Fonte: IL Lavoro de La Repubblica
DAL NOSTRO INVIATO Costantino Malatto
Terzo valico, vento ribelle, duemila in corteo a Novi
E arrivano i rinforzi dai no-Tav della Val Susa
Famiglie e centri sociali marciano affiancati per protestare contro la nuova linea che dovrebbe bucare l´Appennino
SERRAVALLE SCRIVIA - "Questa non è la calata dei barbari. Non date retta a quelli che vogliono spaventarvi per non farvi partecipare. È una manifestazione pacifica, fatta di pari e madri di famiglia. È un corteo contro un´opera inutile, pericolosa, dannosa". Padri e madri di famiglia al corteo contro il Terzo Valico ce ne sono molti. E ci sono anche diverse carrozzine con bimbi al seguito. Comitati piemontesi e genovesi sono presenti con gruppi ben nutriti. Ma è anche una manifestazione fortemente politicizzata, con bandiere e striscioni di Rifondazione, dei Verdi, dei
centro sociali, degli anarchici. Un "pout pourri" di convinzioni e di esigenze diversi, ma con un unico obiettivo: dire no al progetto che vorrebbe portare da Genova a Milano una nuova linea ferroviaria, bucando l´Appennino con un´unica galleria dal capoluogo ligure fino a Novi Ligure.
Un paio di migliaia di persone si radunano in piazza Coppi a Serravalle nel primissimo pomeriggio. Anzi, all´inizio sono meno, ma lungo i quattro chilometri del percorso fino ad Arquata i partecipanti aumentano e ingrossano il corteo. Le parole d´ordine sono quelle già sentite in altre manifestazioni di questo tipo. A partire dalle decine e decine di cortei, blocchi e iniziative che in Val Susa hanno bloccato la partenza del Tav sulla linea Torino-Lione. Non a caso ci sono centinaia di manifestanti arrivati direttamente dalla Val Susa e dalle zone circostanti: una mezza dozzina di pullman dalla valle. Non parliamo di "professionisti della protesta", perché la situazione è ben diversa e si
tratta comunque di persone che in questa battaglia esprimono profonde convinzioni etico-politiche. Ma è un fatto che intorno alla protesta è nato un mercatino di gadget e di oggettistica che fa da supporto all´attività dei
vari comitati, gruppi, movimenti: felpe e magliette con immagini e scritte No-Tav, libri, pubblicazioni, immagini. "Sono solo oggetti che aiutano la nostra lotta - spiegano i ragazzi addetti alla vendita - con un ricarico minimo e tanta voglia di diffondere i nostri argomenti".
A differenza della
Valle Susa, però, il movimento al confine ligure-piemontese non sembra sostenuto dall'azione dei sindaci della zona. I quali cercano piuttosto un accordo con i responsabili del Terzo Valico, all´inseguimento di quei "pacchetti compensativi" capaci di attenuare gli inevitabili scompensi di un´opera che a conti fatti verrò a costare più del ponte sullo stretto di Messina. "Ma è una politica di breve respiro - spiega Massimo Arata, sindaco di Lerma - perché i danni al territorio non possono essere ripagati da qualche compensazione parziale". Da Rigoroso, paesino di meno di trecento abitanti, si sono mossi molti giovani: "Per noi il problema principale - dicono Stefania Pezzan e Carlo Porta - è quello delle falde acquifere: acqua di alta qualità e a basso costo, che dà da bere a Serravalle, Arquata, Novi.
E che sono minacciate dalle opere del Terzo Valico".
C´è anche Arcadio Nacini, consigliere comunale a Genova per Rifondazione: "Sono qui come aderente al Comitato difesa Valli Voltresi - dice - questa è una battaglia sacrosanta per impedire lo scempio del nostro entroterra".
"In Italia si devono riscrivere le priorità nel settore dei trasporti e delle infrastrutture - commenta Stefano Lenzi, responsabile dell´Ufficio legislativo del Wwf Italia - , superando il programma del governo Berlusconi che prevede la realizzazione di nuove costosissime linee ad Alta Velocità ferroviaria (tra cui la Torino-Lione e il Terzo Valico dei Giovi), che ad oggi vengono valutate attorno ai 60 miliardi di euro, ma che in futuro prevedono un impegno che supera i 100 miliardi di euro, mentre non si investe sui 16.000 km della rete ordinaria, di cui solo 6 mila sono a doppio binario".
Fonte: Il Secolo XIX
La novità politica è la saldatura della protesta anti-TAV, dalla Val Susa all'Appennino
Disertano gli amministratori locali, a parte il sindaco diessino di Lerma. Nessun incidente. "Nel programma di centrosinistra non c'è l'alta velocità" - Terzo valico, prove di rivolta no-tav . In duemila ad Arquata. La protesta della Val Susa si salda con quella genovese.
