L'amica Maria Teresa Marchese mi chiedeva oggi alcune notizie sulla vicenda dei bidoni sepolti nel torrente Scrivia tutt'attorno a Tortona. Una vicenda di 25 anni fa che però vorrei documentare nel sito www.comitatiscrivia.it per non perderne la memoria.
A questo scopo a fondo pagina due articoli ripresi dal quindicinale Il gazzettino di quegli anni e dal numero unico ECOBIDONI

LA BIDONATA DI CARBONARA

vista da Antonello Brunetti

In merito ai versamenti di liquami tossici o al seppellimento di bidoni lungo il torrente Scrivia ho purtroppo una lunga esperienza che si focalizza su quattro momenti particolari :
La vicenda della moria di animali da cortile presso la Oxon di Mezzana 1976, la cisterna di tetracloruro datata 21 giugno 1977, l’avvelenamento del Grue nel giugno 1985 da parte della Rol, e la “bidonata” di Carbonara nel 1986.
A testimonianza di queste battaglie esiste una ricca documentazione sul quindicinale locale “Il gazzettino” (1975-1987).
Poiché oggi mi sono state chieste informazioni sui bidoni interrati nella Scrivia, mi limiterò a riassumere questo aspetto.
Da tempo era evidente che all’escavazione banditesca che avveniva nei ghiaieti del torrente, seguiva un altro “affare”, l’interramento di sostanze sospette. Ben due volte mi trovai a tu per tu, accompagnato da un vigile, a chiedere di visionare le autorizzazioni a Giacobone, ma senza venirne a capo visto il carattere violento del soggetto. Di conseguenza inoltrai due denunce (1981 e 1982) alle quali non fu mai dato riscontro. Correva voce che nella zona Martina e anche più a valle, verso Castelnuovo, c’era un via vai notturno di camion e al mattino le buche, scavate nel pomeriggio precedente, risultavano livellate di fresco. Nell’aprile del 1982 scrivevo sul Gazzettino un articolo che iniziava così: “Nei bar di Castelnuovo corre voce che alcuni camion avrebbero trasportato bidoni contenenti liquami, scaricandone il contenuto ai margini della Scrivia nel tratto adiacente la provinciale Castelnuovo – Molino, subito dopo l’area denominata “fabbrica dei fuochi”. Si tratta di residui degli impianti di depurazione di Genova, residui che vanno lavorati e smaltiti con ogni accorgimento possibile, non certo riversati in profonde buche ricoperte poi di terra. A dimostrazione della nocività del materiale gli addetti portavano maschere protettive”......ecc. ecc.
Purtroppo quelli erano anni in cui Scrivia era considerata terra di nessuno e i prepotenti si arrogavano il diritto di fare ciò che volevano: appropriarsi dei terreni demaniali, incendiare aree a bosco, asportare tutto ciò che a loro dava profitto. In cambio restituivano veleni, sporcizia e sostanze chimiche che poi finiscono in falda, viaggiano sino ai pozzi e poi entrano nei cicli vegetali, animali e umani anche decine di anni dopo.
E c’è ancora chi fa il finto tonto e sostiene che sono balle degli ambientalisti catastrofisti le constatazioni dell’altissimo livello di tumori che caratterizza la Bassa Valle Scrivia.
Tutte queste vicende, sulle quali ero sicuro al 100 per 100 poiché avevo dei testimoni (ad esempio chi apriva le chiuse alla Rol durante i temporali festivi – un autista che aveva scaricato quella che lui definiva “la merda di Genova”), purtroppo non utilizzabili, sono terminate nel silenzio più profondo. Ottenni solo una sospensione di tre mesi del direttore della Rol perché ero riuscito a coinvolgere nei prelievi (la Dalmasso favoriva chiaramente la ditta) i carabinieri e a raccogliere testimonianze da parte di un operaio che aveva contestato il non utilizzo dell’impianto di depurazione mai entrato in funzione. Mi era ancora andata bene perché la ditta aveva chiesto una cifra stratosferica per diffamazione.
CARBONARA E TORTONA
L’8 febbraio del 1986 scoppia la vicenda Carbonara. La denuncia parte dal Movimento dei Verdi che, stanco di inoltrare segnalazioni, ha provveduto per conto suo a estrarre alcuni bidoni tossici. I due firmatari, Battegazzorre e Peonia, elencano anche le caratteristiche dei contenuti : liquidi catramosi, acido solforico, medicinali e rifiuti ospedalieri, ecc.
Quattro sono le discariche
La più grande in zona Cadano a Carbonara, al Maghisello, in zona Scaura, in zona San Guglielmo. Emergono subito i nomi dei dirigenti dell’Ecolibarna, i componenti della famiglia Giacobone, l’ex sindaco di Tortona Rolandi e l’Edilvie, proprietari di due terreni coinvolti. Io aggiungerei, anche se non sono mai stati fatti sondaggi, due aree castelnovesi: fra la Martina e la testa bianca e sulla riva destra fra Castelnuovo e Alzano.
La vicenda giunge sulle pagine nazionali e si provvede a sostituire la Ecosystem che ha fatto solo pasticci rompendo i bidoni e versandone il contenuto sul terreno. C’è l’impegno dei ministri Romita e Zanone, la promessa della magistratura di fare chiarezza sulla vicenda, ma alla fine non ci sarà né un arresto né una multicina. La bonifica viene affidata dallo Stato alla Castalia, una ditta sorta ad hoc e che riesce a fagocitare grosse cifre ma non depura un bel nulla , lasciando monticelli disseminati ovunque, spianate di cemento, laghi fangosi pericolosissimi e probabilmente ancora tanti bidoni sotto terra.
L’attenzione scema rapidamente e non appare alcuna relazione finale che elenchi quanto fatto, quanto occorre ancora fare, responsabilità, entità del materiale sepolto e previsioni per le conseguenze future.

