Entro il 20 marzo si decide sul "Terzo valico"
CONSIGLIO COMUNALE APERTO A NOVI


Una parata di stelle per proporre un libro dei sogni.
Si può sintetizzare così il Consiglio comunale aperto sul Terzo Valico di venerdì 28 febbraio, presso la Biblioteca comunale, a Novi Ligure. Riunione che segue di una settimana quella di Voltaggio riguardante i comuni dell'Arquatese e del Gaviese.
Rete ferroviaria italiana ha messo in pista i suoi uomini migliori per convincere i novesi dell'assoluta utilità del passaggio dell'alta capacità nel nostro territorio.
Mauro Moretti, amministratore delegato di Rfi, ha definito "tratturi" (sentieri di montagna usati per il passaggio delle greggi) le attuali due linee ferroviarie che collegano Genova al basso Piemonte, non più adatte al trasporto merci.
Il futuro è riposto in autostrade ferroviarie dedicate, con un grado di pendenza minimo, che consentano il passaggio di treni merci composti di cento vagoni, trainati da super locomotori ad alta velocità.
Per Moretti non ci sono alternative a nuove infrastrutture ferroviarie, considerato il grado di saturazione delle autostrade, per metterci al passo con la globalizzazione e l'integrazione economica e trasportistica con i paesi dell'Est.
"Prima le principali rotte commerciali andavano dal nord America ai paesi dell'Europa del nord - ha proseguito l'Amministratore delegato di Rfi - ora i maggiori flussi di traffico provengono dal lontano Est e fanno capo ai porti dell'alto e del basso Tirreno". Da qui l'aumento delle merci che transitano nei porti di Gioia Tauro e Genova. Merci che poi possono essere trasportate nei paesi più ricchi del Nord Europa attraverso un moderno sistema di linee ad alta capacità. Il Terzo Valico, oltre ad essere un indispensabile collegamento per il porto di Genova, che rischierebbe di scoppiare per mancanza di spazio, intercetterebbe il Corridoio 5, destinato a diventare il principale asse di trasporto europeo collegando Lisbona a Kiev attraverso la Pianura Padana.
Secondo Moretti però il Terzo Valico non serve a niente se non si potenzia contestualmente il Nodo ferroviario di Genova e non si creano moderne strutture logistiche nel nostro territorio che servano da retroporto per Genova. Queste sapranno intercettare una buona parte delle merci provenienti dalla Liguria, le manipoleranno e le smisteranno verso vari Paesi europei.
Lavoro e ricchezza per tutti, una maggiore dotazione di servizi e nuovi collegamenti con il capoluogo ligure derivanti dal raddoppio della capacità ferroviaria, saranno portati dall'Alta velocità.
Moretti ha concluso il suo intervento rassicurando i presenti circa l'impatto della nuova infrastruttura sul territorio: "Rfi ha oggi maggior cultura per il territorio e saprà eseguire una progettazione che sappia ricomporre antiche ferite. Il disagio sarà causato più dalla presenza di cantieri aperti ma non sarà permanente".
Sull'apertura dei cantieri, prevista per il prossimo anno, ha cercato di tranquillizzare i presenti anche il Vice Ministro alle Infrastrutture Martinat: "Verranno attuati i tripli turni per accelerare al massimo la data di consegna dell'opera ferroviaria, prevista per il 2010. Sul Terzo Valico il Governo sta correndo ad alta velocità: chiusura della Conferenza dei servizi sul progetto preliminare a giugno 2003 e definizione del progetto definitivo entro l'anno in corso".
Per Casoni, Vice Presidente e assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, quella dell'Alta velocità è una corsa contro il tempo. L'Italia sta portando avanti opere fondamentali per il Corridoio 5 quali la Torino-Milano e la Milano-Verona, mentre Francia e Germania, che vorrebbero fare passare il principale asse ferroviario europeo a nord delle Alpi, non hanno ancora iniziato i lavori. La scelta dell'Europa dovrebbe perciò cadere sul transito dell'asse Ovest - Est nella Pianura Padana.
