Mille treni fantasma
Con lincontro pubblico in Alessandria di giovedì 6 luglio 2006, una data che potrebbe diventare indimenticabile per gli abitanti dellovadese e del novese, è uscito dalla clandestinità il progetto di spostare il porto di Voltri nellentroterra, Oltregiogo. Sì, perché come hanno tranquillamente ammesso i responsabili dello studio di pre-fattibilità, essi si sono preoccupati di preavvertire lEnte Regione Liguria e lEnte Regione Piemonte ma, per quel che riguarda le istituzioni del territorio interessato, a partire dalla Provincia di Alessandria e tutti i Comuni coinvolti nellavveneristico progetto, hanno preferito soprassedere e ciò per una questione di tatto, sia per non ingenerare inutili aspettative sia per evitare ancor più inutili preoccupazioni. Questo il senso letterale delle risposte date dal responsabile scientifico e dal principale propugnatore del progetto, allosservazione critica espressa dal Presidente della Provincia di Alessandria circa il metodo seguito nel dare sostanza allidea di delocalizzare il porto di Genova-Voltri nelle colline e pianure alessandrine.
Non è che dalle nostre parti nessuno ne sapesse nulla, o ne avesse come tutti noi solo qualche vaga e imprecisa informazione, infatti gli esimi relatori hanno fatto nome e cognome di un'Entità, la Slala (presieduta da Fabrizio Palenzona), che, al contrario, sapeva, sa, e saprà. Per carità, siamo uomini di questo mondo, la Slala non è la Spectre, e trattandosi di logistica è naturale che i professionisti del ramo siano coinvolti. E però la procedura è rivelatrice, qui il metodo e il merito coincidono e sono rivelatori della sostanza.
La sostanza è che alcuni interessi imprenditoriali privati, in lotta con altri gruppi economici e strategie imprenditoriali, affermano di essere lincarnazione dellinteresse pubblico-collettivo-nazionale, e quindi chiedono alle istituzioni, ai cittadini, a tutti noi, di sostenerli nella lotta contro la concorrenza, di sottoscrivere il progetto che hanno ideato per battere la concorrenza dei porti del Nord-Europa. Perderemo qualche bosco ma dirotteremo le merci, i container, da Rotterdam a Lerma e dintorni.
Usando la bacchetta magica della Tecnica ci hanno detto che: con poca spesa, anzi nessuna spesa, sarà possibile realizzare un impianto interamente meccanizzato che dai fondali profondi, pronti ad accogliere piattaforme naviganti da migliaia di container, penetrerà nellAppennino, si allungherà nella Valle dellOrba per dilagare nelle pianure destinate ad accogliere i megaimpianti di smistamento. Mille treni al giorno correranno ininterrottamente lungo la spina dorsale di questo porto di terra e di acciaio, disteso nel Monferrato e proiettato nei fatidici Canali 5, 2 ecc., dei flussi globali delle merci, da cui dipende il nostro futuro e la nostra salvezza. Guai a chi resta tagliato fuori, guai a chi si oppone: lo attende la pattumiera della storia, così dissero! Insomma hanno fatto ricorso alle armi di distruzione di massa della retorica ancor prima che si manifestasse una vera opposizione, come se avessero una colossale coda di paglia.
Per carità di patria non ci soffermiamo sulle perorazioni in nome dellambiente, della salute e della sicurezza, garantiti dallenorme aumento dei traffici che costituisce lobiettivo dichiarato del progetto mille treni. Limitiamoci allunico discorso intellettualmente onesto: il porto così comè non decolla, cè loccasione per decuplicare il numero dei container in transito da Genova-Voltri. Le tecnologie ci sono, bastano 7000 miliardi di vecchie lire e lacquiescenza degli indigeni dOltregiogo.
Non mancheranno di suonare la grancassa dei posti di lavoro, ma ad Alessandria non lhanno fatto. Anzi tutto il contrario, in linea con il profilo tecnicamente avanzato e schiettamente imprenditoriale dato alla presentazione. Non solo è stato ribadito che i mille treni saranno rigorosamente privi di personale, così da poter viaggiare ininterrottamente giorno e notte, ma, cosa ancor più importante, e vero perno di tutto il progetto, i container non dovranno assolutamente toccare terra in quel di Genova-Voltri: se questo accadesse tutto il meccanismo ad orologeria messo a punto salterebbe. Con ununica mossa due categorie storicamente riottose agli imperativi della logica economica, i ferrovieri e i portuali, vengono spazzate via. Una bella rivincita !
Quindi, con imbocco a ponente, le mega-navi, grazie a mega-gru, scaricheranno sui treni sempre in movimento decine di migliaia di container al giorno che verranno subito inghiottiti nelle viscere dellAppennino e vomitati in quel che resterà dellovadese. Altro che " terre di pace " , parchi naturali, tecnologie compatibili, agricoltura biologica, polmone verde e altre sciocchezze idilliache: tutto sarà spianato sotto montagne di scatole di ferro, binari, raccordi, treni, tir, logisticamente allavanguardia. Un sacrificio, certo, per chi ci vive, ma la sfida è mondiale, globale, letale. Una tale meraviglia ci sarà invidiata dai più grandi competitors logistici planetari, che accorreranno a frotte.
Ma la cosa più bella di tutte è che, come detto, non costerà nulla. Ciò è reso possibile da unaltra meraviglia, questa volta della tecnica finanziaria, chiamata, nientedimeno, project financing. Grazie a questa parola magica, saranno gli stessi privati interessati allopera a finanziarla. Nessuno ci crede, ma in linea di principio è così, e di ciò dovremmo essere contenti. Purtroppo per unidea arcaica della cosa pubblica non lo siamo affatto. Arriviamo addirittura a sostenere che scelte in grado di modificare in modo irreversibile interi territori, ambienti naturali e storici, non possano essere demandate a portatori di interessi privati, anche se con potenti appoggi politici e finanziari, e capaci di progetti visionari.
Quindi chiediamo che le istituzioni pubbliche assumano, perlomeno, una posizione di terzietà rispetto ad interessi contrapposti. Chiediamo altresì che il progetto, prima di ogni ulteriore sviluppo, e per evitare conflitti onerosi e dolorosi, venga vivisezionato nei suoi contenuti reali, sgombrando il campo dagli aspetti favolistici e dalle manifeste mistificazioni.
Per offrire un contributo al dibattito che si è aperto dichiariamo tranquillamente ma fermamente la nostra idea. Noi sosteniamo che, per quel che dice e per le enormi lacune, pubblicamente dichiarate, il progetto in questione deve essere al più presto accantonato. La pre-fattibilità, nonostante lo stuolo di tecnici, committenti e sostenitori istituzionali, è stata considerata conclusa nonostante che ignorasse del tutto quello che succederà dal momento in cui i container usciranno dal tunnel. Un atteggiamento ad un tempo arrogante e stupido.
In ogni caso, per la posta in gioco, e per non ridurre a pura burla la democrazia, è indispensabile che lintera istruttoria sia pubblica e partecipata. Partecipata innanzitutto da coloro che negli ultimi trentanni hanno tenacemente impedito che il territorio della Valle dellOrba venisse distrutto dai delocalizzatori delle industrie liguri ad alto impatto ambientale, nonché dalle nuove generazioni che debbono fare i conti con gli epigoni di quella e di più antiche stagioni, contrassegnate dal vizio originario della colonizzazione e dellaffarismo, sotto il segno dello sfruttamento delle risorse naturali e umane.
8 luglio 2006 - Pier Paolo Poggio