INTERVENTO di Antonello Brunetti a
CASTELNUOVO 22 NOV. 2002
NON CI LASCEREMO RUBARE IL FUTURO

Non è mio compito, e non è mia intenzione, riprendere il discorso sui temi della difesa ambientale, della tutela della salute, della salvaguardia delle attività agricole, del NO alla prospettiva di diventare una TERRA BRUCIATA.
Non è mia intenzione riprendere il discorso sul perchè è assurdo prevedere un aumento di produzione di migliaia di megawatt in zone assai ristrette, prevedere di concentrare ben 40.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi in una delle zone più ricche di acqua pura di tutta Italia. E, più in generale, ritornare sul fatto che è una pazzia che a decidere tutto questo siano delle aziende private e non una seria programmazione statale.
Abbiamo emesso decine di comunicati, scritto una infinità di articoli, ci siamo dovuti attrezzare per divenire esperti in problemi energetici, abbiamo prodotto relazioni e controrelazioni, abbiamo partecipato a convegni, ci siamo riuniti in più di un centinaio di occasioni, abbiamo organizzato assemblee accompagnate da lunghi e defatiganti dibattiti, abbiamo creato una simpatica e gioiosa Marcia per la salute. Di conseguenza abbiamo deciso, visto che i tempi sono strettissimi, che questa serata costituirà un momento esclusivamente comunicativo e operativo, come i comizi di un tempo, e che come tale non sarà abbinata a disquisizioni su quale via intraprendere, bensì ad assumere decisioni e linee di condotta future.
Ora il mio compito è quello di spiegarvi perchè e come la Solchem-Sir ha deciso di citare a giudizio quattro persone e il Comitato intercomunale formatosi due anni fa. Ovviamente non sfiorerò neppure aspetti che sono esclusivamente in mano agli avvocati, sia per il dovuto rispetto alle competenze altrui sia per la mia totale mancanza di cultura giuridica. Una sola cosa voglio premettere. quanto vi dirò sarà da ascrivere a mia esclusiva responsabilità.
Non so dirvi perchè quelle specifiche quattro persone e perchè proprio quattro; ma non è questo il punto: quello che dobbiamo capire è perchè la Solchem ha deciso di far ricorso a un'arma così odiosa come la citazione in tribunale.
La risposta, a mio avviso, scaturisce dalla lettura del punto quattro indicato nel volantino che vi è stato distribuito.
Nella citazione si legge "Ci sia consentito rilevare un'intima connessione tra il Comitato ed un particolare ceto imprenditoriale-politico" Più avanti "la perseveranza di una opposizione senza quartiere non può trovare supporto nella ricerca della tutela della pubblica salute e del territorio".
Questo significa che per lor signori se noi ci battiamo così tenacemente lo faremmo perchè siamo foraggiati da qualche organismo speciale, forse dalla Spectro di James Bond, o da maligni ceti imprenditoriali. Secondo loro alla base di tutto c'è certamente una motivazione concreta; forse pensate a preistorici ideali di solidarietà, di senso della comunità, di legame con la propria terra, di preoccupazione della salute, anche altrui, di amore per la natura? Ma siete pazzi! Queste per lor signori sono buffonate; qual è per lor signori l'unico supporto all'agire umano? Ebbene, l'avete capito: per loro, se ci siamo battuti con perseveranza per due anni, la motivazione sarebbe da ricercare nel fatto che circolava della moneta!
Probabilmente è abitudine di lor signori dire sogghignando che tutti sulla terra sono comprabili e di conseguenza applicano i loro schemi mentali a tutti, anche a noi. Questo sarebbe il loro modo di ragionare ed ecco perchè pensano di intimidirci, di spaventarci, di farci desistere ricorrendo ad una azione forte che ti colpisca sotto l'aspetto economico. Ecco perchè ripetutamente accennano a montagne di denaro che alla fine quantificano in alcuni milioni di euro.
Volevano spaventarci, ma non è stato così e, una volta formato il collegio di difesa, non abbiamo cessato un momento di continuare la nostra azione corretta, pacifica e argomentata come sempre.

Lor signori sostengono che "senza remore il Comitato fornì notizie mendaci quali il messaggio dell'installazione da parte della Solchem di un impianto di TERMODISTRUZIONE".
Noi abbiamo sempre definito l'impianto Solchem come uno "smaltitore di reflui speciali e pericolosi", come indica la stessa ditta nei suoi progetti, e mai come un termodistruttore.
Solo in un caso viene così definito e se c'è qualcuno in questa sala emissario della Solchem vada per favore a riferire e la inviti a procedere.
Viene definito così nel telegramma inviato dal Prefetto di Alessandria alla presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell'Interno Dipartimento P.S. del 20 aprile 2002, su cui si può leggere:
LEGGERE
Ebbene, cari signori, avete sbagliato indirizzo. Se proprio volete accusare qualcuno di calunnia, o almeno di diffusione di notizie false, rivolgetevi ad altri.

