| Il Terzo Valico Ferroviario, tanto sbandierato qualche settimana
fa come "conquista" sul fronte delle tanto propagandate
opere pubbliche, in realtà è un'opera dai costi colossali,
sicuramente impattante sul territorio e che difficilmente sarà
pronta prima di 15 anni e che viene considerata prioritaria rispetto
ad altri interventi, di potenziamento, adeguamento e ristrutturazione
delle tratte attualmente in funzione. Ma vediamo meglio la questione
in dettaglio.
• Quest'opera costerà, come previsione, 4,7 miliardi.
Una cifra enorme, che tutti sanno non essere disponibile nei piani
del governo per le opere pubbliche, che seguono altre priorità,
tant'è che la somma di 319 milioni di Euro sarà anticipata
dalla RFI e servirà prevedibilmente alla elaborazione del
progetto definitivo e di quello esecutivo, unitamente alle indagini
richieste dalla Commissione VIA nel suo parere, favorevole sì,
ma con ben 28 prescrizioni. Qualora vi fosse anche un avvio dei
lavori di cantiere, con tutti i rischi connessi per l'ambiente ed
il territorio, vigileremo come Legambiente assieme alle altre associazioni
ambientaliste ed ai comitati popolari dei cittadini.
• Per realizzare questa gigantesca opera serviranno, dati
alla mano, dando per scontato che non vi saranno intoppi di carattere
amministrativo-politico e difficoltà nella realizzazione
dell'opera, ora non completamente prevedibili, 15 anni. Sorge spontanea
una domanda: ma i problemi di connessione tra la rete dei trasporti
della Liguria, ed in particolare del porto di Genova con il Nord
Italia e con l'Europa, sono di oggi oppure pensiamo di congelare
tutto per 15 anni in attesa della salvifica Mega Opera Pubblica
Futura?
• Altre sono le priorità nella regione Liguria e nei
nodi di interscambio con le altre regioni italiane: verso il Piemonte,
verso la Lombardia, verso l'Emilia Romagna e la Toscana, priorità
che sono state maciullate dalle decisioni del governo sulle opere
pubbliche: basti pensare alla messa nel cassetto del progetto di
completamento di un'opera fondamentale come la Pontremolese, o dell'adeguamento
della Genova-Ovada-Alessandria o della possibilità di potenziamento
della Succursale Genovese verso Mignanego, il che equivale a un
terzo, quarto e quinto valico senza creare il collo d'imbuto, chiamato
anche galleria Flavia, e soprattutto senza un nuovo disastroso impatto
ambientale.
• Abbiamo argomentato come la mega opera non sia tale da essere
considerata fattibile in tempi brevi. Perché allora questa
procedura, a dir poco singolare, di affidare direttamente, senza
procedura di gara, l'appalto dell'opera? Perché questa procedura
per cui saranno le Ferrovie italiane ad anticipare i denari non
per realizzare, ma a malapena cominciare l'opera. Ma allora la figura
del general contractor che, in qualità di privato, avrebbe
dovuto coprire il 60% della spesa, è un vero e proprio imbroglio?
• Legambiente non ha mai espresso, nelle sue politiche, una
contrarietà allo sviluppo delle linee di interconnessione
e interscambio ferroviario, nel quadro di un più generale
riequilibrio tra la gomma e la rotaia, tanto più necessaria
in un quadro sia di carattere energetico (i tir che trasportano
merci bruciano derivati dal petrolio, ed anche questa, oltre a quella
delle centrali termoelettriche, è una dipendenza da ridurre
e cambiare) che ambientale, visti il minor impatto della scelta
del trasporto ferroviario rispetto alla gomma. Gli stessi comitati
che si oppongono al Terzo Valico sostengono che "vogliono il
potenziamento della ferrovia" .
Altra cosa sono, però, le politiche delle mega opere, anche
ferroviarie, che rispondono più ad interessi politico-economici
di bassa cucina che non all'interesse del paese e delle regioni
interessate per un trasporto merci e passeggeri a beneficio dell'intera
comunità. Per questo ci riserveremo, come responsabili regionali
di Legambiente, di intraprendere tutte le azioni necessarie, anche
legali, per evitare che scelte sbagliate e non trasparenti siano
il presupposto per l'aggressione al territorio.
Ottobre 2003 |