4 agosto 2006
MERLO E BORIOLI: le linee dei Giovi saranno sature fra un anno
L'AFA: chissà, forse, può darsi che nel 2066 o nel 2101…
Dopo l'incontro Di Pietro-Moretti e la Regione Piemonte, ci aspettavamo che ieri a Genova chissà che bombardamento e i due poveretti avrebbero smussato il loro "Il Terzo Valico non s'a da fare". Nient'affatto: Non c'è un soldino , non è una priorità, basta e avanza l'esistente. Bravo Di Pietro!
'Per il Terzo Valico ferroviario Genova-Milano non ci sono al momento fondi disponibili perché ci sono altre priorità. Vogliamo procedere in base ai fondi disponibili e fare opere vere, reali, non opere su carta o eseguite a 'Porta a Porta'''. Fra i progetti prioritari vi sono il nodo ferroviario di Genova e il raddoppio della Genova-Ventimiglia che attualmente è ancora ad unico binario. I fondi, ha assicurato Di Pietro, verranno inseriti nella prossima Finanziaria.
Naturalmente lor signori non demordono e qualcuno è persino patetico, come il signor Luigi Grillo (quello dei 35 annunci DOMANI INIZIANO I LAVORI) che ci viene a raccontare che sono disponibili forzieri pieni d'oro.
Oggi decidiamo di replicare solo a due affermazioni un po' meno strampalate, del tipo:"In questi ultimi sei mesi i container sono aumentati del 3,5%" oppure "è in previsione un aumento complessivo da 1.600.000 teu a 2.100.000"
Il testo sottoriportato è di RENATO MILANO

Finalmente qualcuno che “conta” ha letto il nostro progetto sulle proposte alternative al Terzo Valico ferroviario.
Lo ha certamente letto Di Pietro (o qualcuno del suo staff) che dichiara: "il Terzo Valico non rientra nelle priorità ….. e non ci sono i soldi per farlo".
Lo ha letto anche Mauro Moretti, dirigente di RFI, in predicato di diventare presidente delle Ferrovie, che dichiara, a sua volta: " ….. ci sono cinque valichi disponibili". Certamente Moretti questo già lo sapeva, ma in questi anni ha sempre dovuto adeguare le sue affermazioni alle scelte infrastrutturali del governo, salvo, ogni tanto, affiorare un po' in sordina con dichiarazioni del tipo: "sulla Voltri – Ovada di treni non ne passano, basterebbe farceli passare per risolvere i problemi del porto di Genova".
Burlando aveva iniziato a leggerle, ma poi si è fermato. Ricordo quando aveva ridimensionato le sue sparate, passando dai 10 milioni di contenitori previsti per i prossimi anni nel porto di Genova a 6 milioni, in tutti i porti liguri, e avvicinandosi molto alle nostre previsioni (quelle più rosee, si intende) di 4.700.000 teu. Dopo, purtroppo, nella prospettiva di una linea super-avveniristica, da Voltri a Lerma , il delirio burlandiano ha ripreso il sopravvento.
Altra gente “che conta” ogni tanto ha avuto qualche affioramento alla realtà. Ad esempio quando il presidente del porto, Novi, si accorge della Voltri – Ovada e della possibilità del suo raddoppio , ma soprattutto quando sostiene sui media che per risolvere i problemi del porto sarebbe opportuno utilizzarla subito, senza aspettare il Terzo Valico.
Purtroppo questi sprazzi di saggezza vengono subito annientati appena si prospettano grandi investimenti e grandi speculazioni.
Ora, dicendo chiaramente Di Pietro che i soldi non ci sono, ci attendevamo la fine delle paranoie e un po' più di concretezza.
Ma non è così.
Luigi Merlo, l’assessore alle infrastrutture della Regione Liguria (che non ha letto le nostre proposte) dice che l’area retroportuale prevista nell’Alessandrino, porterà ad una movimentazione di 500.000 teu. Un po' ci fa pena vedere come i sogni di grandezza si siano così ridotti da dimenticare degli zeri, passando da 10 milioni a 6 milioni, e ora a 500.000 (proprio una miseria!). Un po' ci fa rabbia vedere come chi governa (e decide) ignori completamente le situazioni che dovrebbe governare.
La sistemazione delle tre linee di valico su Genova (si tratta di finire i lavori in corso sulla doppia dei Giovi e “usare” la Voltri – Ovada – Alessandria) porterà un incremento di potenzialità al servizio del porto di 2.830.000 teu.
Che sono, a confronto, 500.000 teu, pur concedendo che viaggino tutti su rotaia ?
Quindi dire che il Terzo Valico è necessario per questo incremento ipotetico, (che non ha ancora alcun riscontro reale) è (ci si scusi il turpiloquio, ma in questo caso è necessario) un’emerita stronzata.
I due assessori regionali del Piemonte e della Liguria replicano a Di Pietro che se le linee non sono sature adesso lo saranno fra un anno.
Ma se volessimo anche considerare la crescita dei traffici del porto, alla luce dell’incremento dell’ultimo semestre, siamo ancora ben lontani dalla necessità della nuova linea.
La crescita fino a giugno del 3% in tonnellate e del 3,9% in peso dei teu movimentati nel porto (le previsioni, come al solito, parlavano del 12 – 13%) altro non è che la compensazione del decremento dello scorso anno, dovuto non solo a motivi di mercato, ma anche a motivi tecnici. Pertanto, se facciamo la media, ci accorgiamo che manteniamo il trend di crescita valutato per questi ultimi anni, considerando (ovviamente) il periodo migliore, che è dell’ 1,50% annuo. Consideriamo che delle merci movimentate nel porto il 60% va al Nord, consideriamo un incremento annuo dell’1,5% e mettiamoci dentro anche questi 500.000 teu usciti dalla fervida (ma offuscata) fantasia di un assessore …… facciamoci i conti : raggiungeremmo la saturazione nell’anno 2066!
In tutti questi anni potremmo anche riuscire a sistemare meglio la Voltri – Ovada – Alessandria, grazie anche a qualche strizzata di orecchie da parte della Comunità Europea che ci ha dato dei soldi per ammodernarla e la considera la migliore linea per il Sempione (basta guardare una cartina delle relazioni ferroviarie per capirlo). Ci sono due viadotti da rifare e due da sistemare e c’è la posa del secondo binario in alcune tratte (dove i tedeschi lo avevano tolto nel 1945). E arriviamo alla saturazione nell’anno: 2101!