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Intanto i bidoni continuano a spuntare come funghi
Un articolo di Antonello Brunetti nel marzo 1986

Sono andato a vedere la discarica di Carbonara.
Prima ancora di vederla, la si annusa nell’aria. Un puzzo insopportabile di ardua decifrazione chimica ammorba un bel tratto di sponda lungo la Scrivia e prende alla gola.
Poi la trasparenza dei teloni di plastica rivela una vasta distesa di fusti metallici accatastati disordinatamente, in parte arrugginiti e sventrati: sono i contenitori dei veleni che minacciano di inquinare le falde sotterranee delle acque del torrente, aniline, solventi, sostanze di sintesi.
Altri bidoni, la maggior parte, sono ancora sotto terra dove li hanno sepolti i manovali del redditizio affare dei rifiuti industriali.
Sul suolo ghiaioso, tra mucchi di terriccio e buche aperte dalle escavatrici strane macchie rossastre.
Tutta l'area è stata recintata e vi lavorano uomini, con tute gialle e maschere mostruose per ripararsi dalle esalazioni, in cerca di impedire che i liquami velenosi, dispersi nel terreno durante il primo assurdo intervento della Aboneco e dell’Ecosystem, raggiungano il corso dell’acqua. Qualche giorno fa, a contatto con l'aria, le sostanze fuoriuscite dai bidoni sono esplose ed hanno preso fuoco.
Mi guardo intorno.
Migliaia di fusti sono accatastati nel disordine più completo, molti sono sventrati, mucchi di terra e ghiaia senza un filo d'erba o un albero, un tanfo incredibile: pare proprio di essere in una bolgia dantesca e non sulla riva di un torrente ricordato dal Bandello per la limpidezza delle acque e la salubrità dell’aria che vi si respira.
Un mese fa, quando la gente non si era ancora resa conto della tragedia incombente, con l'amico Peonia facevo un conto approssimativo.
L'Ecolibarna ha ritirato circa 20.000 fusti e certamente non li ha trattati secondo la legge vigente, quindi, escludendo i 500 di Rivanazzano, dovrebbero essere tutti qui a meno che non vi siano altre discariche e che... altre ditte non abbiano fatto la stessa cosa.
In effetti le discariche stanno spuntando come i funghi, tanto che si rischia di perderne il conto e purtroppo non si tratta della sola Ecolibarna.
Collocata all’incrocio delle autostrade che provengono dalle aree industriali del Piemonte, della Lombardia e della Liguria (bei benefici che ne abbiamo avuto!), la Bassa Valle Scrivia è diventata l'area logisticamente più favorevole per le criminali imprese dei seppellitori dei rifiuti chimici.
L'eliminazione di rifiuti industriali costituisce un affare che dà altissimi profitti (se fatta in questo modo) e muove grossi interessi. A questo punto non si può fare a meno di porre qualche interrogativo sulle responsabilità.
- Chi controlla le aziende che si occupano dello smaltimento dei rifiuti nocivi?
- Su quali basi la Regione ha rinnovato le concessioni all’Ecolibarna e all’Ecosistem?
- Perché sono state concesse autorizzazioni a gente come i Giacobone .
- Cosa rimangono a fare sulle loro poltrone politiche o tecniche quei signori e signore che hanno dimostrato, e siamo buoni, una certa leggerezza su queste e su altre vicende?
- Già la Bassa Valle Scrivia si è beccata una bella fama di fogna del triangolo industriale per i rifiuti tossici, se poi andasse a finire che, filtra oggi filtra domani, le falde da Tortona a Molino si impestassero, saremmo piazzati mille volte peggio di Casale amiantifera e senza possibilità di bonifica.
Che ne sarà allora della nostra zona che deve la sua fertilità e ricchezza all’abbondanza di acqua pura?

