- Agosto 1991, il ministro Bernini e l’Amministratore
delegato Necci, rivolgendosi al presidente della Giunta regionale della Liguria,
affermano: “Signori avete vinto la vostra battaglia”
- 29 settembre 2003, ore 18, presenti Berlusconi, Buttiglione, Tremonti, Marzano
e Lunardi, Gianni Letta a Biasotti, presidente della Regione Liguria: “Lo
porti a casa il Terzo Valico, finalmente,eh”
e come allora il general contractor Cociv non tira fuori una lira.
Tre articoli tratti dal SECOLO XIX
APPROVATO DAL CIPE IL TERZO VALICO E IL FINANZIAMENTO DI 319 MILIONI TRAMITE
UN MUTUO DELLE FERROVIE
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Biasotti: “Un vantaggio per tutto il Paese”
Genova. “Adesso tocca alla politica, tecnicamente, per le infrastrutture
genovesi è tutto pronto”. Così il presidente di Filse, la
finanziaria pubblica ligure, Cesare Castelbarco. Filse, d'altra parte, dal 2002
è advisor tecnico e finanziario per la Regione in fatto di infrastrutture.
Presidente Castelbarco, il Cipe ha detto sì al Terzo Valico.
“Già, e con i 319 milioni delle Fs possono partire le opere di
viabilità”.
Per le altre infrastrutture a che punto siamo?
“Partiamo da lontano. Nel 2002 Filse è stata incaricata come advisor
e la situazione che avevamo trovato non era felice. Non c'era un segno sulla
carta, se non una conferenza di servizio programmatica (dicembre 2000)”.
Poi?
“Indubbiamente, la legge Obiettivo ha portato a una svolta, da qui siamo
partiti in accordo con l'assessorato alle
Infrastrutture della Regione. Attivando contatti con il ministro Lunardi, applicando
il suo decreto 190 e avviando rapporti con Ferrovie, Anas e altri”.
Entri nei dettagli.
“La configurazione del nodo ferroviario genovese era stata fissata dai
governi D'Alema e Amato, ma non era ancora partito l'iter regionale. Di autostrade
non se ne parlava, il Terzo Valico era solo un fatto interregionale. C'erano
solo 700 miliardi di lire per il raddoppio Genova-Ventimiglia trovati d'intesa
dai governi di centrosinistra”.
Poi arriva l'incarico a Filse.
“Cui è corrisposta la creazione di un nostro nuovo settore: infrastrutture
e markering territoriale, diretto da Walter
Bertini. La Regione ha fatto bene, in questo incarico, perché la normativa
ha aperto nuovi spazi e Filse consente
un'iniziativa molto più libera e dinamica rispetto all'ente pubblico”.
Si poteva fare altrimenti?
“Visto il nuovo ruolo delle Regioni, l'occasione non poteva essere persa:
la Lombardia ha fatto una società pubblica ad hoc per le infrastrutture,
qui si è deciso di usare ciò che già esisteva e funzionava.
Ci siamo occupati anche di Amt, di trasporto locale, della strada a mare del
ponente, della nuova Aurelia”.
Concretamente, cosa avete fatto?
“Seguito ogni passo del Cipe, pressato Anas e gli altri, sensibilizzato
a tutti i livelli gli organi tecnici e politici, compresa la Commissione europea
a Bruxelles. Elaborato progetti di massima, trattato con la Banca europea degli
investimenti. Insomma, insieme a tutti gli altri esperti e agli altri tecnici
abbiamo lavorato e spianato la strada ai politici liguri”.
E ora?
“Ora siamo alla progettazione. E anche la nuova bretella autostradale
appare a buon punto. Adesso tocca agli amministratori politici, perché
tecnicamente è chiaro che le opere si possono fare: con finanziamenti
e progetti”.
Gio. M.
Il presidente FILSE Castelbarco: “È tutto pronto, ora
tocca ai politici liguri”
Roma. Definitivamente approvato il Terzo valico dal Cipe, il comitato interministeriale
per la programmazione economica.
La Rfi, società che fa capo alle Ferrovie dello Stato, è stata
autorizzata ad accendere un mutuo per trovare i 319 milioni
necessari all'apertura dei cantieri preliminari. Sono stati il ministro delle
infrastrutture Lunardi e lo stesso Berlusconi,
che ha presieduto ieri la riunione del Cipe, a suggerire l'escamotage: se fosse
stata seguito l'iter tradizionale, i lavori sarebbero slittati di almeno due
anni.
