articolo apparso sul SOLE 24 ORE del 30/05/2006
Di Pietro accusa: "Tremonti e Berlusconi illusionisti come Vanna Marchi, tutti i cantieri chiusi in due o tre settimane"
All'Anas mancano 1,3 miliardi, Tav ormai ferma
ROMA
Berlusconi e Tremonti "come Vanna Marchi", hanno "illuso i cittadini con un placebo". Antonio Di Pietro accusa il precedente Governo di aver fatto "il gioco delle tre carte" con i cantieri delle grandi opere: li ha aperti, ne ha aperti molti, ha disseminato sul territorio italiano centinaia di progetti, sapendo di non avere le risorse per mandare avanti i lavori. Adesso le risorse di cassa sono esaurite. Esaurite. I cantieri si dovranno chiudere. Scoppia la bomba a orologeria della crisi di Anas e Fs (che "II Sole-24 Ore" denuncia regolarmente dall'inizio dell'anno). Situazione molto seria e nota al precedente Governo perché denunciata a più riprese dagli stessi vertici di Anas e di Rete ferroviaria italiana, la società di Fs che realizza gli investimenti. All'Anas è stato imposto un tetto di spesa di 1,9 miliardi quando i soli cantieri aperti oggi sul territorio e i contratti di appalto firmati (fra cui cinque maxilotti della Salerno-Reggio Calabria) comportano un "tiraggio di cassa" per il 2006 di 3,2 miliardi. Mancano, quindi, 1,3 miliardi. Quanto alle Ferrovie, non solo sono stati tagliati tre miliardi su quattro degli stanziamenti per investimenti (per recuperare qualcosa meno di un miliardo Fs annuncia di voler attivare la leva finanziaria sugli immobili da vendere). Ma si è anche bloccato il decreto per sbloccare la cassa dei 2,2 miliardi previsti in Finanziaria per l'Alta velocità e non si è ridefinito né riavviato, sempre per l'Alta velocità, il programma delle emissioni di bond da parte di Cassa depositi e prestiti. Risultato: i cantieri della Torino-Milano-Bologna-Firenze sono ormai senza risorse e si fermeranno entro breve. Adesso tocca all'attuale Governo rendersi conto della situazione drammatica. La bomba è esplosa domenica sera, durante una cena fra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa. Ed è stata ribadita in un incontro che si è tenuto ieri fra il sottosegretario alla presidenza, Enrico Letta, e il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Difficile che oggi si alzi qualcuno dalla Casa delle libertà a negare che questa situazione drammatica dei conti delle grandi opere sia vera. Il presidente dell'Anas, Vincenzo Pozzi, e il presidente delle Fs, Elio Catania, non sono certo uomini del centro-sinistra e usano parole impietose per descrivere la gravita dei fatti. "Avete denunciato la cosa in ritardo?", è stato chiesto ieri a Pozzi. "Abbiamo mandato dieci lettere dall'aprile del 2005 al precedente ministro dell'Economia", ha risposto. Dal centro-destra ha replicato il responsabile di Forza Italia per i lavori pubblici, Maurizio Lupi, spostando l'argomento dalla crisi finanziaria alle divisioni del centro-sinistra. "Se Di Pietro pensa ? ha detto Lupi ? che alzando i toni riesca con un allarmismo esasperato a coprire le divisioni di una maggioranza che non vuole le opere nel nostro paese, lo dica chiaramente".Difficile dire di quante risorse c'è bisogno. "E prematuro dirlo ? ha detto di Pietro ? perché un conto è il fabbisogno per fare le cose urgenti, un conto il fabbisogno per fare le grandi opere programmate". Più realisticamente e fuori della polemica politica, ha però ribadito che occorrerà fare la correzione del "piano Lunardi" sulla base delle risorse disponibile. Allarme massimo anche dalle imprese. Il presidente di Confindustria Montezemolo ha ribadito la necessità di recuperare risorse per gli investimenti "a cominciare da quelli per le infrastrutture". Lo si può fare con una maggiore efficienza della spesa pubblica. Per il presidente di Confindustria le infrastrutture sono un capitolo fondamentale della "questione settentrionale".
GIORGIO SANTILLI