8 dicembre 2003
IL TERZO VALICO NEL CONVEGNO DI MILANO
DEDICATO AL TEMA DEI TRASPORTI EUROPEI
Relazione di Angelo Albasio che era presente con Vincenzo Fasciolo e Flavio
Speranza
Importanti novità e spunti di riflessione sono emersi nel Convegno di
lunedì ( dicembre organizzato dal gruppo dei Verdi / Alleanza Libera
europea al Parlamento europeo sul tema delle “infrastrutture strategiche
in Italia e reti transeuropee”, a cui ha partecipato una rappresentanza
dei Comitati per il No al TerzoValico. Abbiamo provveduto a distribuire ai presenti
un vasto carteggio sulla vicenda dell’ Alta velocità.
Gli argomenti trattati sono molti, procederemo perciò sinteticamente,
analizzando i punti che ci coinvolgono, riservandoci successivi approfondimenti
sugli altri interessantissimi argomenti.
IL CONVEGNO
C’ è stata la qualificata partecipazione della quasi totalità
dei 35 parlamentari europei del gruppo verde, oltre a quella di numerosi tecnici
dei trasporti e di ricercatori universitari, che hanno collaborato a vari studi
nel settore trasportistico. E' emerso con evidenza che chi analizza da anni
i problema dei flussi di traffico su ferro e su gomma, della congestione dei
nodi ferroviari e delle aree metropolitane e cerca di trovare opportune soluzioni,
è lontano anni luci dal modo di pensare dei nostri politici. Infatti,
come ha spiegato Andrea Debernardi della società Polinomia,
“negli ultimi venti anni, così ricchi di progettualità,
ben pochi sforzi sono stati fatti per analizzare la genesi di questi problemi.
Peccato, perché adeguati approfondimenti avrebbero consentito di mettere
in evidenza alcuni importanti limiti delle politiche infrastrutturali e nel
contempo di scoprire alcune linee d'azione innovative per procedere verso la
sospirata sostenibilità ambientale e un assetto più funzionale
del sistema di trasporto. Tuttavia è difficile stabilire un confronto
con chi ci governa, sia a livello nazionale che locale, e certamente la mancanza
di dialogo e di condivisione dei problemi facilita lo spreco di risorse pubbliche
e contribuisce al perdurare delle congestioni del sistema”.
TERZO VALICO E I VALICHI ALPINI
Stefano Lenzi, del WWF nazionale, ha illustrato la questione dell’inutilità
di un progetto vecchio e superficiale, elaborato nel 1992 , che ha già
ricevuto tre bocciature dal Ministero dell’ Ambiente, e che ha superato
la valutazione d’ impatto ambientale nell’ anno in corso solo grazie
al ricorso alla procedura semplificata prevista dalla Legge obiettivo.
Ercole Incalza, consigliere del Ministro delle Infrastrutture, ha sostenuto
che la Genova – Rotterdam è stata voluta da svizzeri e olandesi.
Questa ci pare una "gigantesca cazzata", soprattutto se ci ricordiamo
da quale personaggio ci viene propinata.
Ciò è in contraddizione con il fine principale dell’opera,
quello cioè di mandare verso nord i previsti 5 milioni di container (oggi
sono solo 1,5 milioni) del porto di Genova.
Inoltre tutti noi ricordiamo il comportamento del governatore della Liguria,
Sandro Biasotti, nella seduta di approvazione del progetto preliminare: tensione
e preoccupazione durante la discussione del provvedimento, esultanza e dichiarazioni
trionfalistiche all’atto della decisione da parte del Cipe. E’ sufficiente
leggere le dichiarazioni dei nostri amministratori regionali, provinciali e
locali, che non perdono l’occasione per esternare il loro entusiasmo nei
confronti dell’imminente realizzazione dell’opera, ad ogni notizia
proveniente da Bruxelles, anche la più banale e scontata.
L’esempio classico è stato il putiferio di articoli sui giornali,
legato al lancio di agenzia secondo cui venerdì 5 dicembre i ministri
dei trasporti europei avevano raggiunto un primo accordo politico sui trenta
assi prioritari e che nella lista delle rete transeuropee era stata confermata
la presenza della linea ferroviaria Genova – Rotterdam-Anversa.
Una notizia scontata, da liquidare con due righe di commento, che ha dato modo
però di riempire pagine e pagine e ha consentito ai nostri politici,
locali e non, di concedere la loro bella intervista. Attenzione! L’ approvazione
è stata politica, non ci sono state considerazioni di ordine tecnico
che riguardino la sostenibilità ambientale e sociale delle varie opere,
non ci sono stati approfondimenti circa la valutazione d’impatto strategico,
non si è affrontata la copertura finanziaria delle varie infrastrutture.
Il prossimo summit dell’Unione europea, a cui parteciperanno i capi di
stato e di governo dei quindici, sarà nuovamente di stampo politico,
verrà dato il via libera al piano “Van Miert” per la crescita
(grandi reti di trasporto, energia, progetti per la ricerca e lo sviluppo).
Forse verrà confermata la “quick start list” di 13-18 opere
mature, cantierabili e finanziabili a breve, in cui per ora non figura la Genova
– Rotterdam.
Non è ben chiaro che cosa si intenda per "Genova - Rotterdam".
Infatti l’opera, di cui farebbe parte il Terzo Valico, è piuttosto
nebulosa: a partire dal tracciato, che a seconda della lista in cui è
incluso, viene indicato come Ventimiglia – Genova – Milano, oppure
Genova – Novara – Sempione, oppure ancora, nelle priorità
descritte in sede Ue, come asse ferroviario Lyon/Genova-Basilea-Duisburg-Rotterdam/Anversa.
