioni di viaggiatori per verificare il livello di affidabilità e di sicurezza delle stesse. “Prima di parlare di treni lanciati ad oltre 250 km/h – dicono i membri dei comitati - occorre adeguare le attuali linee ai nuovi standard di sicurezza e potenziarle dove occorre”.
A questo proposito esprimono soddisfazione nel vedere avviati i lavori di quadruplicamento della tratta fra Tortona e Voghera, quella più congestionata in zona, che assieme al raddoppio della Novi – Tortona potrebbe aumentare notevolmente la capacità del trasporto ferroviario fra Genova e Milano.
Gli ambientalisti confermano la loro totale contrarietà allo spostamento della stazione ferroviaria di Novi Ligure in zona “Basso Pieve”, località ancora incontaminata, di grande pregio paesaggistico e di interesse geologico. “Su questo problema – proseguono gli ambientalisti - abbiamo organizzato alcuni mesi fa un’ assemblea a Novi Ligure con la partecipazione di molti abitanti della zona e di alcuni Amnistratori. Abbiamo mostrato diverse foto che esprimono la bellezza di un territorio che rischia di essere devastato dal passaggio del Terzo Valico e dalla costruzione della nuova fermata. I numerosi partecipanti si sono detti assolutamente contrari ad un'opera che rischia di deturpare irrimediabilmente il terrazzo morfologico dello Scrivia e altre zone su cui esistono vincoli ambientali e paesistici, senza parlare della presenza a pochi chilometri del Parco fluviale, un sito di interesse comunitario. A questo punto pensiamo di organizzare al più presto una nuova assemblea per informare gli abitanti e per organizzare l’opposizione alle nuove proposte di spostare la stazione da parte di alcuni partiti di Centro-Destra”.
Angelo Albasio, socio fondatore dell’Associazione amici delle ferrovie e dell’ambiente, avanza poi una proposta per migliorare la sicurezza del transito dei treni a Serravalle e a Novi, che prevede l’ avvio di un confronto fra Rfi e Trenitalia, società del gruppo Fs, e Amministrazioni locali per chiedere l’immediata riduzione della velocità di transito dei treni nei centri abitati, ora prevista a circa 140 Km/h.
Si richiede inoltre l’utilizzo dei 319 milioni di euro (seicento miliardi di vecchie lire), recentemente stanziati da Rfi per opere propedeutiche al Terzo Valico, per spostare la stazione di Novi Ligure a San Bovo, scalo nell’immediata periferia, già dotato degli itinerari di collegamento con Alessandria, Tortona e Genova e parzialmente inutilizzato, che con una superficie di diversi ettari potrebbe far coincidere le attuali operazioni di smistamento dei carri con il servizio passeggeri. Le aree inutilizzate potrebbero poi essere convertite in ampi parcheggi per i pendolari, per i quali sarebbero in ogni caso previsti autobus navetta in partenza dall’attuale stazione e da altre zone della città. Con gli stessi fondi si potrebbero potenziare le strade di accesso all’attuale scalo merci, già maggiormente integrato con la città con l’ultimazione del nuovo sottopasso di Via Crispi. Lo spostamento della stazione a San Bovo, favorirebbe la chiusura della fermata di Pozzolo, integrata con Novi, consentendo la creazione di un passante per aggirare l’abitato della cittadina.
L’ampio fascio di binari della stazione di Novi verrebbe ridotto a soli due binari di transito, incapsulati in uno scatolato di materiale fonoassorbente integrato con barriere del tipo “new jersey” utilizzate nelle autostrade per contenere gli urti di mezzi pesanti, questo per contenere i rumori e le vibrazioni prodotte dai treni in transito, che hanno causato molte proteste e petizioni da parte degli abitanti dei quartieri che si affacciano sulla ferrovia e per evitare la fuoriuscita di un convoglio in caso di svio. L’area che verrebbe liberata dallo smantellamento dei binari potrebbe essere utilizzata dal Comune sulla base del progetto per la permeabilità urbana, recentemente elaborato, che prevede la creazione di sottopassi, vialetti pedonabili e piste ciclabili per integrare maggiormente le due parti in cui la città è divisa dalla ferrovia.
Per quanto riguarda la creazione di nuovi distripark in zona Carpeneto, fra Novi e Pozzolo, ed eventualmente nel Basso Pieve, le Associazioni ambientaliste ritengono che la logistica Gavio, che ha già sottratto decine di ettari di verde, possa essere idonea alla lavorazione delle merci, anche in considerazione del fatto che è previsto un nuovo centro logistico ad Alessandria.
Dure critiche infine per il rilascio dell’autorizzazione da parte del Comune di Novi Ligure per l’insediamento di un cementificio sempre in zona Carpeneto. “Un’autorizzazione – insorgono gli ambientalisti – avvenuta a seguito di una Conferenza dei servizi in Provincia, senza che né l'Amministrazione comunale né quella provinciale sentissero il bisogno di confrontarsi con gli abitanti della zona e con le Associazioni ambientaliste. Non si capisce l’utilità dell’ insediamento di un nuovo impianto per la macinazione del prodotto semilavorato, la miscelazione e il confenzionamento del cemento, quando la Cementir di Arquata svolge lo stesso tipo di lavorazione. A meno che non serva per procurare materiale per le gallerie del Terzo Valico. In questo caso i ritmi di lavorazione del prodotto e il traffico causato dai camion renderebbero insopportabile la vita in città!”