Bersani insiste e ieri ha cancellato il Cociv - commento - in allegato un articolo di tre anni fa sul Cociv
C’È, C’ERA, C’È, C’ERA: CI SARÁ ANCORA IL COCIV?
(da Cronistoria del Terzo Valico)
C’È - Dicembre 1991 viene costituito il Co.Civ per agire da general contractor per la costruzione della A.V. MI-GE. A fianco di Gavio, Del Prato e Ligresti sono entrati il gruppo Gambogi-Ferruzzi e la Montedison. Questi i componenti iniziali del Co.C.I.V.: Grassetto 25%, Del Prato 25%, Itinera 20%, Gambogi 20%, Tecnimont 5%, Cer (una serie di cooperative) 3%, Civ (Manzitti e un gruppo di banche) 2%. Del piano di fattibilità economico-finanziaria nessuna notizia. Il “Sole-24 ore” annuncia che il costo previsto della Superlinea Ge-Mi è di 4.000 miliardi e che la tratta si svilupperà fra Genova Principe e Rogoredo
16 marzo 1992 con delibera AS 1124 le FS affidano al Co.C.I.V. la concessione della linea ad alta velocità MI-GE. Il Consorzio dice che coprirà il 60% delle spese.
C’ERA - Ottobre 2000 su proposta del ministro Pierluigi Bersani, considerato anche che i privati non hanno tirato fuori una lira, viene azzerata la “autoconcessione” al consorzio Co.C.I.V. e si impone di procedere ad un appalto per il Terzo valico, come stabilito dalla normativa europea.
C’È - Dicembre 2001 viene approvata la Legge Obiettivo che introduce corpose variazioni nella normativa per la valutazione ambientale di opere considerate “strategiche” e il Terzo Valico viene inserito in queste. Quindi niente più limitazioni ambientaliste o coinvolgimento delle popolazioni interessate.
17 luglio 2002 con la Legge Obiettivo e l’articolo 10 del Collegato Infrastrutture, la concessione rilasciata al Co.C.I.V. viene riconfermata e il Governo Berlusconi, tramite il suo ministro Lunari, annulla la revoca dell’ottobre 2000. L’Autorità Antitrust boccia tale decisione poiché le nuove normative sono in contrasto con le leggi comunitarie in materia di appalti pubblici. Anche la Comunità europea assume lo stesso atteggiamento, ma il Co.C.I.V. continua ad apparire in tutti i documenti e progetti. Non si è in grado di quantificare quanto sia costato allo Stato l’esistenza di questo Consorzio spuntato fuori all’epoca dei Bernini, Prandini, Necci, Cirino Pomicino, Zamorani, Lodigiani, Balzamo, Dell’Urso e company. Certamente gli oltre 120 miliardi dei fori piloti e almeno altri 250 miliardi dei quattro progetti, carotaggi, convegni, pubblicazioni e …annessi e connessi. Certo è che da parte dei privati non è stata sborsata neppure una lira.
C’ERA - 25 gennaio 2007
Si sapeva che Bersani stava rimasticando la sua vecchia proposta dell’ottobre 2000 e infatti c’erano pressioni per avviare almeno un cantiere, azionare una ruspa, dare aria a un foro pilota. Ultima disperata manovra di lor signori il tentativo di dimostrare che la storia del 60% da parte dei privati non era quella grossa balla che tutti conosciamo ed ecco la proposta recentissima del CO.FER.GE.MI (Il Terzo Valico lo facciamo e lo paghiamo noi Impregilo, Condotte e Banca Intesa…poi lo Stato ci restituisce il tutto con gli interessi in cambio di utili di gestione che non ci saranno mai).
Nell’ambito della “lenzuolata” del 25 gennaio appare anche IL BLOCCO DI TUTTI I LAVORI TAV ASSEGNATI DIRETTAMENTE E NON ANCORA AVVIATI ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA PRESENTE LEGGE. IN FUTURO PER QUESTE TRATTE SI DOVRÀ PROCEDERE AD APPALTI EUROPEI. Quindi per le tratte Milano-Genova e Milano-Venezia le autoconcessioni vengono annullate. In teoria il COCIV (che prima era in mano alla Montedison, poi a Ligresti-Gavio, poi al solo Gavio, poi alla Impregilo e ora ai nuovi proprietari della Impregilo) conterebbe come il due da picche.
Ma, chissà !
Anzitutto questo Cociv dà dei punti a Lazzaro perché è risorto varie volte e a distanza anche di mesi e non di soli 4 giorni. E infine c’è la storia della richiesta rimborso spese sostenute (sarebbe interessante vederne la documentazione) per circa 500 milioni di euro.
