15 dicembre
Il Consiglio provinciale di Alessandria e il TERZO VALICO
di Lino Balza
Per l’approvazione del cosiddetto “terzo valico” ferroviario (in realtà sesto), TAV fra Piemonte e Liguria, è andato in scena all’ultimo consiglio provinciale di Alessandria lo spettacolo della sconfitta della democrazia: i consiglieri -la democrazia delegata- che impediscono ai cittadini elettori di parlare, e i cittadini -la democrazia partecipata- che a loro volta non lasciano parlare i propri eletti. Così, senza alcuna parvenza di dibattito, sommerse dalle contestazioni, poco meno della metà dei consiglieri (la minoranza) ha lasciato l’aula rassicurata sull’esito del voto e chiedendo l’intervento repressivo della polizia, mentre poco più dell’altra metà (la maggioranza) si è spaccata nella votazione ma in maniera tale da salvare la Giunta di centrosinistra (astenendosi, anziché uscire dall'aula facendo così mancare il numero legale).
La giunta provinciale, venendo meno al proprio ruolo, però anche l’opposizione, hanno provocato le proteste rifiutando di ascoltare le proposte alternative che le associazioni e i comitati ecologisti chiedevano di esprimere tramite un consiglio provinciale aperto. Il quale sarebbe probabilmente bastato ad evitare una bolgia indescrivibile giammai vista prima in un’aula consiliare, ma certamente non a recuperare una “democrazia partecipata” che per anni le giunte Palenzona e Filippi hanno negato: mai cercando il consenso delle popolazioni coinvolte, mai accettando il confronto con le controproposte ambientaliste, sempre facendosi scudo della delega in bianco quadriennale ricevuta da elettori posti di fronte al dilemma “o mangi la minestra di sinistra o salti dalla finestra di destra”. E pensare che alcuni politici nostrani, in quel della Val di Susa, si sono fatti belli sostenendo che nelle loro terre di origine sono abituati a discutere con associazioni, comitati, gruppi di cittadini, ambientalisti (due per tutti: Borioli e Muliere che mai -RIPETO MAI- hanno partecipato ad zuna nostra assemblea o hanno chiesto un incontro con noi).
Senza entrare nel merito delle rispettive posizioni, nel metodo si può obiettivamente addebitare la responsabilità del corto circuito democratico al consiglio provinciale alessandrino, anzi, ad essere più chiari, al sistema politico in senso lato: visto che gli eletti in Provincia sono sempre gli stessi che siedono già nei consigli comunali, nelle segreterie di partito, nei consigli di amministrazione pubblica ecc., sempre lo stesso ristretto gruppo di professionisti della politica, la stessa oligarchia. Segno che il potere politico è concentrato in poche mani, in centri di potere che dialogano tra loro e soprattutto con i più forti centri di potere economici; mentre le popolazioni sono tagliate fuori, utilizzate per delegare col voto ogni quattro anni senza poter partecipare alle decisioni che vengono prese sulle loro teste. A meno che si organizzino e la impongano la “democrazia partecipata”: come sta avvenendo in Val Susa o proprio come qui da noi è appena avvenuto sconfiggendo il mega impianto a biomasse.
Si ha il coraggio di discuterne? Oppure nel prossimo consiglio provinciale, al solito senza pubblico, come destra e sinistra rispettivamente intendono la “democrazia partecipata”, si scambieranno le solite polemichette di palazzo?