La citazione afferma che "attraverso volantini il Comitato rappresentò la necessità per la cittadinanza di munirsi di maschere per respirare". E' vero, abbiamo prodotto volantini, ma è forse reato diffondere volantini? E' reato produrre un volantino con l'immagine di una mascherina e la scritta : " Tra qualche tempo sarà più difficile dar voce alla tua protesta. Fai sentire ora la tua voce" ?
E' reato aver indossato durante la Marcia per la salute mascherine da verniciatori per evidenziare le nostre preoccupazioni per le emissioni di ossidi di azoto e di carbonio che potrebbero emanare da un ammasso di ben tre centrali termoelettriche ?
La citazione sostiene che il "Comitato con la propria pervicacia ha tentato di frapporre ostacoli all'avvio della Solchem tant'è che, a mesi di distanza, la ditta non è in possesso di alcun provvedimento autorizzatorio".
Ma cosa dite cari signori? A parte il fatto che Voi, al momento della consegna della citazione, avevate già in tasca da quattro giorni l'autorizzazione della Regione Lombardia, non siamo noi che abbiamo bloccato l'attività della Solchem ma Voi stessi. Noi avevamo detto quattro SI alle varie attività prospettate dalla industria chimica Solchem; ma non ci pare che abbiate dato corso in toto alla produzione, anzi chi passa davanti alla vostra azienda riceve una impressione di grande desolazione. Perchè non riordinate l'ex Cerestar e partite in pieno a quattro zampe. Noi avevamo detto di Si all'impianto di smaltimento dei vostri personali reflui interni e detto un NO secco a quella che voi avevate definito la quinta zampa, ossia lo smaltimento di reflui per conto terzi, questo grande affare per voi, questo immenso rischio per noi.
Voi, in data 12 febbraio 2001, avevate dichiarato di poter camminare anche con sole quattro zampe, ma così non è stato e non certamente per colpa nostra.
Se poi l'autorizzazione dalla Regione Lombardia non è giunta con la sollecitudine che voi auspicavate, cosa c'entriamo noi ? La Regione Lombardia non ci ha mai ascoltato, non ha mai dato risposta ai sindaci che ci rappresentano, ha ignorato le richieste di coinvolgimento presentate dal presidente della nostra Regione. Nella delibera della Regione Lombardia non c'è una parola sull'esistenza di Comitati dissenzienti. Insomma se c'è una cosa certa questa è che noi contiamo meno del due da picche per la Lombardia.
Di conseguenza se proprio avete bisogno di alcuni milioni di euro per il mancato avvio di una attività produttiva, dovete rivolgervi, anche in questo caso, a qualcun altro.

Infine ci accusate nella Vostra citazione a giudizio di "aver fatto ricorso ad esposti, denunce, stampa e volantinaggio, utilizzandoli come strumenti di lotta anzichè come benefici stimolatori di controllo e di verifica".
A questo punto penso di avere le traveggole: articoli e volantini diventano armi micidiali ! Ma cosa vi aspettavate? Che utilizzassimo i volantini per farvi aria come tante odalische ? O che stampassimo cuoricini trafitti da freccette e accompagnati da bigliettini profumati alla violetta in cui smaltitore fa rima con cuore e amore?
Vista la situazione Vi suggerisco, per l'udienza del 15 gennaio, di tenere questa linea.
Il 18 maggio 2002 duemila pericolosi delinquenti, strumentalizzati dalle associazioni ambientaliste e agricole, hanno penetrato Voghera facendo ricorso a subdole e micidiali armi, quali una orchestrina che sparava note musicali a raffica; confezioni di fragole dall'allusivo color rosso sangue perfidamente annegate nel moscato, giallastro come le bandiere della Coldiretti e di Legambiente; ovunque mucchi di saettanti confezioni di patate castelnovesi rinomate per la loro consistenza al momento dell'impatto; palloncini che ogni tanto esplodevano per soffocare il tuono delle pistolettate, i giubbotti antiproiettile e i caschi forniti dalla Coldiretti; le maschere per celare ad ogni possibilità di riconoscimento volti truci e assatanati; trattori pronti ad abbattere il colonnato di piazza Duomo, la cavalleria di due pony in prima fila per l'attacco iniziale, e le seicento biciclette, tante quanto quelli di Bailaclava, pronte per formare barricate.
Suvvia siamo seri e non dimentichiamo che in occasione di quella Marcia, a una ragazza di 18 anni che chiedeva con forza per sè e per i suoi coetanei un futuro sereno e vivibile, le cosiddette autorità avevano risposto affermando che a Voghera sarebbero calati gli Unni, i black bloc; avevano rifiutato l'accesso alle zone vicine alla chiesa e al municipio e persino, e vi assicuro che qui non sto scherzando, avevano sigillato i tombini con larghe strisciate di nastro gommato.
Anche qui, se qualcuno vuole un indirizzo per individuare diffusori di notizie mendaci, ribadiamo l'invito a rivolgersi a ben altri che non a noi.

