20 ottobre
CONVEGNO ANTITAV DI VERONA
(relazione di Angelo Albasio)

Sabato 18 ottobre si è tenuto a Verona un incontro dei Comitati, delle Associazioni e delle forze politiche che si oppongono al modello “alta velocità”, in preparazione della manifestazione nazionale che si terrà venerdì 24 ottobre nella città scaligera in occasione del vertice dei ministri dei trasporti dell’Unione europea.
Dopo l’introduzione di Erasmo Venosi, coordinatore della conferenza permanente dei sindaci e dei comitati veneti, che ha dettagliatamente spiegato le nefaste ricadute della Legge Obiettivo sul territorio e sui conti pubblici, invitando i Comitati e le Associazioni a creare una rete, un coordinamento nazionale, per fare sentire le loro ragioni a tutti i livelli, nazionale ed internazionale, la parola è passata ai rappresentanti dei Comitati che stanno fronteggiando l’esecuzione delle grandi opere previste dal collegato alla L.O.
Al termine dell’intervento dei rappresentanti dei comitati siculo- calabresi che si oppongono al ponte sullo stretto di Messina, che sono stati invitati ad aprire il corteo di sabato prossimo, ha preso la parola Angelo Albasio, a nome del Comitato Interregionale “Alt al supertreno Genova – Milano”, costituito nel 1992 per opporsi al primo progetto ferroviario ad alta velocità fra la Liguria e la Pianura padana. L’argomento principale del contendere era l’inserimento della Genova – Milano fra le tredici opere di interesse europeo immediatamente finanziabili dalla Banca europea per gli investimenti. Una decisione veramente incomprensibile se si tiene conto della procedura d’infrazione aperta dall’Unione europea il 9 luglio scorso per l’affidamento dei lavori ai general contractor e la conseguente elusione dell’obbligo delle gare internazionali. Entro fine anno il nostro governo dovrà presentare delle controdeduzioni a Bruxelles, in mancanza delle quali verrà deferito alla Corte di giustizia europea.
“Probabilmente nella Commissione europea la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra!”. Il rappresentante dei Comitati liguri – piemontesi per il No al Terzo Valico ha proseguito ricordando che la Genova – Milano ha richiesto la pubblicazione di quattro progetti in undici anni, caso unico in Italia e forse nel mondo. Circa trecento miliardi di vecchie lire sono stati bruciati dai commissionari nella progettazione, nella pubblicazione di testi e nella preparazione di cerimonie e convegni. Cinquantadue milioni di euro (circa 100 miliardi di vecchie lire) sono stati sperperati nel ’96 – ’97 per la costruzione della cosiddetta “galleria Flavia”, due vere e proprie galleria di servizio al tunnel di valico, senza che vi fosse alcun progetto approvato. A seguito dell’esposto – denuncia del WWF, nel febbraio del ’98 avviene il sequestro dei cantieri del Cociv di Fraconalto e Voltaggio da parte dei carabinieri del NOE. Il 26 novembre prossimo presso il tribunale di Milano è stata fissata l’udienza preliminare del processo per truffa ai danni dello Stato, che vedrà sul banco degli imputati, fra gli altri, nomi importanti quali l’imprenditore Gavio, il consigliere del ministro Lunardi Incalza e il presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato Grillo. Ed ora con l’erogazione di 319 milioni di euro (600 miliardi di lire) a seguito dell’approvazione dell’opera da parte del Cipe, c’è l’incubo su quali altri disastri ambientali e su quali spese dissennate andremo a vedere nei prossimi mesi. Il costo dell’opera, non si sa con quali meccanismi decisionali, visto che non vi è alcun controllo da parte di un organismo giuridico e amministrativo, è passato dai 3.200 miliardi di vecchie lire previsti per la prima tratta di 150 chilometri da Genova a Milano, agli attuali 8.400 per un percorso di 54 chilometri da Genova a Tortona.
Molti dei circa 200 intervenuti si sono messi a ridere: “Cosa? Una ferrovia ad alta velocità lunga solo 60 chilometri? A servizio di quale interesse? Non certo pubblico!” Se non bastasse tutto ciò i Comitati stanno raccogliendo fondi (circa 5mila euro) per il ricorso al Tar contro la procedura di approvazione del Terzo Valico.