“Il più bel giorno della mia vita politica”,
ha commentato il presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti. Il Cipe ha
approvato anche il riordino del nodo di Genova, dove 350 milioni sui 632 preventivati
risultano essere già finanziati. Dunque, via ai lavori: i cantieri preliminari
dovrebbero essere aperti entro giugno, mentre gli scavi veri e propri partiranno
nel dicembre del 2004. Data prevista per la consegna dell'opera, che consentirà
di raggiungere Milano da Genova in cinquanta minuti, il 2011. L'importo totale
dei lavori è stato stimato in 4,2 milioni di euro, e sarà coperto
dalle finanziarie dei prossimi anni. Grande soddisfazione per il varo ufficiale
del Terzo valico è stato espresso da tutti i membri del governo. Silvio
Berlusconi:
“Dovevamo procedere, lo avevamo promesso agli elettori”. Il ministro
delle infrastrutture Lunardi: “Abbiamo rischiato di perdere due anni per
un tecnicismo ”. Soddisfatto anche Tremonti, malgrado l'escamotage rischi
di provocare adesso una pioggia di richieste simili.
“Ma io - ha spiegato Biasotti - ho fatto una grande azione di lobbyng
per far capire all'intero governo l'importanza del Terzo Valico. Tutto il paese
ne guadagnerà, non soltanto i milanesi e i genovesi”. L'alta velocità
tra le capitali di Liguria e Lombardia si inserisce nella superlinea ferroviaria
Genova-Novara-Rotterdam: unirà, cioè, il principale porto mediterraneo
al più importante scalo del Nord. Non solo. Come auspicato dal presidente
della Regione Piemonte Enzo Ghigo, la Liguria sarà collegata attraverso
il Quinto Corridoio alla Lione-Torino-Trieste. Nel giro di pochi anni, insomma,
cesserà un isolamento secolare. La Rfi, la società delle ferrovie
che si occupa delle infrastrutture, potrà anche far contrarre (se lo
vorrà) il mutuo alla controllata Italfer: l'importante a questo punto
è che il Cociv, il consorzio concessionario della futura Genova-Milano,
possa cominciare i lavori. A Genova la notizia è stata accolta con un
grande sospiro di sollievo: a un certo punto le sopravvenute difficoltà
economiche, e il momento particolarmente
burrascoso della vita politica, sembravano far propendere i ministri presenti
alla riunione del Cipe per un rinvio.
“Così non è stato - ha potuto commentare Biasotti - e oggi
porto a Genova 319 milioni di euro. Dopo tanti anni di parole, finalmente un
fatto concreto”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da
Vittorio Adolfo, l'assessore regionale che ha coltivato il progetto Terzo Valico
negli ultimi due anni.
P. Cr.
Come il pressing del governatore ha strappato il "si" del
Cavaliere
IL RETROSCENA A ROMA
“E ora scusate, abbiamo il Consiglio dei ministri, so che ci invidiate
molto per questo...”
Risata generale, Berlusconi si alza e fa per abbandonare il tavolo del Cipe,
strette di mano, inchini, sorrisi,
un urlo: “Ma come! E il Terzo Valico”?
Il Terzo Valico sta nelle carte spiegazzate che Sandro Biasotti brandisce a
mo' di telecomando, nella sala verde di palazzo Chigi, e fanno scattare un miracoloso
fermo immagine.
Il presidente del consiglio resta con l'indice e il pollice stretti al bottone
superiore del doppiopetto d'ordinanza,
Gianni Letta inchioda il sorriso sulla trequarti, Marzano che si è già
alzato continua a reggere con entrambe le mani lo schienale della poltrona,
Buttiglione rimane con l'accendino acceso a un centimetro dal sigaro toscano.
Replay, Giulio Tremonti aggrotta le sopracciglia ma c'è un'antica promessa
di aiuto, in ballo, e allora: “Sarebbe
il punto numero due all'ordine del giorno, grandi opere, approvazione in linea
tecnica del Terzo Valico.
La parola, contro ogni regola, al presidente della Regione Liguria”.
Berlusconi rinuncia ad abbottonarsi la giacca, “cinque minuti”,
Lunardi si riaccomoda, Buttiglione ripone in tasca l'accendino, Gianni Letta
continua a sorridere e l'intero Comitato per la programmazione economica si
riorganizza. Tutti seduti, via.