Detto questo vorrei concludere con due considerazioni su aspetti di questa vicenda che mi preoccupano in particolare.
Vorrei puntualizzare il tema della occupazione, che, Gela insegna, è il solito vecchio discorso del ricatto occupazionale: ti inquino il territorio, metto a repentaglio la tua salute, ma nello stesso tempo dò lavoro a qualche disoccupato. Sia ben chiaro che non ho alcuna animosità antisindacale. Noi abbiamo sempre dichiarato che il rientro della trentina di operai ex-Cerestar deve essere al primo punto delle richieste. Abbiamo continuamente ricordato che la Solchem si era impegnata al totale ricupero dei dipendenti qualora avesse ottenuto l'autorizzazione per le attività chimiche e farmaceutiche che, infatti, ha ottenuto da tempo senza alcuna opposizione da parte nostra.
Dai sindacati pavesi di categoria, invece, abbiamo ricevuto solo accuse di insensibilità, di demagogia ambientalista, di strumentalizzazioni e di dire falsità. A questo punto c'è da chiedersi, al di là della giusta preoccupazione per i lavoratori ancora in mobilità, quali interessi tutelino questi specifici signori.
Non certo quelli dei settecento dipendenti delle vicine aziende Ramaplast e Zuccherificio, non certo quelli delle centinaia di addetti alle aziende agricole della zona, non certo quelli dei duemila partecipanti alla Marcia per la salute, non certo quelli delle migliaia di persone che dovrebbero vivere intorno a quell'ammasso di centrali e di impianti a rischio, non certo quelli di chi opera nell'area ex-Cerestar nella quale già esistevano problemi di non poco conto, come evidenziato nel corso dell'estate.

Infine vorrei confessarvi che c'è qualcosa che mi turba assai di più della citazione a giudizio che d'altronde ovviamente non costituisce una esperienza piacevole.
C'è qualcosa che mi turba assai di più del rischio che fra un paio di anni questa plaga fertilissima della Pianura padana, questa terra, che con tutti i suoi difetti e contrasti, amiamo profondamente, questi paesi in cui sono vissuti i nostri padri saranno soffocati da ben tre centrali, da una fitta rete di elettrodotti e da impianti a rischio approvati astutamente uno per uno senza alcuna valutazione complessiva sulle necessità, sui costi e soprattutto sul fortissimo impatto ambientale economico e umano.
Questo qualcosa che mi turba è rappresentato dal ricorso alla magistratura, dal sempre più diffuso tentativo di intimidire chi la pensa diversamente.
Posso capire benissimo che lor signori cerchino di creare strutture che diano il massimo profitto ai loro bilanci; ma chissà perchè non dovremmo occuparci del benessere di una intera comunità e difenderci ?
Cosa c'è dietro a tutte queste denunce nei confronti di chi dissente pacificamente?
Temo che si voglia soffocare il diritto al dissenso nei confronti del potere economico e politico, qualunque esso sia.
Temo che si voglia togliere la libertà di avere una opinione propria.
Temo che si voglia impedire al cittadino il dovere di battersi per ciò che ritiene essere il bene della comunità in cui vive.
C'è un solo modo per impedire a lor signori di far tacere le voci libere, e le vicende della storia dell'umanità ce lo insegnano: non cedere all'indifferenza, all'opportunismo del "ma tanto la cosa non mi riguarda", alla rassegnazione che ti fa concludere che "tanto sono forti e fanno quel che vogliono" oppure "ma tanto hanno gà deciso e noi non contiamo nulla".
Solo fino a quando saremo capaci di indignarci di fronte alle cose ingiuste e proveremo amore e attenzione per il bene comune e sapremo reagire con calma e raziocinio, per lor signori sarà dura; forse vinceranno, può darsi, ma almeno ci guadagneremo il rispetto di chi verrà dopo di noi, dei nostri ragazzi ai quali lor signori vorrebbero rubare il futuro.

22 novembre 2002
I relatori sul palco a Castelnuovo Scrivia