2002
Comitati ed Associazioni contrari alla linea ad Alta Velocità Milano-Genova
Sintesi per il parere contrario
« ..... Gli ambientalisti non hanno nulla da dire, pertanto il Terzo Valico
si fa»: questa recente affermazione del Ministro alle Infrastrutture
fu suffragata in seguito dall'infelice ingiuria del Presidente della Provincia
di Alessandria che definiva "asino ragliante" chiunque avesse manifestato
un parere sull'Alta Velocità contrario al suo.
Le associazioni e i Comitati di cittadini contrari a questa linea hanno prodotto
fino ad oggi più di 4.000 pagine scritte di motivazioni,
obiezioni, critiche, indagini statistiche e proposte alternative.
Tuttavia gli unici ad accogliere queste nostre motivazioni sono stati i tecnici
della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Ministero dell'Ambiente.
Il 2 giugno del 94, a seguito delle osservazioni tecniche della Commissione
di VIA, il Ministro dell'Ambiente bocciava il primo progetto dell'Alta Velocità.
Il 15 luglio del 98 gli stessi tecnici bocciavano il secondo progetto della
linea, quello sostenuto a spada tratta dal Presidente della Provincia di Alessandria
il quale accusava di "delinquenzialità" il ministro Ronchi
quando a seguito di una denuncia del WWF Ligure fermava i fori pilota giudicati
fuorilegge.
Il 5 settembre del 2000 la Commissione VIA del Ministero esprimeva una pronuncia
interlocutoria negativa contro il terzo progetto (chiamato già
Alta Capacità o Terzo Valico).
Tale dissenso - che si trasformò da bocciatura in pronuncia, riteniamo,
a causa delle forti pressioni politiche alle quali in tutti questi anni i tecnici
della VIA sono sempre stati sottoposti - si articolava in tredici punti che,
di fatto, stralciando buona parte del progetto ne avrebbero reso impossibile
la realizzazione, salvo rinnovarlo del tutto.
A quel punto, la pensata migliore dei nostri solerti governanti fu di estromettere
i tecnici della VIA. Fu così creata una legge ad hoc, la cosiddetta "legge
Obiettivo", dove il Governo si riservava sempre l'ultima parola, anche
se in contrasto con i pareri tecnici del VIA, e con la volontà degli
Enti Locali.
Le associazioni e i comitati hanno formulato un'opposizione a tutti i progetti
per ora presentati dell'Alta Velocità(oggi Terzo Valico) articolandola
sui tre punti che seguono.
1) La reale necessità dell'opera e la valutazione di questa necessità
in rapporto al suo impatto ambientale.
2) L'impatto ambientale, in relazione sia alla necessità dell'opera che
alle sue possibili alternative.
3) le possibili alternative in relazione all'impatto ambientale ed alla necessità
dell'opera: alternative, ovviamente, non solo di progetto, ma anche di scelta
di intervento (ossia, perseguire l'obiettivo del trasporto delle merci facendo
scelte diverse da una nuova linea).
Punto 1 - Per dimostrare la necessità dell'opera è
dal 92 che si costruiscono castelli fantasiosi (e demenziali) sulla domanda
di trasporto. Si inventarono 55.000 passeggeri che giornalmente avrebbero preso
il treno ad Alta Velocità da Genova a Milano, costruendo, non si sa come,
un abnorme "trend" di crescita della domanda che partiva, allora,
da 3.500 passeggeri al giorno.
Sull'ultimo progetto, relativo alle merci, ci fu un ridimensionamento, è
vero, ma sempre basandosi su dati inventati e sempre forzando le cifre per enfatizzare
l'urgenza dell'opera. Si parlava di 5 milioni di TEU (containers da 20 piedi)
che il porto di Genova avrebbe dovuto movimentare entro il 2005/2010. Molto
probabilmente le prospettive di crescita venivano costruite basandosi unicamente
sugli anni migliori. Addirittura veniva considerata come "crescita fisiologica"
anche il 18% di aumento del traffico dovuto al trasferimento dei magazzini della
"'Messina" da La Spezia a Genova . Ma se tralasciamo questi insulsi
escamotage e valutiamo la crescita fisiologica degli ultimi 4 anni (98-99-00-01)
ci accorgiamo che tale crescita, a partire da 970.000 TEU del 98 è pari
al 5,5% annuo e pertanto, solo al 2029 avremmo raggiunto la cifra auspicata.
Ma c'è ancora un trucco: il traffico di TEU cresce a scapito delle altre
modalità di trasporto (rinfuse solide, liquide, merce varia, ecc.) che
crescono molto meno. E poi le merci trasportate dai nostri carri ferroviari
non sono solo TEU. Pertanto, se vogliamo considerare il trend di crescita di
tutte le merci movimentate dal porto di Genova in questi ultimi 4 anni esso
è pari al 3,3% annuo a partire dalle 34.592.000 tonnellate del 98. Così,
se applicassimo il 3,3% di crescita annuo anche ai TEU (perché è
questa la crescita fisiologica reale), raggiungeremmo i 5 milioni di
contenitori nell'anno 2047.
Oggi, alla fine del 2002, ci accorgiamo che i trend di crescita si stanno azzerando,
per diventare, in alcuni casi, addirittura negativi.