Biasotti parte in tromba ma prima gioca la carta della carineria, “approfitto
per fare gli auguri al presidente del consiglio”, sono sessantasette anni
proprio oggi. Poi: “Non posso accontentarmi dell'approvazione in linea
tecnica. Ne ho parlato con Lunardi. Rischiamo di perdere due anni e di non rispettare
l'impegno che abbiamo preso con la gente”. Tremonti: “Ci sono problemi
formali”. Il solito nodo, chi finanzia i 319 milioni di euro necessari
per aprire i cantieri preliminari? Lo Stato non può, non lo consente
la legge,
Berlusconi: “Potremmo fare un approfondimento con la ragioneria”.
Tremonti: “Ci abbiamo già provato”.
Sono quasi le sei del pomeriggio, a palazzo Chigi, e il Terzo Valico vive il
momento più drammatico della sua tormentata genesi. Se si oppone il ministro
dell'Economia, dopo che Biasotti lo ha marcato stretto per tutta la settimana,
sono guai. Ma il fatto è che nella sala verde ha appena parlato il governatore
di Bankitalia Antonio Fazio, ha disegnato scenari preoccupanti, i soldi sono
quelli che sono e le leggi pure.
Berlusconi porta nuovamente la mano al primo bottone del doppiopetto, non può
far ritardare oltre il consiglio dei ministri.
Il colpo di scena è un cartiglio che tira fuori Lunardi, bisogna essere
tattici in certe situazioni: “Si potrebbe fare così”. Berlusconi
legge, passa il cartiglio a Tremonti,
Tremonti lo passa agli uomini della ragioneria, gli uomini della ragioneria
si stringono nelle spalle.
Ancora Berlusconi: “Tolta la parte finale, che non mi piace, può
andar bene”?
Lunardi: “Sì”.
Doppiopetto abbottonato di scatto, stavolta, e sorriso ecumenico: “Allora,
se va bene...”.
“Cos'è, che va bene”? La cantilena di Biasotti rimbomba nella
sala verde amplificata dal microfono e dal soffitto a cassettoni, ha un effetto
similGovi, persino Gianni Letta perde l'aplomb: “Ah,
ah, non si fida mica... Da buon genovese...”.
Non si fida no, Biasotti. E allora tocca a Lunardi leggere quello che è
stato concordato, dietro le quinte e fra mille resistenze: “...Rfi, anche
per il tramite delle controllate società delle ferrovie, potrà
contrarre o far contrarre finanziamenti fino a 319 milioni di euro”.
Fatta! La barba nera di Biasotti si apre in un sorriso largo così mentre
Gianni Letta perde definitivamente l'imperturbabilità per complimentarsi,
lui vecchio stratega di compromessi, con un promettentissimo emulo: “Lo
porti a casa, finalmente, eh”?
Lo porta a casa, Biasotti, il Terzo Valico. E la ciliegina sulla torta è
Berlusconi che suggerisce di sostituire
un verbo con un altro per mettersi al riparo da brutte sorprese: “Non
scriviamo potrà, è meglio dovrà contrarre
o far contrarre finanziamenti...”. Ci sono i soldi.
Finisce con il presidente della Regione Liguria che sospira di sollievo e bacia
Berlusconi sulle guance, “Grazie”, “Dovevamo farlo”,
“Sarebbe stato un delitto rinviare ancora”.
Finisce con il dirigente della ragioneria di Stato Amalia Senesi che rincorre
Biasotti per i corridoi di palazzo Chigi e gli sibila un “Ci farete licenziare
”, sorriso sulle labbra ma qualche preoccupazione autentica nel cuore.
E Letizia Moratti, Giuliano Urbani, e i ministri Buttiglione e Marzano che non
erano sfuggiti al marcamento a uomo di Biasotti (“Ho fatto lobbyng, sì,
una grande azione di lobbyng sul governo”) che si complimentano sollevati,
anche, per esserselo tolto finalmente di torno.
Ci sono i soldi. Pure quelli per il riordino del nodo di Genova, già
finanziati, 350 milioni di euro su un
totale di 632. Sul sagrato di palazzo Chigi, nel dolce tramonto romano, è
il momento delle telecamere per
il presidente della Regione:
“Oggi è il più bel giorno della mia vita”.
Pausa: “Politica, naturalmente”.
Paolo Crecchi