Dal “SECOLO XIX”

"Alta velocità esplosi i costi - È allarme Terzo valico"

La sintesi dell’articolo è che Luigi Grillo è un bugiardo patentato. Aveva dichiarato che la Corte dei Conti era felicissima dei 500 milioni di euro improvvisati da “papi” per aprire domani i cantieri del Terzo Valico.
La Corte dei Conti accende i riflettori sull'alta velocità ferroviaria, lanciando l'allarme sulla lievitazione dei costi. Il cosiddetto "asse orizzontale"è un progetto del 1992, ma a fine 2006 ha
visto raddoppiare i costi «a circa 32 miliardi di euro» dai 15,5 di origine. Con questo trend, secondo la Corte, il Terzo valico è a rischio.
I giudici contabili sottolineano negativamente, inoltre, anche le contrastanti decisioni del governo Prodi e Berlusconi sui rapporti con il general contractor: il Professore aveva revocato le convenzioni, il Cavaliere le ha ripristinate. Per i lavori, così, ai rischi finanziari si sommano quelli operativi.

Questo l’articolo
“La Corte dei Conti: cambiare rotta per evitare ripercussioni sui lavori Roma. Il completamento dell'Alta velocità ferroviaria rischia di essere un brutto affare per l'Italia se non si mette un po' di ordine negli appalti per i lavori e nel sistema dei finanziamenti. E questo vale anche per il
Terzo valico, la Genova-Milano per cui il governo, sinora, ha trovato solo parte dei finanziamenti: 500 milioni su 5,2 miliardi. Il cartellino giallo e conseguente campanello d'allarme arriva dalla Corte dei Conti: così, è il messaggio contenuto nella relazione sulla gestione finanziaria di Rfi
(gruppo Fs) riferita al 2007, non si può andare avanti.
Lo spettro è quello dei costi gonfiati all'inverosimile e dei tempi di realizzazione che si allungano all'infinito: «La Corte - si legge nella relazione - non può non richiamare l'attenzione sulla straordinaria complessità del quadro che emerge, che deve essere valutato in tutte le
implicazioni, per individuare tempestivamente i possibili rimedi e le scelte più opportune, sia ai fini del contenimento dei costi sia al fine di evitare negative ripercussioni sull'ordinato andamento dei lavori».
Fuori dal burocratese, l'invito è quello di cambiare rotta. Al più presto.
Nel mirino dei giudici c'è in particolare l'asse orizzontale, cioè la Milano-Genova e la Milano-Venezia-Padova. Il progetto, avviato nel 1993, ha raggiunto una lievitazione dei costi
notevole». E la situazione, avvertono i giudici, rischia di divenire «ancora più difficoltosa» a causa della scelta del governo di ripristinare le convenzioni stipulate senza gara con i general contractor. È l'ultimo capitolo di una saga lunga vent'anni e che ha visto contrapposti centrosinistra e centrodestra, governo e società costruttrici.
Tutto ha inizio all'inizio degli anni Novanta: nell'ottobre 1991 e poi il 16 marzo 1992 vengono stipulati i contratti con cui Tav spa assegna i lavori ai general contractor, senza alcuna gara. Una procedura che secondo alcuni sarebbe all'origine del lievitamento dei costi in corso d'opera
dell'Alta velocità ferroviaria italiana: va bene l'orografia particolare del Paese, ma i costi sostenuti per dotare la Penisola dei treni rapidi (32 milioni a chilometro che diventeranno,
presumibilmente, 45 per le linee in corso di progettazione), non hanno proporzione con quelli sostenuti nel resto d'Europa. Francia e Spagna sono ferme a 9-10 milioni per chilometro, che diventeranno 13-15 per le nuove linee. Per questo motivo il governo Prodi aveva cancellato, con una norma contenuta nel decreto sulle liberalizzazioni (le "lenzuolate" di Bersani), i rapporti coi general contractor che, nel caso del Terzo valico, è il Cociv (controllato da Impregilo al 90%).
La norma, contestatissima, era stata prima bocciata dal Tar Lazio e poi "riabilitata" dal Consiglio di Stato. La critica maggiore mossa al ministro Pierluigi Bersani è che i soldi per "risarcire" i general
contractor sarebbero stati di più di quelli che si potevano risparmiare riassegnando i lavori con gara al ribasso. Senza contare l'allungamento dei tempi.

Il governo, però, aveva valutato il valore complessivo dei rimborsi in 240-250 milioni a fronte di un potenziale risparmio di 1,5 miliardi.
Arriva il governo Berlusconi, nuovo colpo di scena: a giugno del 2008 tornano in campo i general contractor grazie all'approvazione di una norma che rende nulla quella contenuta nel decreto Bersani. Sospiro di sollievo dei costruttori e governo che assicura: ora andremo spediti. Ma, nel
frattempo, una lunga teoria di ricorsi (mai decaduti) e incertezze amministrative-operative, denunciano i giudici, appesantisce il proseguimento dei lavori per cui i finanziamenti sono stanziati a "macchia di leopardo".
La Corte dei Conti riferisce in particolare della delibera Cipe del 6 marzo 2009 con cui il governo ha messo da parte due miliardi e 750 milioni destinati all'alta velocità Treviglio-Brescia, Milano-Verona e Genova-Milano. Il valore di realizzazione delle intere opere è chiaramente più alto ma i soldi, è stato detto, saranno stanziati man mano che proseguono i lavori.

Può funzionare? I giudici parlano di «estrema incertezza operativa, che si riverbera inevitabilmente sull'attuazione del piano degli investimenti».
Infine l’Authority pone all’attenzione il fenomeno del subappalto, delle infiltrazioni mafiose e del materiale scadente

«Sulla linea Roma-Napoli all'impresa esecutrice sono stati corrisposti circa 10 miliardi di lire al chilometro, contro un corrispettivo al contractor di 44 miliardi di lire al chilometro», si può leggere nel documento dell'Authority.
Da ieri, il dossier Alta velocità si arricchisce di un capitolo in più.
Non meno sconfortante di quelli che lo hanno preceduto".