Ma ecco il colpo di scena! A sorpresa giunge l’intervento di un funzionario dell’Ue, tale Roberto Lopriore, che contesta la veridicità della notizia, apparsa su tutti i giornali, dell’inclusione del Terzo Valico nella “short list” delle opere immediatamente finanziabili dall’Ue. Il finanziamento europeo avverrà su alcune tratte, peraltro non italiane, della tratta Genova (Voltri) – Alessandria – Novara – Lotschberg – Basilea – Anversa – Rotterdam, già inserita nella lista delle linee del Trans european network a metà degli anni 90, non ancora completamente finanziate. Quindi il finanziamento europeo (10% del costo totale) avverrà sì sulla Genova – Rotterdam, ma per il completamento della free-way Genova – Ovada - Novara – Sempione. Lopriore si dimostra interessato a tutta la vicenda del Terzo Valico, invitando i Comitati a recarsi a Bruxelles per ulteriori approfondimenti in materia, proponendo un eventuale incontro con il commissario europeo per l’Ambiente Margaret Wallstrom, che già si è occupata nei mesi scorsi dei ricorsi per sospetta infrazione della normativa europea in materia di valutazione d’impatto ambientale. Sarà quindi possibile che prossimamente i Comitati portino lo scandalo del Terzo Valico nelle aule del Parlamento e della Commissione europee.
Altro interessante intervento quello dell’avvocato Rosa Maria Ghiarardini, che patrocina alcuni comuni gardesani nel ricorso al Tar del Lazio contro la procedura di approvazione del tratto AV/AC Verona – Padova. Come per il Terzo Valico, la Conferenza dei servizi preliminare è stata convocata nel 2000, sulla base della precedente legislazione in materia di Valutazione di impatto ambientale, che prevedeva la partecipazione diretta dei comuni. Lo stesso progetto preliminare è stato poi sottoposto alla nuova procedura prevista dalla Legge obiettivo, promulgata nel 2001, successiva all’avvio del processo decisionale. Questo in sintesi il principale motivo del ricorso. I Comitati restano in attesa della decisione dei giudici del tribunale amministrativo, anche perché la vicenda di questa linea Av è molto simile alla vicenda del Terzo Valico.
Interessantissimo l’intervento del presidente dell’Associazione nazionale comuni d’Italia Giuseppe Torchio, che, reduce da un’assemblea dei sindaci, tenuta a Firenze, ha parlato di un probabile sperpero di risorse pubbliche in opere di dubbia utilità, grazie alla Legge Obiettivo, con il conseguente continuo depauperamento delle risorse a disposizione dei piccoli comuni per interventi nel territorio. “Ci sono detonatori sociali che stanno esplodendo – ha esclamato l’applauditissimo sindaco – mentre decine di sindaci eletti nelle liste di maggioranza si sono dissociati dalla linea di governo per le opere pubbliche”.
Applauditissimi anche gli interventi dell’onorevole della federazione dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e di Stefano Lenzi, responsabile giuridico nazionale del WWF, seduti uno accanto all’altro quasi a dimostrare la vicinanza negli ideali della difesa dell’ambiente e del territorio. Il primo ha invitato i presenti a non parlare più di grandi opere ma di male opere, considerando tutto ciò che di sporco e incostituzionale sta dietro alle stesse. Il secondo ha ricordato che se la Legge obiettivo ha qualche merito e senz’altro quello di aver originato una saldatura fra gli interessi istituzionali delle amministrazioni locali e quelli dei cittadini e dei comitati nella difesa dell’ambiente e del territorio.
Ugo Boghetta, responsabile nazionale trasporti di Rifondazione comunista, ha invitato chi è intervenuto al convegno a partecipare ai tavoli tecnici sui trasporti e le opere pubbliche organizzati dall’Ulivo. Le esperienze che stanno maturando in tante zone del nostro paese saranno argomento di studio e di discussione a Roma.
Ha concluso i lavori un informatissimo Ivan Cicconi, direttore del centro ricerca e progettazione Quasco, che ha sorpreso i presenti per la lucidità della disamina del modello Tav. “La legge obiettivo sembra essere veramente ammalata – ha detto fra l’altro il relatore – se è vero che le risorse previste nella prossima finanziaria per le grandi opere saranno soltanto di 1,5 miliardi di euro contro i 7,5 previsti da Lunardi!” Tutti i correttivi introdotti dall’attuale governo per fare cassa, le società Infrastrutture Spa e Patrimonio Spa e gli strumenti di finanza creativa introdotti dal ministro dell’economia Tremonti, non faranno altro che ritardare di qualche anno il dissesto delle casse dello Stato. Ma lo spazio per opporsi a questa autentica pazzia c’è ancora!
Con questo appello, i Comitati e le Associazioni si sono dati appuntamento a venerdì prossimo per organizzare un “benvenuto” al ministro Lunardi!