da “Repubblica”, 7 agosto 2006

APPENNINO IL CUORE SEGRETO
di PAOLO RUMIZ

Tra acque e memorie perdute
Ottavo giorno, dove la Topolino attraversa il Mugello. E scopre che i torrenti sono stati inghiottiti dai lavori per l'Alta velocità. Si scollina a Predappio, meta di pellegrinaggio per i nostalgici del Duce.

Conca del Mugello, notte fonda e uno strano silenzio attorno al podere Macerata, località San Giorgio di Luco. Un silenzio che tiene svegli. Contro la finestra aperta c'è il profilo del mio compagno di viaggio che sibila regolare nel letto. Fuori, il bosco di castagni, il fienile col trattore, la Topolino coperta con un telo, il roseto. Ha piovuto nel pomeriggio, il Mugello ha un profumo umido di campagna vera, fieno e letame, niente a che fare col Chianti griffato dei ristoranti su prenotazione. Canto di grilli, stormir di fronde, ma alla notte manca qualcosa.

Al mattino, Federico e Annamaria, padroni del posto, danno un volto alla mia inquietudine. Il Mugello ha perso i suoi torrenti. I greti sono asciutti. Gli abeti disidratati. I fiumi desaparecidos. I pozzi a secco. Una catastrofe, consumatasi in pochi anni, da quando la "talpa" dell'alta velocità ferroviaria ha bucato la pancia dell'Appennino risucchiandone le acque profonde, gli immensi laghi sotterranei, le falde e le risorgive. Mi portano a vedere: il pozzo è vuoto, il marroneto a secco, il torrente ridotto a un rigagnolo, il terreno accanto addirittura sprofondato di qualche metro.

Sulla mappa trovi acque dai nomi favolosi. Ma prova a evocarle: non ti risponderanno. Fonte al Ciliegio! Assente. Fonte della Canina! Assente. Fonte Frassineta! Assente. Fonte di Fosso Lupaio! Assente. Torrente Bagnone! Assente. Fiume Rovigo! Assente. Qui ogni casa aveva la sua sorgente. Ma poiché ogni sorgente aveva il suo santo protettore, ora senz'acqua anche i santi se ne sono andati. Dei in esilio. Persino la Madonna dei Tre Fiumi, sulla strada per Marradi, ha perso il senso del nome. S'affaccia su un territorio senza voce.

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Angelo Paoli faceva l'idraulico. Ora che è in pensione va a caccia di acque perdute. Le annota con precisione notarile. Torrente Veccione, sotto la badia di Santa Maria di Moscheta, scomparso. Torrente Carpine, scomparso. Torrente Erci, ricco di gamberi, scomparso. Torrente Rampolli, dalle acque classificate a salmonidi, scomparso. Torrente Bosso, dai sette leggendari mulini, scomparso pure lui. Mi mostra un serpente boa di plastica nera che traversa i boschi del Poggio Rotto. È il tubo con cui fino a ieri la Tav ha pompato acqua per tenere in vita i torrenti. Oggi è lì, contorto e abbandonato. Nessuno pompa più niente.

Vengono le università, arrivano i soloni con i politici e i cortei di auto, si fanno conferenze e consulti milionari sull'acqua che non c'è, ma nessuno fa l'unica cosa necessaria: una valutazione d'impatto ambientale. La fregatura è che non hai un nemico con cui prendertela. La Toscana è di sinistra, il Mugello pure. La Tav neanche parlarne, tutta di sinistra anche lei, nata sotto il governo Amato. Incontro Piera Ballabio, combattente anti-Tav da prima linea. Racconta: "Me li ricordo bene i sindaci contrari. Li chiusero in stanze separate al ministero e uno a uno li costrinsero a firmare".