Tuttavia occorre fare anche un altro ragionamento: la crescita dei trasporti deve essere per forza esponenziale? A che servono le tesi di illuminati economisti (E. Gerelli, G. Ruffolo, ecc.) che ritengono naturale il passaggio alla dematerializzazione dei bisogni e delle merci ? O di coloro che lo ritengono auspicabile? Altrimenti, quando le merci saranno quintuplicate, i consumi materiali saranno quintuplicati, aumenteranno di 5 volte i consumi delle risorse e dello spazio ....... dove metteremo l'uomo. Le merci dovranno per forza invadere i nostri spazi vitali?
Punto 2 - Non mi soffermo sull'impatto ambientale di cui
si è parlato già in abbondanza, ed è devastante: soppressione
di fonti idriche importanti, prelievo di materiali litoidi in quantitativi giganteschi
(come mai non si era visto) che causeranno non pochi danni all'equilibrio idrogeologico;
passaggi intensi di automezzi altamente inquinanti per almeno 10 anni, ecc.
ecc. Preferirei in vece raffrontare tale impatto con la necessità dell'opera.
Ossia. Un'opera può essere necessaria ed avere poco impatto ambientale:
si può fare. Può essere necessaria ed avere un grande impatto
ambientale: occorre valutarne le alternative e mitigarne l'impatto a qualsiasi
prezzo .
Può essere poco necessaria ed avere poco impatto: è più
che altro una questione economica.
Un'opera può essere poco necessaria ed avere un enorme impatto,
come nel nostro caso: non si deve fare.
Punto 3 - Comunque, nonostante dal ragionamento fatto sopra ne derivi l'opzione
zero, abbiamo preferito valutare le alternative, anche a fronte
di una improbabile crescita delle merci al 2047. Ovvero, tali alternative saranno
utili alla fine di questo mezzo secolo. Su questo sono stati scritti fiumi di
inchiostro. In Liguria abbiamo tre porti e cinque valichi: i porti di Savona,
Genova e La Spezia; i valichi appenninici di Savona-Cairo M (via Altare e via
Ferrania), la Voltri-Ovada-Alessandria, le due linee dei Giovi, la Pontremolese.
Queste linee, opportunamente ammodernate e potenziate, offrono una potenzialità
residua superiore a quella offerta dal Terzo Valico. Su alcuni di questi valichi
i lavori di ammodernamento sono in corso (pur essendo molto lenti). La Pontremolese
dove erano a buon punto i lavori per renderla una linea ultramoderna, è
sempre stata posta in ballottaggio (per i finanziamenti) con il Terzo Valico.
Ma a questo punto, se qualcuno dice una vale l'altra, subentra un discorso di
logica. Ossia: è meglio un sistema di trasporti ad imbuto, dove tutto
si concentra su un tratto di Appennino dove passano già tre linee ferroviarie
e due autostrade (dai Giovi al Turchino) o una distribuzione dei trasporti fra
tre porti e cinque valichi ?
Ad esempio: non è forse meglio far passare nella Pontremolese le merci
che dalla tirrenica vanno ai valichi di Tarvisio, Villa Opicina e del Brennero,
dove risparmierebbero anche un sacco di chilometri (basti osservare una cartina)
?
Ma le scelte non vengono fatte per logica, sono "ben altri" i fattori
che le determinano.
Ed è forse in ossequio di questi "ben altri" fattori che le
nostre motivazioni sono sempre state ignorate dai sostenitori della linea, che
hanno altresì rifiutato un incontro diretto con noi. Ora comprendiamo
perché il dibattito ci è sempre stato negato.
- I dati da noi forniti per dimostrare le nostre tesi sono oggi adottati come
"dati ufficiali" da alcuni tecnici che progettano le infrastrutture
di supporto al porto di Genova;
- La linea che noi ritenevamo fondamentale per il trasporto delle merci in Europa
(la Voltri-Ovada-Alessandria) è stata ritenuta tale anche dall'Unione
Europea.
- L'interporto di Alessandria Smistamento si progetta in funzione dell'uso,
per le merci, della Voltri-Ovada-Alessandria, del porto di Voltri e del porto
di Savona; e quest'ultimo favorirebbe anche la valorizzazione della doppia linea
da Savona a Cairo M..
- Lo scalo merci di Novi S. Bovo, qualora diventi area di supporto all'Interporto
di Alessandria Smistamento, non sarà servito dal Terzo Valico, bensì
riceverà i treni dalla Voltri-Ovada-Alessandria.
- I treni che interesseranno le nostre zone, tramite l'area Logistica fra Rivalta
e Tortona, sono 4 alla settimana: ossia, su treno, viaggerà il 10% delle
merci, mentre il 90% andrà su autotreno (alla faccia di chi sosteneva
che il Terzo Valico toglierà i camion dall'autostrada).
Cosa si può dedurre da tutto ciò: che il terzo Valico, come diceva
un tempo l'ex Sindaco di Genova, sarà la linea che permetterà
ai genovesi benestanti di recarsi in poco tempo alla Scala di Milano ed ai Milanesi
benestanti di recarsi in serata al Carlo Felice di Genova. Nient'altro che questo.
Milano Renato