Il “porto esteso” da Genova ad Alessandria
DAGLI APPENNINI ALLE ONDE

di A.B.

Naturalmente, dopo le elezioni, è tutto un fiorire di dichiarazioni sulla “necessità urgente del Terzo Valico”, sul fatto che “nulla potrà più fermarlo” (che pensino di sparare a prima vista su chiunque osi presentare qualche dubbio?).
D’altronde ha ragione Antonio Bruno quando con la sua consueta pacatezza afferma che “del resto hanno i numeri (oltre il 95 per cento dei voti) e la totalità del Parlamento, è logico che facciano così” e “in ogni caso hanno stravinto, e le tematiche che ci stanno a cuore non hanno avuto alcun impatto”.
Lasciamo perdere le solite balle sulla assoluta necessità del sesto buco appennico che deve collegarci con il mare e con terre lontane e prendiamo alcuni passaggi di due articoli un po’ più seri, provenienti dall’Authority del porto di Genova, che l’attentissimo Fausto ci segnala
- Repubblica
Il presidente Luigi Merlo e i nuovi vertici dell’Authority del porto di Genova sottolineano l´esigenza di dover uscire da una fase di emergenza, passando al "porto esteso". Diventa quindi obbligatorio ripensare all´idea di porto anche dal punto di vista fisico: non più banchina e cinta portuale, ma mare e suo hinterland, da raggiungere attraverso un servizio ferroviario efficiente. Secondo le prime stime, a 90 chilometri dal porto di Genova sono già oggi disponibili 250mila metri di piazzali ben collegati via treno e in grado di dare spazio a mezzo milione di container. Come dire, un nuovo terminal portuale.
A un porto che in meno di cinque anni potrebbe ambire alla movimentazione di quattro milioni di container (partendo da 1,8 del 2007) è necessario garantire un servizio ferroviario adeguato. La scommessa si gioca quindi sul "ferro", con l´obiettivo di passare dai 35 treni al giorno di oggi ai 65 del 2012 fino ai 125 del 2017, anno in cui si potrebbe in teoria disporre anche del terzo valico. Elementi che inducono l´authority a stimare in sei milioni il traffico di container nel 2020.
- Notizie dal porto -
Secondo le previsioni riportate dal Piano triennale 2008-2011, il traffico di container dovrebbe subire una contrazione rispetto alle stime del precedente documento di programmazione. Quindi, la saturazione del porto di Genova è prevista per il 2014-2015. Si prevede comunque una costante crescita, seppure con tassi minori: per il 2008 il sistema portuale genovese dovrebbe raggiungere 1,9 milioni di teu, che diventeranno 2,9 nel 2012 e 5 nel 2017. In particolare, l'Autorità attende una crescita della domanda nel periodo 2008-2012, grazie anche alla maggiore offerta di strutture. Nel periodo 2012-2017 è prevista l'entrata in funzione del Terzo Valico.
- L’aspetto positivo è che si fanno delle proposte che non si basano esclusivamente sul Terzo Valico; proposte vaghe e discutibili, ma un filo più sensate, come quella di un lungo terminal portuale che va dalle zone transappenniniche (l’Alessandrino?) sino alle onde del mar Ligure, zone che l’autorità portuale definisce ben servite attualmente dalle linee ferroviarie (ma non dicevano che le due linee dei Giovi e la Voltri-Alessandria erano obsolete, inservibili e sature?).
- Altra positività è che per la prima volta si riconosce che sono solo 35 i treni merci da e per Genova (3 ogni due ore). Calcolando che un treno trasporta 35 TEU, giornalmente i container trasportati via ferrovia sono 1225. Se li si moltiplica per un anno si ottiene una cifra di circa 400.000 container (a noi risultano non più di 200.000 !), assai lontana dalle cifre sparate in questi anni. La spiegazione è semplice: lo scorso anno, ad esempio i TEU pieni e vuoti movimentati negli scali di Genova furono 1.800.000. Il 60% prende la via del Nord, gli altri vengono reimbarcati o viaggiano in direzione est e ovest. Del milione e centomila verso nord solo il 10% viene caricato su treni e così... il conto è presto fatto.
- Infine per la prima volta qualcuno (il presidente del porto!) ammette che è in corso una contrazione (che a gennaio era dell’8,1% e a febbraio del 14,7%). Contrazione di cui nessuno parla e che la stessa Authority cerca di oscurare con trucchetti puerili . Ad esempio, provate a cercare i dati del traffico del porto di Genova e noterete che quelli di marzo non sono ancora apparsi e -incredibile a dirsi- quelli di febbraio, che erano stati pubblicati un mese fa, ora sono stati cancellati.
Nonostante le mezze ammissioni sopracitate, il naso dell’Authority continua ad allungarsi ed ecco che saltano fuori le solite “previsioni” sulla saturazione delle linee esistenti prevista per il 2015, una crescita di 100.000 TEU nel 2008, una previsione per il 2012 valutata sui 3 milioni di TEU ( e allora sarà pronto il Terzo Valico) e per il 2017 di 5 milioni di container che richiederanno 125 treni merci al giorno, ossia 90 in più rispetto a quelli attuali.
Ma allora dov’è tutta questa necessità di spendere 5 miliardi di euro per il sesto valico (abbandonando al proprio triste destino di degrado le linee attuali e il trasporto dei pendolari) ?
Nei nostri studi abbiamo documentato che (tralasciando Pontremolese e Savona-Alessandria) le tre linee attuali, senza eventuali raddoppi (che sarebbero da fare) e con semplici ammodernamenti dettagliatamente indicati, potrebbero offrire un incremento di potenzialità nell’ordine di 180 treni al giorno. E più nel dettaglio 70 treni la linea Succursale, 80 treni la linea dei Giovi e 30 treni (come sostiene lo stesso ing Moretti, attuale - ma per poco - aministratore di RFI) la Voltri-Ovada-Alessandria (80-120 treni in caso di raddoppio).

Un’ultima considerazione: resistere all’arroganza del potere, al martellamento servile dei mezzi di informazione, alla evidente mancanza di memoria storica trionfante anche nei ceti più deboli, ai richiami delle sirene del disimpegno, agli inviti a rilassarsi del nostro fegato contratto dalla rabbia, alla tentazione di mandare a farsi friggere tutti coloro per i quali ti sei battuto senza ottenere da loro un filo di impegno di lunga durata, alla vomitevole mentalità da lacchè degli opportunisti è cosa assai difficile, soprattutto in prima battuta. Io non so se ne sarò capace; ma una cosa ho imparato dalle vicende della mia famiglia (a partire dall’arresto di mio nonno nel 1898 all’epoca di Bava Beccaris e dei moti per il pane). Finché hai un cervello che funziona ed è capace di alimentarsi di dati e di produrre ragionamenti autonomi sei salvo e libero.