Un dubbio ci assale: se si vuole potenziare il corridoio Genova-Novara-Sempione-Basilea,
a parte il fatto che questo implicherebbe un eventuale raddoppio della Genova-Ovada-Alessandria
(in asse con quella direttrice) e non la costruzione del Terzo valico, che senso
avrebbe lo sfiocco verso Tortona, se nessuno parla più dell’Alta
velocità Genova-Milano?
In secondo luogo, nell’ultimo documento della Commissione europea approvato
l’11 novembre scorso, quello che ha avuto il via libera da parte dei ministri
dei trasporti, figura una lista di 30 progetti (sono state incluse tutte le
opere prioritarie facendo sì che il ministro Lunardi affermasse che la
lista ristretta, la quick star list a 13-18 non esistesse più) in cui
nell’asse Lyon/Genova – Rotterdam/Anversa ritornano solo le tre
tratte finanziabili a breve: la nuova ferrovia franco-tedesca Digione-Mulhouse-Mulheim,
la nuova ferrovia da Basilea a Karlsruhe e il potenziamento ferroviario della
“ferrovia del Reno” Rheidt-Anversa. Il Terzo Valico, inteso questa
volta come Genova-Novara/Milano, già incluso nel progetto dell’
asse italo-olandese con il documento del 1° ottobre dalla Commissione, viene
nuovamente escluso.
A questo si aggiunga che un recente studio commissionato dal CIPRA (Commissione
internazionale per la protezione delle Alpi, espressione di oltre 100 organizzazioni
non governative dell’arco alpino) ha dimostrato che i 5 principali assi
ferroviari di attraversamento della catena alpina (Moncenisio/Frejus, Sempione/Loetschberg,
Gottardo, Brennero e Tarvisio) sono utilizzati solo per il 30% circa della loro
potenzialità complessiva. E qui salta un’altro cardine su cui poggia
l’assoluta necessità di completare gli assi Nord-Sud e Ovest-Est.
L’ITER DI APPROVAZIONE DEI PROGETTI
Una volta ottenuto il via libera da parte del summit europeo del 12-13 dicembre,
il piano “Van Miert” delle infrastrutture di interesse europeo verrà
sottoposto in prima lettura all’approvazione del Parlamento europeo, che
dovrà pronunciarsi entro marzo 2004.
Il giudizio sul documento da parte dei parlamentari europei intervenuti al convegno
è stato particolarmente critico. In primo luogo è stata effettuata
una “valutazione di impatto estesa” sui 30 progetti piuttosto sommaria,
senza portare a termine una valutazione d’impatto strategico sulle opere
di interesse transfrontaliero.
Questo tipo di valutazione è una visione generale degli effetti potenziali,
che non ha dimostrato la sostenibilità di ogni progetto e non ha preso
in considerazione ipotesi alternative.
Inoltre alcuni mega-progetti, che non hanno una reale vocazione europea, dovrebbero
essere abbandonati a favore di progetti con basso impatto ambientale e che apportino
un chiaro contributo allo sviluppo sostenibile (modernizzazione e potenziamento
delle linee esistenti). Ancora, la correlazione fra sviluppo economico e costruzione
di nuove infrastrutture è tutta da dimostrare, se si pensa al Giappone,
che negli ultimi vent’anni ha dato vita ad un vero e proprio piano Marshal
nel potenziamento di strade e ferrovie ed è rimasto in recessione economica.
Per di più l’eventuale sviluppo economico conseguente sarebbe di
breve durata, con la creazione di posti di lavoro a breve termine, scarsamente
qualificati e a bassa produttività. Molte altre sono state le critiche,
quelle ad esempio, particolarmente aspra, nei confronti della procedura semplificata
di approvazione delle grandi opere seguita dall’ talia, la famigerata
Legge obiettivo.
Riteniamo comunque che verrà data battaglia in Parlamento europeo contro
i Tens (trans european networks), o almeno una parte di essi, da parte del gruppo
dei Verdi, che gode di una certa considerazione da parte dello schieramento
di centro-sinistra. Questo ci fa essere fiduciosi per il futuro, almeno sulla
possibilità che si riesca a fare chiarezza sulla triste vicenda delle
grandi opere.
Se il progetto delle reti di trasporto europeo dovesse subire particolari emendamenti,
dovrà seguire nuovamente l'iter adottato in prima lettura, cioè
il passaggio in Commissione, l’approvazione da parte dei ministri dei
trasporti dei quindici e del summit dei capi di stato e di governo, e il nuovo
passaggio in Parlamento, il tutto per una presunta conclusione dei lavori entro
il 2004.
AGGIUNTE BREVISSIME
- Inseriremo prossimamente nel nostro sito www.comitatiscrivia.it
un commento di Stefano Lenzi
- Attendiamo cosa emergerà il 12-13 dicembre al Parlamento europeo
- Attenzione a non abboccare all'amo delle dichiarazioni trionfalistiche che
sicuramente sgorgheranno dalle canne di quel gigantesco organo che ha mille
ventole che lo alimentano da sinistra a destra, ma che ha un solo suonatore
che si chiama Profitto Privato
- Si prevede che entro la fine di dicembre verrà fuori questa fantomatica
delibera Cipe e quindi ci troveremo per definire con l'avvocato Ferrari modalità
e caratteristiche del ricorso al TAR
- Due mesi fa avviammo la campagna DIECI EURO PER TUTELARE IL NOSTRO TERRITORIO,
finalizzato a raccogliere 5.000 euro per le spese del ricorso.
- Abbiamo raggiunto quota 4.300 euro.
- Non hai ancora dato la tua quota di 10 euro? Incredibile, provvedi al più
presto prima che venga fuori un lodo Schifanissimo che abolisca i TAR!