Antonello Brunetti - 8 gennaio 2007
LA TAV, CACCIARI, LIBERAZIONE E NOI
Il deputato Paolo Cacciari sta finalmente ponendo le richieste giuste sulla TAV, a cominciare dalla richiesta di una Commissione di inchiesta.
Ci si accorge che non c’è nulla di nuovo sotto il sole e la gigantesca truffa era già chiara nel 1993 quando “Liberazione” smascherava il bluff (veramente lo aveva fatto un anno prima Manuela Cartosio in un articolo sul “Manifesto”) e prima ancora, nel 1991, parecchi di noi che, in tanti posti della penisola, avevamo sentito al fiuto un repellente odore di marcio.
Per Paolo Cacciari, capogruppo del Prc in commissione Ambiente della Camera, l’«affaire Tav» è uno scandalo finanziario che non ha precedenti nell’Italia repubblicana. E i 13 miliardi di debiti accumulati sono destinati ad aumentare.
Cacciari dichiara: “Già dai primi anni Novanta si poteva prevedere un dissesto finanziario enorme per le casse dello Stato. In barba alle normative europee sulla trasparenza e sulle gare pubbliche le opere vennero assegnate a trattativa privata a general contractors che a loro volta subappaltarono i lavori e la gestione senza limiti di spesa. Anzi, con costi esorbitanti, anche cinque volte rispetto a quelli preventivati.
Poi i privati si sono defilati, lasciando allo Stato l’onere di ripianare i debiti.
La situazione è precipitata con il governo Berlusconi e con la legge Obiettivo sulle grandi opere. Come ha scritto giustamente Ivan Cicconi si è riusciti addirittura a nascondere sotto il tappeto del bilancio dello Stato la montagna di debiti che il sistema stava producendo.
La Tav rischia di essere una di quelle opere che sbanca lo Stato. Lo dimostrano anche precedenti europei. Quali ad esempio il tunnel sotto la Manica che ha fatto fallire tre società che hanno portato i loro libri contabili in tribunale.
Per quanto riguarda l’unica opera che è già in corso, la Roma -Napoli, la gestione è già in deficit. Quindi non solo lo Stato dovrà indebitarsi per pagare i capitali prestati ma anche per accollarsi gli oneri della gestione. Tutti i contribuenti italiani saranno costretti a mettere mano al portafoglio per regalare a pochi privilegiati il sogno di viaggiare più veloce.
A questo punto il nodo da sciogliere è politico.
Nella Finanziaria, all’ultimo momento, sono state inserite quote per la Tav e ciò senza che ci fosse data l’opportunità di avanzare critiche o dubbi. Ho l’impressione che il governo abbia utilizzato questo escamotage proprio per evitare la discussione, per mettere una toppa riparatrice. Ma questa
toppa non tiene, non è morale che venga messa senza che i contribuenti italiani conoscano l’entità del disastro economico.
Come Prc abbiamo già proposto una legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sull’alta velocità. Ma nell’immediato chiederemo al governo una moratoria generale su tutte le nuove opere della Tav”.
Finalmente si parla chiaro, come ha parlato chiaro oggi il ministro Ferrero che ha dichiarato: “ La Torino-Lione c’è già, c’è una splendida linea a due binari che aspetta solo di essere potenziata!”
NOI
Ci fa piacere che finalmente qualcuno legga ciò che era stato scritto 14 anni fa. Vi chiedo scusa per la vanagloria, ma vorrei ricordare anche quello che noi, nel nostro piccolo, facevamo e dicevamo. Non è per avere la primogenitura, affatto; ma per toglierci una piccola soddisfazione su una colossale truffa che abbiamo denunciato per 15 anni producendo materiale, mai contraddetto, che riempie dodici falconi di 15 cm ciascuno.
A tal fine due sole autocitazioni:
Agosto 1992: Osservazioni sul progetto Cociv – Supertreno Milano-Genova / Premessa redatta da Alberto Santel. Dopo aver spiegato il meccanismo truffaldino dell’autoaggiudicazione dei lavori senza appalti e sulla base di dati fasulli, si afferma che:
“Anche per questa linea, come per tutto il resto della TAV, è chiaro che si vuole evitare qualsiasi controllo a livello parlamentare e lasciare alle imprese ogni decisione su progettazione, costruzione e sfruttamento economico. Risulta difficile esprimere in termini non di insulto grossolano l’indignazione che si prova leggendo questi studi preliminari ove mai, in nessuna pagina, viene indicato un numero che dica quanti passeggeri e merci hanno utilizzato strade e ferrovia in un determinato periodo verificabile. Vengono sempre e solo utilizzate stime ed estrapolazioni di dati, oppure ipotesi per nulla giustificate.
La linea Milano - Genova presenta tuttavia peculiarità tali da far ritenere agli scriventi che il luogo più indicato in cui dibattere della possibilità o meno di realizzarla debba essere l’aula di un Tribunale e non il Servizio di V.I.A. del Ministero all’Ambiente e che l’unica replica o richiesta da inoltrare ai proponenti di questa operazione sia quella di gridare loro: «In galera!»”
Settembre 1992: Dal volantino SEDICI BUONI MOTIVI PER DIRE NO AL SUPERTRENO, redatto dal sottoscritto insieme agli amici vogheresi Baldo Romeri e Francesco Barbieri.
“4° motivo - Il tanto reclamizzato intervento dei privati al 60% si ridurrà poi in pratica, come già avvenuto per le autostrade, con il far gestire dai privati risorse pubbliche con nessun controllo sulla correttezza della spesa. Si dice che lo Stato coprirà “soltanto” il 40% a fondo perduto e quindi non ha alcun diritto di metterci il becco, però lo Stato (fonte “Il sole 24 ore”) fa da garante presso le banche, si accolla gli interessi per i mutui fatti dalle imprese, paga interamente la spesa del materiale rotabile e dei locomotori, si occupa totalmente delle stazioni, concede gratis la Firenze-Roma pagata in blocco dallo Stato, coprirà tutti gli eventuali e provabilissimi disavanzi di gestione. Insomma in tal modo lo Stato interverrà non al 40 bensì all’80%. Con questa menzogna, architettata dalla banda dei quattro (Necci, Bernini, Prandini e Cirino Pomicino), è stato possibile affidare l’Alta Velocità a un consorzio preconfezionato, senza lo svolgimento di alcuna gara di appalto. E sarà da verificare in futuro quanto realmente metterà il Cociv per i 126 chilometri della Milano-Genova e se i costi complessivi saranno realmente di 3.200 miliardi.
Insomma, in poche parole, allo Stato i rischi, ai privati i profitti, ad alcuni politici le tangenti e a tutti noi i costi”.