Il Terzo Valico diventa fondamentale per collegare Genova all'Europa. La Provincia di Alessandria avrà perciò un florido futuro basato sulla logistica, quale quello che sta vivendo Novara, vero interporto di Milano.
Saranno necessarie però capacità decisionali e manageriali da parte delle Istituzioni e della classe imprenditoriale, bisognerà indicare con chiarezza quale sarà il Polo logistico prescelto fra quelli
di Arquata, Alessandria, Rivalta e Novi Ligure. Se dovessimo fare un ragionamento analogo a quello precedente, secondo cui la scelta dovrebbe cadere sul Paese che ha già iniziato le opere, dovremmo propendere per Rivalta, dove ci sono già l'interporto e la logistica "Gavio", mentre Alessandria e Novi non hanno neppure iniziato i lavori per i Distripark. La sensazione è però quella che qualcuno voglia mettere in competizione i vari poli logistici per fare abbassare il livello delle richieste di compensazioni territoriali. Sembrerebbe infatti che Rfi non sia disposta a svenarsi per ottenere l'avvallo all'Alta velocità da parte degli enti locali. Più volte Moretti ha ripetuto che occorre un equilibrio fra investimenti, impatto territoriale e prospettive di rilancio economico della zona. Il fatto poi che l'esponente della Regione abbia più volte nominato il Centro intermodale merci di Novara come porta per l'Europa, fa sorgere notevoli dubbi sul rilancio degli scali merci di Alessandria e Novi S. Bovo. geografica che deve essere superato con il minor danno economico possibile.
Casoni ha ricordato ai presenti che la Regione, in base alla Legge Obiettivo, è l'unico Ente titolato a porre osservazioni al progetto preliminare che verrà presentato entro il 10 Marzo presso il Cipe a Roma. Le istituzioni locali dovranno perciò collaborare al massimo in questi 90 giorni per formulare le migliori condizioni di mitigazione d'impatto ambientale che la Regione potrà porre in sede di Conferenza dei Servizi.
Se poi Rfi non vorrà sborsare il dovuto, sarà lo Stato che contribuirà alla copertura dei costi. Bisogna vedere se su questo sarà d'accordo il Ministro dell'economia Tremonti, che ha più volte polemizzato con il Ministro delle Infrastrutture Lunardi per la sproporzionata entità della spesa al servizio delle opere previste dalla Legge obiettivo.
Da Borioli, Vice presidente della Provincia, è giunta la prima voce discordante rispetto a questo peana per l'alta capacità e la logistica. Siamo d'accordo che il nostro territorio è posto al centro di queste importanti linee di collegamento e che la logistica può prospettare una nuova politica di sviluppo che possa contrastare il declino industriale di grandi realtà quali la Fiat e l'indotto, però occorre evitare di creare un'inutile e dannosa competizione tra i poli logistici alessandrini. "Bisogna piuttosto - ha proseguito Borioli - creare una rete di collegamento tra i distripark della provincia, e a questo proposito lo scalo di Novi S. Bovo, opportunamente potenziato, potrà giocare un ruolo da protagonista".
Una dura critica anche nei confronti della Legge Obiettivo "che non consente un confronto con il territorio. Nonostante da parte degli Enti territoriali ci sia il massimo impegno per proporre tutti i possibili interventi mitigatori sul territorio, i tempi sono troppo stretti, e il termine dei 90 giorni non deve essere visto come una spada di Damocle".
Benvenuti, Segretario Provinciale di Rifondazione comunista, ha contestato questa visione di ricchezza derivante dalla logistica, per cui il nostro territorio è vocato: quest'ultima prevede un grande sfruttamento del territorio e dà una bassa ricaduta occupazionale e di scarsa qualità. La conseguenza sono ampi spazi cementificati e sottratti all'agricoltura e all'ambiente con pochi operai, per di più mal pagati. L'obiettivo deve essere invece uno sviluppo compatibile con la difesa e la valorizzazione del territorio.
