Terzo valico - Alta Velocità - Dicembre 2001
C'era una volta il Cociv... e ci sarà ancora ?

Lunedì 3 dicembre, a Novi Ligure, si è tenuta una assemblea organizzata dai Comitati di opposizione alla Alta Velocità ferroviaria, sul tema del Terzo Valico.
Ricordiamo che questa vicenda coinvolge anche il Tortonese poiché il progetto prevede di convogliare tutto il traffico merci e passeggeri dal sud e dalla Liguria su questo nuovo tunnel di 35 chilometri che uscirà a Novi, attraverserà le zone Barbellotta e Pieve e, dopo aver attraversato il territorio di Pozzolo, si innesterà nella linea storica all'altezza di Rivalta - Tortona.
La serata ha avuto una folta partecipazione e l'intervento di molti relatori: Stefano Lenzi per il WWF nazionale, Alberto Mallarino per il Comune di Novi, Renato Milano per il Comitato interregionale, Antonio Bruno del Comune di Genova, amministratori di Gavi e Arquata, rappresentanti del Social Forum di Genova e di Novi. Il comitato organizzatore ci ha fatto pervenire l'intervento iniziale di Antonello Brunetti, rappresentante i Comitati zonali contro l'Alta Velocità, sin dal 1991. Intervento che pubblichiamo.
« Voglio ricordarvi che oggi, 3 dicembre 2001, ricorrono esattamente 10 anni da quel 3 dicembre 1991 quando venne creato il Cociv, con a capo la Gambogi di Ferruzzi e la Montedison. Ho la netta impressione che la memoria storica e civile di noi italiani sia assai labile e lo dimostrano le affermazioni di questi giorni relative a Tangentopoli, definita "un complotto giudiziario comunista" o nella rivalutazione dei corrotti e dei corruttori di un tempo, ai quali viene attribuita come prova di alta moralità la chiamata di correo generale derivante dal vecchio "Sì, ho rubato, ...ma rubavano tutti".
Pare che così vada il mondo e per chi si batte contro la corruzione, l'applauso sia breve e ben presto venga sostituito dall'insofferenza. Pare che al potere sia consentito oggi , ancora più di ieri, rivoltare ogni frittata, manipolare la storia, darla da bere ai beoti.
Io, però, continuo a sperare nell'intelligenza umana e pertanto vorrei ricucire la nostra sfilacciata memoria e ricordare cosa succedeva non un secolo fa, ma solo dieci anni or sono. I governanti di allora e le forze economiche che li manovravano, non ancora sballottati dall'indagine di "Mani pulite", decidevano di tirare le fila del grosso affare T.A.V, allora valutato in 140.000 miliardi e per non avere mugugni al loro interno e tacitare le proteste di chi era rimasto in seconda fila intorno alla mangiatoia, inventano la necessità di una ulteriore linea ad Alta Velocità, la Milano-Genova, affidandola ad un ente creato "ad hoc" che dovrebbe gestire le opere e soprattutto la distribuzione dei profitti e delle tangenti (nell'ordine del 4%, secondo quanto emerso dalle indagini).
Il Cociv si autoproclama, senza alcun appalto e senza mai aver tirato fuori una lira di suo, progettista, esecutore, controllore dell'opera.
Queste cose le dicevamo e le scrivevamo già nel 1992. A loro supporto, riferisco tre citazioni dal libro "Corruzione ad alta velocità" del giudice Ferdinando Imposimato.
Nel libro, datato 1999, il giudice - che tra l'altro si occupò del caso Moro, dell'attentato al Papa, dell'omicidio Bachelet e di molti altri processi di mafia - sintetizza cosi il contenuto: "Cronaca di un grande scandalo, della madre di tutte le tangenti: le manovre intorno alla A.V.. Un investimento enorme per rendere più efficiente il trasporto ferroviario, diviene oggetto di un assalto predatorio. Gli intrecci fra economia pubblica e privata, la penetrazione della criminalità organizzata, il ruolo della magistratura e della politica, i silenzi dei mass-media. Una trama affaristica che il pool di magistrati milanesi non è riuscita a disvelare". A pag. 116 viene riportata una affermazione di Salvatore Portaluri che fu per due anni presidente della TAV. L'unico alto dirigente che, quando capisce in che razza di verminaio di corruzione sia finito, si rifiuta di reggere il sacco ai predatori e se ne va. Nella sua lunga memoria consegnata ai magistrati di Perugia, si legge: "Tutti i gruppi imprenditoriali erano stati accontentati, eppure vi erano ancora dei problemi di equilibrio, ma anche questi vengono risolti con la costituzione di un nuovo consorzio per la tratta più incerta, il Cociv per la Milano-Genova. Un consorzio anomalo di sei imprese, costituito il 3 dicembre 1991".