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L’11 aprile 1986 a Tortona venne pubblicato un foglio, intitolato ECOBIDONI, finalizzato a stimolare l’attenzione della gente intorno alla vicenda delle migliaia di bidoni sepolti a Carbonara. Gli autori del foglio entrarono nel merito della politica tortonese, caratterizzata da un superpartito composto dalla Triade Edilvie-Romita-Rolandi che dominava la città.
Riportiamo da quella pubblicazione un articolo e ricordiamo che gli autori subirono ritorsioni, ma non giunse mai alcuna denuncia di diffamazione.

Nomi grossi sotto inchiesta - Coinvolti i politici e l'Edilvie
Chi sono gli avvelenatori di Tortona e zone circostanti?
La magistratura tortonese ha inviato alcuni avvisi di reato ad un gruppo di sedici persone, la banda dell’Ecolibarna ed alcuni autotrasportatori.
C'è però da chiedersi: venivano tutti dall'Ecolibarna i veleni per le sponde dello Scrivia e degli altri torrenti della zona?
Si sa che il traffico dei bidoni è cominciato attorno all'anno 1979; il moltiplicarsi dei furti di ghiaia precedevano l’occultamento dei bidoni. Su questi furti di ghiaia hanno chiuso gli occhi anche le autorità per molto tempo poichè hanno voluto credere che si trattasse semplicemente di delinquenza di piccolo cabotaggio.
Certamente non hanno avuto seguito le denunce dei sparuti gruppi di ecologisti nei primi anni ottanta.
- Eppure quando nell'estate del 1984 Giacobone venne scoperto con le mani nel sacco a rovesciare liquami tossici nel torrente Ossona, nei pressi dell'ex Consorzio del latte, c’era materia sufficiente per far aprire gli occhi, ma anche questo fatto non ebbe un seguito consistente.
I rapporti fra i Giacobone e l’Ecolibarna sono molto stretti; fra l’altro, al termine dell’estate scorsa, l’Ecolibarna salda agli autotrasportatori tortonesi la bellezza di 380 milioni
- Il trasporto della famiglia Giacobone di materiali tossici non era però illegale dato che era stata loro concessa e rinnovata la licenza per detti trasporti da parte della Regione Piemonte quando era assessore Mario Bruciamacchie. Questo vergognoso scambio avveniva dopo che Giacobone era stato denunciato per l’inquinamento dell’Ossona e dopo aver fatto fallimento.
- I vigili urbani inoltrano denunce per numerosi prelievi abusivi di ghiaia in zona Case rosse e Scaura (due delle zone in cui sono stati rinvenuti bidoni tossici). Ciò nonostante nulla si muove e anche l’USSL tortonese dorme sonni tranquilli.
- Nel gennaio di quest’anno il sindaco Franco Prete firma il rinnovo della concessione all’EDILVIE per la bonifica ed il livellamento di un fondo in Zona San Guglielmo proprio là dove poco dopo veniva rinvenuto il più esteso deposito di bidoni tossici. Quanto meno il sindaco Prete è responsabile di una pazzesca leggerezza, come ne sono responsabili gli uffici comunali che dovevano eseguire i sopralluoghi di legge.
- Ed in acque ancora peggiori per questo ritrovamento si sono venuti a trovare i proprietari del fondo, la grande mamma Edilvie che non sappiamo proprio come potrà dimostrare di non saper nulla di quelle migliaia di bidoni che affioravano dal terreno.
- In questo elenco di fatti e misfatti merita il suo bel posto Andreoletti della Val Curone e l’amletico Gualdi, sindaco di Carbonara, che affidarono a una ditta come l’Ecosystem l’avvio della bonifica.