Bavastro, a nome dei Comitati della Val Lemme, ha ricordato la triste vicenda dei fori pilota di Fraconalto e Voltaggio, dove i cantieri vennero chiusi nel '98 a seguito di un esposto denuncia firmato da tre associazioni ambientaliste. La Procura della Repubblica di Milano ha iniziato un procedimento giudiziario per una presunta truffa da 100 miliardi di lire ai danni dello Stato nei confronti dell'attuale presidente della Commissione Lavori Pubblici Grillo, di dirigenti ed ex dirigenti di Tav, Italferr e Cociv, gli attuali concessionari e progettisti dei lavori per l'alta capacità, e alcuni imprenditori locali. Nonostante il positivo evolversi della vicenda, resta la deturpazione ambientale di un'opera inutile e dannosa, silenziosa testimone del malcostume imperante nella realizzazione delle grandi opere, magistralmente descritto dal magistrato Imposimato nel suo libro "Corruzione ad alta velocità". Bavastro si è infine rammaricato per l'assensa di Palenzona, il quale a suo tempo aveva definito un atto delinquenziale la chiusura dei cantieri dei fori pilota e aveva definito gli ambientalisti come "asini raglianti".
Brunetti, in rappresentanza del coordinamento dei comitati anti Tav, ha poi espresso amarezza per il fatto che il Consorzio Cociv, a cui nel '91, con una procedura alquanto discutibile, era stato affidato il compito di progettare, costruire e gestire la linea ad Alta velocità fra Genova e Milano, sia ancora lì, nonostante gli scandali e i processi che lo vedono coinvolto. Per il fatto che i tre progetti che ha redatto in questi anni siano stati bocciati e siano costati centinaia di miliardi di vecchie lire alla comunità, dovrebbe essere costretto a rendere conto del suo operato. Ha poi definito un "mercato delle vacche" la lista delle opere di compensazione ambientale presentata dal Comune a Rfi per approvare il passaggio del Terzo Valico nel suo territorio. Infine ha precisato che in realtà non si tratta del terzo ma del settimo valico appenninico, e che non ha senso concentrare i trasporti in un imbuto, ma occorre distribuirli su tutte le linee che collegano la Liguria alla pianura padana.
Milano, l'esperto di trasporti dei Comitati, che ha collaborato a molte pubblicazioni, e presenterà a breve un libro sull'Alta velocità, ha ricordato che si è sempre data per scontata la necessità della nuova linea ad Alta velocità, e non si fa cenno sulle notevoli migliorie tecniche apportate sulle due linee esistenti fra Genova e Arquata, che hanno portato ad un notevole aumento della capacità di trasporto, e sulla linea Ge. Voltri - Ovada - Alessandria - Novara - Domodossola - Sempione, già scelta dall'UE per i finanziamenti comunitari e attrezzata per il passaggio dei container high-cube, oltre al fatto che il nodo di Genova potrebbe essere potenziato con lo spostamento a mare della Genova - Ventimiglia, nel tratto fra Ge. Voltri - e Ge. Pegli ( un progetto già approvato nel 2000) e con il completamento della linea veloce per il trasporto container Ge. Voltri - Ge. Borzoli con la realizzazione della cosiddetta "bretella". Mancano infatti appena 2400 metri di tratta da realizzare per collegare la bretella al bivio "Fegino" che immette sulla seconda linea di Valico detta "Succursale". La spesa prevista si aggira intorno ai 350 miliardi di vecchie lire. Tutto però è fermo e sulla nuova linea veloce passano solo quattro treni al giorno. Ha inoltre contestato il fatto che alla base del progetto sta una previsione di movimentazione di 5 milioni di container all'anno da parte del porto di Genova, quando in realtà sono anni che non si superano il milione e mezzo di teu.
Stretti, dell'Associazione "Alta Voracità", ha approfondito il tema dell'impatto particolarmente negativo che i cantieri, le cave e le discariche per l'Alta velocità avranno sul territorio e sulla viabilità della Val Lemme, già pesantemente compromessi dall'acquedotto alternativo al servizio della Cava Cementir.
Il prossimo appuntamento della telenovela sul Terzo Valico è per giovedì 6 marzo a Novi Ligure con un Consiglio comunale dedicato ai due protocolli d'intesa fra Comune e Rfi su interventi di compensazione e mitigazione ambientale e sulla valorizzazione e rilancio dello Scalo di S. Bovo.

Angelo Albasio