Tutti questi anni dovrebbero bastare per riflettere sui rapporti ISTAT ed EUROSTAT relativi ai trasporti delle merci dove, già oggi, leggiamo :
<< ….. nel decennio che inizia nel 1992, l’aumento della domanda di trasporto delle merci risulta praticamente impercettibile (dal rapporto Istat sui trasporti, vol. IV – 2005) >>;
<< il rapporto fra le tonnellate/chilometro di merci e il prodotto interno lordo dal 1997 al 2002 nei 25 paesi dell’UE è passato da 255 nel 1997 a 253 nel 2002 (dall’ultima pubblicazione Eurosat del 2005) >>.
Secondo il rapporto Istat esiste sostanzialmente una fluttuazione, ma con una chiara tendenza all’appiattimento. Secondo l’ Eurostat, quando l’economia raggiunge i livelli più elevati l’incremento del trasporto si fa sempre più esiguo e il rapporto fra il trasporto delle merci e il Pil comincia a decrescere.
Se questi rapporti venissero recepiti nell’individuazione delle scelte politiche più opportune, magari, si potrebbe rinunciare a quei colossali progetti di aree logistiche che stanno sostituendo, come quantità di zeri, le deliranti ipotesi dei traffici del porto. Si parla, infatti, di 10 - 12 milioni di metri quadri di area logistica nell’alessandrino (tanto per capirci, circa 2.000 campi di calcio !).
E se fosse vero che l’operazione che si sta compiendo molto in sordina a Bosco Marengo per un impianto di produzione di idrogeno (l’acquisto di terreni agricoli a 5 euro al metro quadrato) ha tanto l’aspetto di una speculazione fondiaria (il terreno industriale costa 4 o 5 volte tanto), e ciò sta avvenendo per un’area da 1 milione di metri quadrati, figuriamoci che appetiti per 10 – 12 milioni di metri quadrati!
Sono finiti i tempi delle periferie (le grandi speculazioni fondiarie descritte da Campos Venuti in “Amministrare l’Urbanistica”, o da Cederna in “Brandelli d’Italia”, ecc.), sono quasi finiti i tempi dei capannoni vuoti (vendesi o affittasi, senza essere neppure finiti), stanno finendo i tempi dei Centri Commerciali (non basta la speculazione sul fabbricato, bisognerebbe che qualcuno andasse anche a comprare) ecco profilarsi la nuova era speculativa: le aree logistiche.

Novi ligure 3.8.06

Renato Milano - AFA