Cociv e Bersani- 28 gennaio
A parte la Liguria nessuno si è accorto che la “lenzuolata Bersani”
ha un enorme pregio: imporre le gare d’appalto alle grandi opere
Giovedì 25 ho inviato agli amici del nostro sito www.comitatiscrivia.it il commento su STOP AL COCIV. Per non so quale motivo nessuno l’ha ricevuto, a parte Ambiente Liguria a cui l’avevo inviato senza allegato.
Ve lo rilancio come allegato a questo messaggio (“C’era il Cociv”), unitamente all’allegato “C'era una volta il Cociv” e infine ad un terzo allegato costituito da un articolo di Stefano Lenzi apparso su Carta.
Un solo cenno alle reazioni.
Il Secolo XIX ha dedicato la prima pagina alla vicenda, con una serie di richiami all’interno. Indignazione, stupore, tragedia. Non una sola riga dedicata alle ragioni di chi si oppone a questo sesto valico assolutamente inutile e disastroso. Non una sola riga dedicata al perché Bersani abbia proposto di cacciare i privati da una opera che sino ad ora è a totale carico dello Stato.
Ed eccoli lì tutti a stracciarsi le vesti e a piangere sciagure immense. E nel coro anche molti esseri agganciati al potere del centrosinistra. Chi ha raggiunto il massimo è ovviamente Luigi Grillo che ha definito la proposta di Bersani “un disastro” senza avere il benché minimo dubbio sul fatto che se la Liguria è soggetta a disastri lo deve spesso alla sua presenza, anzi no, perché al di là della immediata incavolatura a leggere quanto Gigetto afferma ci rendiamo subito dopo conto che spesso è (quasi) più divertente del suo omonimo Beppe, con motivazioni esattamente opposte.
Leggevo sull’Unità di ieri una intervista a Bersani, nella quale il ministro si rammaricava del fatto che tutti avessero notato l’ovvia soppressione della gabella della ricarica telefonini e che nessuno ponesse in evidenza una delle misure più serie, ossia l’eliminazione dei residui della grande truffa di fine 1992 elaborata da Necci, Cirino Pomicino, Pre(a)ndini e Bernini, quella della autoaggiudicazione, senza alcuna gara di appalto, da parte di privati di opere a carico dello Stato.
Si sbaglia! In Liguria e in tanti altri camarille piemontesi, venete e lombarde è stato notato (e come!) che Bersani cerca di togliere il babà della Mi-Ge e della Mi-Ve dalle fauci vogliose di affaristi, imprese con il pelo sullo stomaco lungo mezzo metro e politici annessi e connessi.
È di questa mattina la ripresa delle dichiarazioni di Burlando. Tutti i giornali mettono in risalto il suo “disaccordo sul metodo, perchè la Regione non è stata interpellata”, «Hanno voluto mischiare barbieri, ricariche telefoniche e grandi infrastrutture senza consultare le Regioni, che hanno
competenza in materia di grandi opere. Per questo dico che è un pasticcio. Ma il decreto deve andare in conversione, quindi è ancora possibile intervenire».
Burlando sapeva benissimo, come lo sapevamo noi, che Bersani e tanti altri volevano riprendere l’opera moralizzatrice (a livello di gare di appalto) intrapresa nel 2000 e che un anno dopo Lunardi affrettò ad annullare, e quindi non venga a menar il can per l’aia.
Ma a parte questo, si nota che nessun giornale, eccetto uno, ha riferito sul resto della dichiarazione di Burlando, ossia “Tutto sommato il governo qualche ragione ce l’ha quando parla di obbligatorietà della gara. È fuor di dubbio che affidare un’opera da 5 miliardi senza una gara internazionale non appartiene alle logiche di un paese normale. Paghiamo un retaggio dell’alta velocità di Necci. (nota dell’estensore: ho ancora vivissimo il ricordo di quel convegno al festival dell’Unità di Modena durante il quale Burlando, allora ministro ai trasporti, e Necci – un mese prima dell’arresto – si abbracciavano e si inzuccheravano a vicenda). Quella legge fu approvata poche ore prima che l’Ue diramasse una direttiva vincolante sugli appalti pubblici. Insomma, è colpa nostra fino ad un certo punto”.
Le dichiarazioni di Burlando e tutti gli altri commenti si concludono poi che la lagna del: proprio adesso che tante imprese benemerite e banche filantrope avevano deciso di fare, pagando tutto di tasca propria, questo dono di Dio che è il Terzo Valico.