I verdi marciano in ordine sparso, il sindaco diessino di Lerma affianca quello venuto apposta dalla Valsusa. Si chiama Massimo Arata e dice che lui, con l'alta velocità in generale e il Terzo valico in particolare, non è assolutamente d'accordo. Il centrosinistra si è dichiarato favorevole alle grandi opere, in campagna elettorale? La campagna elettorale è finita, adesso si fa sul serio. Ci sono quattro chilometri e mezzo tra Serravalle e Arquata Scrivia, basso Piemonte o alta Liguria, dipende da quale parte si guarda. Duemila persone in strada. In testa i centri sociali, poi i sindacalisti di base, quindi gli anarchici, finalmente i no-tav. Sei pullman sono venuti dalla Val Susa. Il resto è gente dell'Appennino rinforzata dai professionisti della contestazione.
"Noi saremmo professionisti della contestazione? Ma no", nega Marisa Gastaldo, genovese, centro sociale Buridda, affacciandosi dal finestrino del furgone imbandierato: "Non è vero, siamo consapevoli. E contrari al Terzo valico perché è uno spreco inutile e un danno ambientale". C'è un cartello che spiega tutto molto bene, dal punto di vista degli anti-tav: "Chilometri 39, minuti in meno 10, soldi a Cociv Impregilo 10 mila miliardi di lire, 7 anni di tormenti per 100 mila persone e vantaggi zero".
Falso, per lo meno esagerato? Oggi non è il giorno delle discussioni. Oggi è il giorno della protesta come ai vecchi tempi, con le bandiere rosse e il megafono che intona O Bella Ciao, gli slogan irridenti, i palloncini. Il cielo è sereno.
L'aria, primaverile. Sopra gli alberi ingemmati o già fioriti, stormi di anatre schiamazzano contente.
La novità politica è la saldatura della protesta anti-tav, dalla Val Susa all'Appennino, il nodo che s'ingarbuglia ancora di più è costituito dai rapporti fra i partiti del nuovo governo a proposito dell'alta velocità. Di fatto questa è la prima manifestazione contro Prodi, o almeno così può essere letta. L'Italia è un paese che ha bisogno urgente di modernità? Le cose si potrebbero fare come Dio comanda, senza i tradizionali scempi ambientali e le inevitabili creste miliardarie? "No, no, no e no": il verde Giampaolo Testa di Carpeneto ha le idee chiare, "se il mio partito dirà di sì al programma dell'Unione ci sarà un verde in meno". Lui, naturalmente. "State attenti: io il programma l'ho letto con grandissima attenzione e di tav non si parla, né a proposito del Terzo valico né a proposito della Val
Susa. Bisognerà chiarire", avverte il leader rifondatore di Arquata che si chiama Giovanni Cirri
Chissà se arriveranno a Roma gli echi di questa contestazione. Rumorosa ma civilissima, peraltro, "pensavano
che spaccassimo le vetrine? No!", urla il megafono. Non siamo mica scemi. Ora che Berlusconi s'è tolto dai piedi si può ricominciare a far politica.
"Anche Gallanti ce lo siamo tolto di mezzo", ecco dietro uno striscione bianco e blu lo storico leader dei comitati ponentini, stavolta in veste di rappresentante delle valli voltresi, Arcadio Nacini. L'uomo che anni fa, con
un motto diventato celebre quasi come il che l'inse! di Balilla (lui, più ruspante, urlò qui si ciurla nel manico!) gelò le mire di espansione del terminal container. Rifondazione a Genova è uscita dalla maggioranza ma resta in stand-by, a Roma si tratta su cariche e poltrone, passerà sotto silenzio lo strappo di Arquata?
Accanto al sindaco di Lerma marcia Barbara De Bernardo, sindaco di Condove in Val Susa: "Venite a vedere cos'è successo da noi. Rifondazione e Verdi sono i primi partiti. Poi ci sono i Comunisti italiani".
I ragazzi di Rigoroso, uno dei paesi più sensibili, indossano magliette con avvertimenti polemici e mettono in guardia contro l'avvelenamento delle sorgenti, gli smottamenti, gli attentati al paesaggio che è uno dei più belli, a saperlo ammirare, con l'Appennino che diventa collina bassa e poi pianura verdeggiante: grano, mais, frutteti. Gli
ambientalisti di Legambiente e del Wwf spiegano le loro ragioni con grande pacatezza, "il Terzo valico è inutile perché ci sono già due linee ferroviarie poco sfruttate", e questo è un dato assolutamente inconfutabile.
Pesa anche, nella diffidenza collettiva, quella bretella che a Genova ha scempiato la collinetta del Risveglio e le tasche dei contribuenti (quattrocento miliardi di vecchie lire!) per consentire il passaggio di due treni al giorno. Gli
slogan urlano "Sarà dura", il motto della ribellione della Val Susa, gli striscioni minacciano il costruttore Marcellino Gavio, "non avrai i nostri soldi ": sfiducia e sospetto accomunano i comitati della democrazia partecipata e i sempre presenti della protesta sociale. Finisce con le bandiere rosse al vento, l'appello alla resistenza, gli insulti di prammatica a Berlusconi che però, adesso, non danno più tanta soddisfazione.
Paolo Crecchi