Da Angelo Albasio - 20 febbraio 2004
PARTITA LA DIFFIDA AD AVVIARE I LAVORI TERZO VALICO
La diffida ad avviare anticipatamente e separatamente dal progetto definitivo le attività previste all’ allegato B della delibera CIPE del 29/9/2003 sul Terzo Valico, firmata il 10 febbraio dai presidenti nazionali del WWF e Italia Nostra e dal presidente di Legambiente Piemonte, è stata inviata ai Ministeri dell’Economia e delle Finanze, dei Trasporti e delle Infrastrutture, alla Holding Ferrovie delle Stato e alle controllate Italferr, Rfi e Tav oltre che al general contractor Cociv e, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente, alle Regioni Liguria e Piemonte, al Cipe, alla Ragioneria dello Stato e alla società Infrastrutture.
In particolare le Associazioni ambientaliste diffidano gli Enti sopramenzionati ad autorizzare i dodici interventi sulla viabilità (fra cui la provinciale della Val Lemme e la viabilità nell’Arquatese), sulle cantierizzazioni (cantieri base e di servizio e relativa viabilità, Finestre di Borzoli, Cravasco e Rigoroso), nonché l’escavazione dei cunicoli esplorativi (Val Lemme e Castagnola) e l’attivazione di cave e depositi, prima dell’approvazione del progetto definitivo, che dovrebbe avvenire fra circa un anno, e in ogni caso, prima che le stesse siano state sottoposte a procedure di valutazione di impatto ambientale regionale. Ricordano che il progetto di linea ferroviaria è ancora in aperta procedura di valutazione, e che le opere propedeutiche alla realizzazione della linea di valico anticipano alcuni impatti dell’opera che hanno portato a conclusioni interlocutorie negative nella precedente procedura di V.I.A. Per quanto riguarda i cunicoli esplorativi fanno riferimento all’Ordinanza del 24/2/1998 del Ministero dell’Ambiente, che ha portato alla sospensione dei lavori di escavazione dei cunicoli geognistici della Val Lemme e di Fraconalto, di cui sono stati accertati, in via amministrativa, la difformità e il conseguente grave danno. Sugli stessi è aperto un procedimento penale presso il Tribunale di Milano per truffa aggravata ai danni dello Stato.
In contemporanea con l’invio della diffida esce sul Secolo XIX la notizia per cui l’amministratore delegato di Rfi esprime più di un dubbio sulla praticabilità dell’accensione di un mutuo di 319 milioni di euro da parte della controllata del gruppo Fs per finanziare l’avvio delle opere propedeutiche alla realizzazione del Terzo Valico. Questa sovrapposizione dei tempi è solo una casualità o si sta insinuando più di un dubbio fra i signori dell’alta velocità sull’effettiva necessità dell’opera? Infatti Mauro Moretti ricorda quali sono i rischi relativi al finanziamento di lavori accessori relativi a opere che poi potrebbero non essere finanziate. In questo senso Rfi si aspetta una garanzia da Infrastrutture Spa sullo stanziamento dei fondi necessari per il Terzo Valico, ammettendo implicitamente che i soldi per l’opera ancora non ci sono. Al riguardo prefigura addirittura l’intervento della Corte dei Conti.
La memoria torna così a quel 25 settembre 2003, alla seduta del pre-Cipe
che doveva trovare la soluzione tecnica per lo stanziamento dei 319 milioni
di euro per l’avvio delle opere accessorie e compensative. Lo spassoso
articolo di Paolo Crecchi del Secolo XIX fa la cronaca della giornata: alle
10 del mattino la norma minaccia di far evaporare i 319 milioni di euro per
avviare i cantieri del Terzo valico: perché il dottor Giuseppe Suppa,
della ragioneria dello Stato, ricorda come tocchi al general contractor tirarli
fuori, e dunque al consorzio Cociv, che invece aspetta l’impegno economico
del governo per cominciare i lavori. Insomma la norma dice che il Cipe ripartisce
i soldi, non che li anticipa. Sbianca in volto il già bianco Ugo Martinat,
vice di Lunardi, ministro delle Infrastrutture. (…) Martinat, soave: “Ma
così rischiamo di perdere un anno di tempo. Non possiamo far assumere
al general contractor l’impegno a restituire il denaro, una volta avviati
i lavori veri e propri”? Mario Baldassarri, il vice di Tremonti all’Economia,
che del pre-Cipe è presidente: “Può informarsi se è
possibile la ragioneria”? La ragioneria: “la norma non lo consente”.
Sconforto. “Non lo consentirebbe”. Il condizionale rianima Martinat,
“sulla Torino – Novara abbiamo fatto la stessa operazione”,
pausa sapiente, “per permettere al Presidente Berlusconi di aprire i lavori”.
Baldassarri, barba nera e sorriso candido sotto un pregevole ritratto del conte
Cavour, può menare l’affondo: “Insomma è un atto politico”!
Il ragioniere: “Ma questa è una riunione tecnica. E l’alta
velocità è fuori dal bilancio dello Stato, e il Terzo Valico non
fa parte della Legge Obiettivo”. Panico, il tavolo a ferro di cavallo
del pre-Cipe ora è una rassegna di volti impietriti, la funzionaria della
ragioneria Amalia Senesi cerca di spiegare agli uomini della Regione Liguria
che “sono già arrivati i ricorsi degli ambientalisti, basta un
appiglio formale per far saltare tutto”.
