Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera che dà il via libera all'opera
TERZO VALICO DEFINITIVAMENTE APPROVATO
Se non si farà verranno pagate centinaia di milioni al Cociv

Questo quanto annunciano i giornali a fine agosto, ponendo in particolare risalto che il "no" alla realizzazione del Terzo valico ferroviario pronunciato dal ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ai primi di agosto rischia di costare parecchio a Rfi-Tav, società delle Fs e di conseguenza allo Stato che la controlla. E ciò come risarcimento per i mancati profitti.
Il 25 agosto è stato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, con la quale viene approvato il progetto definitivo di Terzo valico. Delibera che ha ricevuto anche l'approvazione della Corte dei conti che l'ha registrato il 26 luglio scorso.
A questo punto dunque il progetto in questione ha completato l'iter di approvazione e dal punto di vista amministrativo tutti i soggetti coinvolti sarebbero chiamati ad avviare l'opera. È vero che manca il progetto esecutivo, ma la legge obiettivo per il Terzo Valico, nonostante le nostre richieste, è rimasta tranquillamente sotto la cupola di quella legge e pertanto le Amministrazioni comunali non verranno più sentite: Grazie per questo esempio di democrazia cari Borioli, Filippi, Bresso e company!
Non sappiamo sulla base di quali norme Il Corriere mercantile sostiene che il Cociv - costituito ad hoc nel 1991 e attivo da 15 anni, sia pure con la pausa Bersani - qualora il Terzo valico venga cancellato per una scelta del governo può a tutti gli effetti esigere risarcimenti pari al 3% del totale del costo dell'opera (4,96 miliardi di euro) per le spese sostenute e per i mancati profitti. L'approvazione sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato e consente la realizzazione di tutte le opere previste nel progetto approvato.
La Gazzetta Ufficiale spiega poi che "gli aspetti finanziari sono disciplinati" in particolare "dall'articolo 1 comma 79-84 della legge numero 266/2005)" Cioè la norma che stabilisce l'incorporazione di Ispa (società alla quale era stato affidato il compito di emettere i bond per finanziare il valico) nella Cassa Depositi e prestiti e concede a Fs "o società del gruppo (leggi Rfi-Tav) contributi quindicennali (già inseriti nella passata finanziaria) per la prosecuzione degli interventi relativi al sistema alta velocità/alta capacità nonché ulteriori contributi per i
finanziamento delle attività preliminari e delle attività e lavori da avviare in via anticipata per le linee MI-GE e MI- VERONA."
Sostanzialmente, tramite il marchingegno della legge obiettivo, a cui nessuno del nuovo governo ha per ora posto rimedio, il progetto del Terzo Valico ha completato il suo iter dopo 15 anni e quattro bocciature.
Se da un punto di vista amministrativo si è arrivati in fondo, va detto che i soldi sono pochissimi visto che i finanziamenti a cui fa riferimento la Gazzetta ufficiale sono in realtà costituiti da una cifra complessiva in ben 15 anni di euro 104 milioni, di 8 milioni di euro nella Finanziaria 2006 e di uno stanziamento una tantum di euro 329 milioni a carico delle Ferrovie per le opere compensative e preliminari.
In tutto, a farla grassa, 441 milioni di euro, ossia l’8,8% di quanto necessario.
Di conseguenza occorre alla Cassa depositi e Prestiti un decreto del consiglio dei ministri per l'avvio del finanziamento e la concessione dell’emissione dei bond.
Ma come è possibile fare un decreto del genere con gli Amministratori delle ferrovie che dichiarano più che sufficienti le linee attuali, con una previsione di redditività non superiore al 10 per cento, con la constatazione che non esistono né saturazioni né boom di traffico, con un declino rapidissimo delle linee ordinarie su cui occorre intervenire, con un ministro alle infrastrutture che ha dichiarato il suo No!? Ma chi è così pazzo da acquistare bond del genere?
È chiaro che per questo passaggio è necessaria la volontà politica del governo. Volontà che secondo quanto ha detto recentemente Di Pietro al momento non c'è..
Intanto il Cociv, ora assorbito dalla Impregilo, da parte su fa sapere di avere speso in questi 15 anni una somma di circa 800 milioni di euro.
Andando a spanne 800 milioni di euro equivalgono a 1600 miliardi di lire, Ricordiamo che inizialmente il progetto 1992, 129 chilometri da Genova a Milano, era previsto per una cifra complessiva di 3200 miliardi di lire.
Il Cociv, quindi, avrebbe speso in carte, scatoloni, convegni, riviste patinate, rinfreschi, consulenze, rilievi, qualche buco nel terreno, spese di rappresentanza, oliature ingranaggi, circa la metà di quanto occorreva per concretizzare l’intera opera!?
Ci pare un po’ esagerato…o sbagliamo?
Con 800 milioni di euro disponibili, fra il 1992 e il 1995 si sarebbero potute eseguire tutte le opere migliorative che noi abbiamo proposto sulle due linee dei Giovi e sulla Voltri-Ovada con aumento netto della potenzialità trasporto merci e soprattutto un più efficiente servizio per i pendolari.
Vorremmo anche ricordare che su una nostra pubblicazione del 1999 registravamo che lo Stato aveva già versato al Cociv 150 miliardi e che il Cociv doveva introitare altri 110 miliardi per i due fori pilota bloccati dai carabinieri e dal Ministero.