LA SOLCHEM SE NE VA?


In occasione di un recente incontro avvenuto all'Unione industriali di Voghera fra la Solmag - ex-Solchem - e i sindacati della chimica, i dirigenti della ditta che doveva sostituirsi alla Cerestar avrebbero fatto affermazioni di una certa importanza.
Anzitutto la produzione principale, quella del fenile acetone, non ha mercato e quindi, a marzo, quando i magazzini di deposito saranno colmi, verrà sospesa. La seconda produzione sta per essere trasferita allo stabilimento principale di Mulazzano. Nessun cenno alle altre due attività previste nell'accordo del 2000 (farmaceutica e ricerca). La centrale Edison ormai è sfumata. Rimarrebbe quella apparentemente più remunerativa, lo smaltimento di rifiuti liquidi speciali e pericolosi per conto terzi.
Nonostante la forte opposizione del Comitato di cittadini, promotore della famosa Marcia per la salute del maggio 2002, da Castelnuovo a Voghera, e dei Comuni di tutta la zona, la Solchem da un paio d'anni ha l'autorizzazione regionale e provinciale per procedere allo smaltimento. È vero che il Comune di Casei non è d'accordo e che ha posto una serie di pesanti controlli (previsti dalla legge) che intende far rispettare; ma, volendo, la ditta avrebbe potuto procedere alle trasformazioni indicate e passare a smaltire 40.000 tonnellate annue di reflui.
Pare ora che i costi del trattamento risulterebbero superiori a quelli che la ditta sopporta smaltendo altrove. C'è da chiedersi - sostiene il sindacalista CGIL Mercuri- "se erano necessari ben quattro anni per accorgersi che l'operazione aveva dei margini economici così ristretti". Quindi la "quinta gamba" come venne definita durante una assemblea a Casei da un dirigente Solchem, quella più importante, forse era stata presa un po' sottogamba per quanto riguarda i costi derivanti dal rispetto fedele della normativa in materia di depurazione di sostanze così complesse e varie.
Si dice che ci sarebbero addirittura difficoltà a smaltire quel minimo di reflui derivanti dalla produzione interna.
Insomma il piano di recupero della Cerestar, che prevedeva una serie di attività e ben 180 dipendenti, si risolve oggi con una ventilata ipotesi di Cassa integrazione, dopo marzo, per i circa venti operai della Solmag di Casei. E non si venga a raccontare che la colpa è dei Comuni e dei Comitati, come sostiene qualcuno. Questi hanno fatto il loro dovere di tutelare i cittadini e l'ambiente in cui vivono, accettando gran parte della produzione e rifiutando o chiedendo rigidi controlli su quanto avrebbe potuto mettere a rischio la qualità della vita.
Da due anni la Solmag può procedere e quindi faccia una attenta analisi sulle proprie capacità di programmazione. Non ha senso trovare un capro espiatorio nei Comuni o nelle quattro persone che vennero citate a giudizio e devono ancora oggi affrontare una lunga causa legale semplicemente perchè, forse, fra i duemila della marcia, erano quelli che "gridavano più forte" il loro dissenso.