La seduta si era conclusa con un nulla di fatto, rimandando la soluzione del
non facile problema alla fantasia creativa del ministro Tremonti e all’ottimismo
del Presidente Berlusconi, che non passa settimana senza parlare di alta velocità
con il fido Lunardi. E venne il grande giorno, il 29 settembre 2003: la riunione
del Cipe è raccontata nuovamente da Paolo Crecchi. “E ora scusate,
abbiamo il Consiglio dei Ministri, so che ci invidiate molto per questo…”.
Risata generale, Berlusconi si alza e fa per abbandonare il tavolo del Cipe,
strette di mano, inchini, sorrisi, un urlo: “Ma come! E il Terzo Valico”?
– incredibile! Per caso o per un sottile calcolo si erano dimenticati
del Terzo Valico, l’opera del secolo per i nostri amministratori -
Il Terzo Valico sta nelle carte spiegazzate che Sandro Biasotti brandisce a
mò di telecomando, nella sala verde di Palazzo Chigi, e fanno scattare
un miracoloso fermo immagine. Il Presidente del Consiglio resta con l’indice
e il pollice stretti al bottone superiore del doppiopetto d’ordinanza.
Gianni Letta inchioda il sorriso sulla trequarti, Marzano che si è già
alzato continua a reggere con entrambe le mani lo schienale della poltrona.
Buttiglione rimane con l’accendino acceso a un centimetro dal sigaro toscano.
Giulio Tremonti aggrotta le soppracciglie ma c’è un’antica
promessa di aiuto in ballo e allora: “Sarebbe il punto due all’ordine
del giorno, grandi opere, approvazione in linea tecnica del Terzo Valico.
– in pratica Tremonti, senza l’approvazione della Ragioneria sullo
stanziamento, ripiega su una semplice approvazione tecnica - La parola,
contro ogni regola, al Presidente della Regione Liguria”. Berlusconi rinuncia
ad abbottonarsi la giacca: “cinque minuti”. Lunardi si riaccomoda,
Buttiglione ripone in tasca l’accendino, Gianni Letta continua a sorridere
e l’intero Comitato per la programmazione economica si riorganizza. Tutti
seduti, via. Biasotti parte in tromba ma prima gioca la carta della carineria,
“approfitto per fare gli auguri al Presidente del Consiglio”, sono
sessantasette proprio oggi. Poi: “Non posso accontentarmi dell’approvazione
in linea tecnica. Ne ho parlato con Lunardi. Rischiamo di perdere due anni e
di non rispettare l’impegno che abbiamo preso con la gente”. Tremonti:
“Ci sono problemi formali”. Il solito nodo, chi finanzia i 319 milioni
di euro necessari per aprire i cantieri preliminari? Lo Stato non può,
non lo consente la Legge. Berlusconi: “Potremmo fare un approfondimento
con la ragioneria”. Tremonti: “ci abbiamo già provato”.
Sono quasi le sei di pomeriggio, a palazzo Chigi, e il Terzo Valico vive il
momento più drammatico della sua tormentata genesi. Se si oppone il ministro
dell’ Economia, dopo che Biasotti lo ha marcato stretto per tutta la settimana,
sono guai. Ma il fatto è che nella sala verde ha appena parlato il governatore
di Bankitalia, Antonio Fazio, ha disegnato scenari preoccupanti, i soldi sono
quelli che sono e le leggi pure. Berlusconi porta nuovamente la mano al primo
bottone del doppiopetto, non può far ritardare oltre il Consiglio dei
ministri. Il colpo di scena è un cartiglio che tira fuori Lunardi, bisogna
essere tattici in certe situazioni: “Si potrebbe fare così”.
Berlusconi legge, passa il cartiglio a Tremonti, Tremonti lo passa agli uomini
della ragioneria, gli uomini della ragioneria si stringono nelle spalle. Ancora
Berlusconi: “Tolta la parte finale, che non mi piace, può andar
bene”? Lunardi: “Si”. Doppiopetto abbottonato di scatto, stavolta,
e sorriso ecumenico: “Allora, se va bene…”. “Cos’
è che va bene”? La cantilena di Biasotti rimbomba nella sala verde
amplificata dal microfono e dal soffitto a cassettoni, ha un effetto similGovi,
persino Gianni Letta perde l’aplomb: “Ah, ah, non si fida mica …
Da buon genovese …”. Non si fida no, Biasotti. E allora tocca a
Lunardi leggere quello che è stato concordato, dietro le quinte e fra
mille resistenze: “… Rfi, anche per tramite delle controllate società
delle ferrovie, potrà contrarre o far contrarre finanziamenti fino a
319 milioni di euro”. Fatta! La barba nera di Biasotti si apre in un sorriso
grande così mentre Gianni Letta perde definitivamente l’imperturbabilità
per complimentarsi, lui vecchio stratega di compromessi, con un promettentissimo
emulo: “ Lo porti a casa, finalmente, eh”? Lo porta a casa, Biasotti,
il Terzo Valico. E la ciliegina sulla torta è Berlusconi che suggerisce
di sostituire un verbo con un altro per mettersi al riparo da brutte sorprese:
“Non scriviamo potrà, è meglio dovrà contrarre o
far contrarre finanziamenti …”. Ci sono i soldi. Finisce con il
Presidente della Regione Liguria che sospira di sollievo e bacia Berlusconi
sulle guance, “Grazie, dovevamo farlo, sarebbe stato un delitto rinviare
ancora”. Finisce con il dirigente della ragioneria di Stato Amalia Senesi
che rincorre Biasotti per i corridoi di Palazzo Chigi e gli sibila un “Ci
farete licenziare”, sorriso sulle labbra ma qualche preoccupazione autentica
nel cuore.
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