Che tristezza leggere tali dichiarazioni raffrontate alla prosopopea sul Terzo Valico, sull'Alta velocità, sul rilancio del porto di Genova! Dichiara inoltre, "Non si registra allo stato di fatto - si era nel 1998 - una sola lira di investimento privato all'interno dei 140.000 miliardi stimati". Voglio ribadire che non si tratta di dichiarazioni di qualche "inutile ambientalista", come ci ha definiti il ministro Lunardi, ma di chi quell'imbroglio colossale conosceva fin nei suoi più segreti meccanismi e che rinunciò ad una carica prestigiosa per non rendersi complice di una grande truffa ai danni della collettività.
Così parte la grande operazione che farà vedere "cose turche" (forse è meglio dire italiane).
Ben tre progetti diversi (di cui due bocciati da un ente di controllo serio qual è il V.I.A. e uno ancora in mora); 140 miliardi spesi per produrre montagne di carte per i progetti (peraltro definiti scadenti e lacunosi anche dalla Comunità europea), convegni promozionali e due buchi voluti dall'on. Grillo (i cosiddetti fori pilota) bloccati dai Carabinieri inviati dalla Procura milanese (ma intanto altri 80 miliardi se ne erano andati in fumo). Il tutto per un'opera che nel 1992 battezzammo con lo slogan: un utile per alcuni, un lusso per pochi, un danno per molti, a spese di tutti. Per noi vale ancora questa definizione, anche se l'opera ha nel frattempo cambiato nome: da T.A.V. a T.A.C. e poi a Te.V. ossia Terzo Valico.
Ci siamo opposti con forza e qualcosa abbiamo ottenuto: la solidarietà di vari enti, delle popolazioni, delle associazioni agricole e ambientalistiche e di altri Comuni; l'attenzione alle nostre obiezioni ampiamente documentate; il blocco dei progetti.
Abbiamo anche presentato volumetti con una approfondita disanima della situazione del trasporto ferroviario fra Liguria e Pianura Padana, concludendo che è assurdo convogliare tutto nell'imbuto di un valico, quando esistono già cinque valichi da potenziare o ammodernare. Certo, si può non essere d'accordo con noi; ma abbiamo verificato che tutti gli onesti e i possessori di valori di vita, anche se con posizioni diverse, concordano su un aspetto essenziale: non si può discutere di un'opera di tal fatta con un gruppo che non ha a cuore il trasporto ferroviario, il benessere collettivo, la tutela dell'ambiente.
Il Cociv era nato con un parto podalico e quindi affrontava il tunnel con visione distorta. Il suo scopo era quello di mettere le mani sugli stanziamenti pubblici, sul denaro di tutti per ripartirlo fra pochi.
Secondario era l'aspetto di ridurre il trasporto su gomma a favore di quello su binari; non ambiva a migliorare il trasporto quotidiano dei pendolari; non ricercava l'equilibrio fra collettività e territorio.
Ebbene, un risultato che ha allietato tutti noi ed anche chi in buona fede e con correttezza, sostiene che quest'opera non abbia alternative, è stato l'emendamento della Finanziaria dello scorso anno che ha annullato il Cociv.
In tal modo: comitati, associazioni, Comuni ed Enti, tutti tutori di interessi collettivi, ricuperavano i loro naturali interlocutori, ossia lo Stato e le Ferrovie.
Un attimo di illusione ed eccoci di nuovo immersi nella situazione del 1991.
Voi tutti sapete che sta per rinascere il Cociv. Allora aveva come ostetriche i Bernini, Prandini e Cirini Pomicini; ora ne ha una sola, certo Pietro Lunardi. Tornano a prevalere gli interessi di bottega, la logica del "anzitutto far denaro".
Ho voluto riassumere questa vicenda per evitare errori di impostazione nella battaglia futura. Attenzione all'eterno rischio di batterci affinché una cosa sbagliata venga fatta un po' più in là da casa mia o dal mio Comune, dimenticandoci che tutto il mondo è il nostro cortile.
Questa impostazione sbagliata è ben presente sia tra i Comuni che fra di noi e lo dimostrano le sparizioni di alcuni comitati dopo che il progetto veniva modificato. È inutile e assurdo mettersi a discutere se è meglio la prima o la sesta soluzione per bypassare Novi, se è meglio la galleria, il rilevato o il viadotto; se la linea deve passare di qui o di là.
Ci sono prima due aspetti pregiudiziali da definire: anzitutto, qualcuno deve dimostrare (e non è mai stato fatto) che il rapporto costi-benefici propende per i secondi; che l'opera è assolutamente necessaria; che non esistono altre soluzioni meno disastrose e magari più efficaci (come noi sosteniamo). In secondo luogo, è indispensabile un interlocutore valido, che rappresenti effettivamente lo Stato, le Regioni, i nostri Comuni. Qualcuno che non sia la quintessenza dell'arroganza, qualcuno che non tuteli le mire dei predoni della natura, qualcuno che non anteponga il proprio tornaconto agli interessi della collettività, qualcuno che cerchi con noi una soluzione che sia utile a tutti e con un danno al territorio ridotto al minimo.»

Dal Comitato interregionale "No all'A.V. Mi-Ge"