Quindici anni fa iniziava (luglio 1992) la questione Cociv – Terzo Valico

FACCIAMO IN BREVE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

-Il Governo Prodi, dopo aver definito il Terzo Valico come opera “antieconomica”, lo ha inserito fra le priorità del Dpef con il dissenso dei soli ministri di Rifondazione e dei Verdi
-All’Unione europea è quindi giunta la richiesta di finanziare anche quest’opera (Di Pietro ha chiesto 1830 milioni di euro per quattro interventi, su una disponibilità netta dell’Europa per tutti i paesi aderenti non superiore ai 6 miliardi). L’UE deve decidere entro marzo 2008
-Il costo attuale è di 10.000 miliardi di vecchie lire per 59 chilometri (nel luglio 1992 era di 3.200 miliardi per 124 chilometri da Brignole a Rogoredo
- Il TAR del Lazio - quello che boccia sistematicamente tutti i ricorsi ambientalisti - ha sospeso gli atti conseguenti della legge Bersani che aveva annullato la concessione del Terzo Valico senza appalto
- Dopo il tour de force della potentissima lobbie dei fautori Cociv per ottenere (come infatti è avvenuto) il consenso del Governo, continuano a susseguirsi incontri, dichiarazioni, convegni, pubblicazioni.
- L’euforia del successo ottenuto pare aver annebbiato un po’ le menti poiché si legge che la Vincenzi propone oltre il Terzo Valico anche il porto lungo sino a Ovada e Alessandria;uno studio del Siti preannuncia la necessità di una nuova ferrovia dedicata esclusivamente alle merci; la piattaforma logistica sarà ad Alessandria…ma il giorno dopo si dichiara “No sarà a Novi-Rivalta”.
La Regione Liguria spendacchia soldi per far produrre “voluminosi studi” nei quali si legge che la costruzione del Terzo Valico migliorerà la situazione ambientale dell’intera galassia (i soliti milioni di tonnellate di anidride carbonica prodotta in meno – ora va di moda misurare così l’inquinamento e non con i tumori, le variazioni climatiche, la desertificazione, l’estinzione di specie, ecc). Isfort afferma, in sintesi, che avremo 130.000 occupati in più, che il Terzo Valico trasferirà a Rotterdam 8 milioni di container (ora sono, largheggiando, 200.000).

A questo punto che fare ?

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e tutte le nostre documentatissime argomentazione non vengono assolutamente prese in considerazione; di alternative realmente efficaci per il rilancio del trasporto merci su ferrovia si comincia a fare cenno sommessamente solo da pochi mesi e quindi la strada è lunghissima; le azioni di “massa” sono state simpatiche, originali e costruttive (occupazione del cantiere dei fori pilota a Pasquetta, la marcia dei duemila da Serravalle ad Arquata, ecc), ma senza alcun mutamento fra i signori dei palazzi.
Alla riunione di fine luglio a Rigoroso, su proposta di Stefano Lenzi, è stato deciso di preparare un documento di poche pagine da inoltrare a tutti i parlamentari europei, firmato dalle settanta associazioni che avevano aderito alla marcia di un anno fa e da singoli cittadini.
Se ne riparlerà in una riunione di inizio settembre con l’obiettivo di consegnare, tradotto in cinque lingue, il documento a fine ottobre.