DUE CONSIDERAZIONI PERSONALI SUL TERZO VALICO
di Antonello Brunetti

In vista della riunione di venerdì 20 ottobre a Rigoroso vorrei fare un paio di riflessioni a ruota libera su cosette varie emerse in quest’ultimo mese in merito alla TAV e al Terzo Valico; una di carattere generale e l’altra più nel dettaglio..
1- La nostra opposizione
alla TAV, al ponte di Messina, al Terzo Valico, agli inceneritori, ecc. non è assolutamente mera difesa di interessi personali (la cosiddetta NIMBY) o localistici;
neppure si tratta solo di lotte legate alla difesa di un territorio;
non sono solo frutto di indignazione moralistica dinanzi a sprechi, a evidenti incapacità o luridi interessi privati favoriti da altrettanto luridi politicanti.
Quando si va a Roma a manifestare, come avvenuto qualche giorno fa, non è per difendere interessi corporativi o per pagare meno soldi (come avvenuto nella manifestazione dei professionisti), e non si chiede solo l’abolizione della Legge Obiettivo, sulla quale sembra che buona parte del Governo si stia adagiando e faccia sonni profondi. Una legge che avrebbe dovuto, per la sua evidente mancanza di democraticità e perché trasuda arroganza, essere eliminata entro i primi 100 giorni di governo (e invece è sempre lì e dobbiamo andare in 10.000 a Roma per suonare la sveglia!).
L’essenza che anima le nostre battaglie è la critica radicale ad un modello di sviluppo che pensa al territorio, all’acqua, all’energia, ai beni comuni come se fossero pacchi da consegnare alla fame predatoria del capitale finanziario e agli avvoltoi dell’umanità.
Ultimamente sta avanzando un disegno terrificante: fare dell’Italia del declino morale e culturale una grande piattaforma logistica per la circolazione delle merci nell’Unione europea, coprendo il territorio di autostrade, di alta velocità, di centrali, di inceneritori, di cemento e capannoni. Consegnando contemporaneamente acqua, energia, rifiuti, territorio a chi ha a cuore esclusivamente il proprio profitto.
Di ben altro ha bisogno questo Paese.
Quando affrontiamo battaglie che comportano anche sacrifici, ostilità, perdita di buonumore lo facciamo non per carrierismo, non per metterci in mostra, non per tutelare interessi di parte.
Lo facciamo perché siamo consapevoli che questo Paese ha urgenza
- di un’unica grande opera: la manutenzione idrogeologica del territorio;
- del risanamento manutentivo del patrimonio artistico e architettonico;
- di un Piano Energetico Nazionale che si ponga l'obiettivo del risparmio energetico, dell'uscita dalla dipendenza dalle fonti fossili, della diffusione delle fonti alternative;
- di un Piano dei trasporti che sposti il trasporto merci su ferrovia e che parta dalla mobilità pendolare e dalla vivibilità cittadina;
- di un Piano dei rifiuti che faccia delle "4 R" (riduzione, riuso, riciclo, recupero) le proprie linee guida ;
- di una nuova Legge quadro sull'acqua come bene comune.
Ognuno di noi può aggiungere anche altro, ma basterebbero queste sole voci, lo capite benissimo, a renderci sovversivi, rivoluzionari, pericolosi per chi considera la politica solo come mezzo per fare affari.
È per questo che gli ambientalisti fanno paura a lor signori, come un secolo fa avveniva nei confronti dei bolscevichi che, (orrore!), chiedevano la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Li temono il doppio perché chiedono anche la fine dello sfruttamento dell’uomo su tutto il resto della Natura.
Anzi li temono il triplo perché sostengono che non hanno nessuna intenzione di affidare alcuna delega e che intendono riconquistare la democrazia come spazio pubblico e perenne.