Leliminazione dei rifiuti
Un problema a Napoli ma anche da noi
di Antonello Brunetti
Il settimanale Sette giorni, nel suo ultimo numero, ha avuto la gentilezza di pubblicarmi una lettera dedicata ai costi della raccolta rifiuti. In questa facevo cenno al sistema di smaltimento che dalle nostre parti adottavamo negli anni Settanta: lincenerimento a cielo aperto!
Mi è stato chiesto da un ragazzo come fosse possibile essere così arretrati, tanto da comportarci peggio dei napoletani che bruciano per le strade i rifiuti, tenendo conto che almeno questi lo fanno perchè esasperati.
Questa osservazione potrebbe offrirci lo spunto per alcune riflessioni.
Chi ha la mia età, oltre i sessanta, ricorda benissimo che il problema rifiuti un tempo non era tale e veniva risolto facilmente con quattro spazzini che giravano per il paese e toglievano dalle strade, allora quasi tutte acciottolate, le cacche dei cavalli, ammesso che qualcuno non gliele avesse fregate sotto il naso per portarle in cortile e farne ottimo letame per gli orti casalinghi. Tutto ciò che veniva scartato in casa (rimaneva assai poco poiché tutto veniva riciclato: ferro, legno, pelli di coniglio, piume di gallina, vecchi attrezzi, cenere, carta, ecc.) finiva intra bôgiä dü rüüd e poi trasferito in campagna.
Negli anni Settanta i rifiuti cominciano a costituire un problema che si risolve con grandi buche lungo i torrenti e il seppellimento in terreni ghiaiosi che lasciano filtrare in falda qualsiasi porcheria (unendosi a quanto emettevano le migliaia di bidoni sotterrati). Le discariche superaccessoriate e sicure dei nostri giorni sono solo agli albori.
Spesso, venendo a mancare i terreni a disposizione, si passa ad una soluzione che pare rapida ed economica, ma che ora sappiamo essere drammatica nei suoi effetti sulla salute: lincenerimento a cielo aperto.
Prendiamo lesempio di Castelnuovo Scrivia
Nel 1976, lISPA, per avere maggiori disponibilità di spazio e un veloce smaltimento si fa assegnare dal Comune un terreno posto esattamente a 300 metri dalla Scrivia, a 400 metri dal pozzo dellacquedotto e a qualche centinaio di metri dal centro urbano. Una scelta pazzesca!
Vi costruisce, secondo la legge, un forno in mattoni di una decina di metri quadrati e un camino alto 5 metri (quasi un forno per il pane) che ovviamente non verrà mai utilizzato. Qui in lunghe fosse vengono scaricati i sacchi neri della spazzatura castelnovese e ogni tre giorni viene alimentato il fuoco che ovviamente produce fumi nerissimi e fetidi, senza mai spegnersi del tutto.
Allora si incominciava a parlare di diossina, ma senza capire bene che cosa fosse; una brutta cosa, ma con caratteristiche confuse.
Cito da un articolo del 1981 apparso su Il gazzettino della Bassa Valle Scrivia
Tale zona rimane avvolta per intere giornate da una cappa fittissima di fumi nauseabondi provenienti dalla vicina discarica ove vengono inceneriti i rifiuti. In particolare verso sera lodore acre ti prende alla gola e quando rientri in macchina, scendi veloce trattenendo il fiato per respirare una boccata sana in casa (a meno che tu non abbia commesso lerrore di lasciare una finestra aperta). Va risolto al più presto questo problema che si trascina da anni, anche perchè siamo in prossimità dellautunno, quando con le nebbie, i fumi della discarica che, ormai è appurato, contengono diossina, formeranno con lumidità una cappa velenosa che, ristagnando a pochi metri dal terreno, appesterà tutto il paese.
Solo nel 1983, la nuova Amministrazione risolse la questione accordandosi con il Consorzio novese per lutilizzo della moderna discarica creata a Novi e ciò con un costo aggiuntivo di 12 milioni. Non fu uno scaricabarile, infatti qualche anno dopo Castelnuovo accettò la creazione di una discarica a monte della cascina Terlucca, discarica che non disturba Tortona, ma che poteva creare problemi per il paese a valle, ossia Castelnuovo.
Quegli anni di incenerimento incontrollato furono assai gravi per la salute di tutti noi e degli abitanti di tanti altri paesi, essendo la pratica assai diffusa (solita storia, costava poco) e in parecchi Comuni arrivò sino agli anni Novanta.
Non ho mai voluto, col senno di poi, approfondire largomento con dati certi (tra laltro assai difficili da ottenere), ma sono sicuro, conoscendo bene il mio paese e le famiglie che lo abitano, che in quegli anni e anche in quelli successivi, nella zona sud ovest del paese, dal cavalcavia per Tortona, allimbocco di via Garibaldi, in tutta la zona Zibide sino al ponte, quei fumi densi e pesanti hanno mietuto parecchie vittime a livello di forme tumorali specifiche collegate a ciò che respiravamo.
Un ulteriore dato ci viene fornito dallesame della zona ora, a 25 anni di distanza. Nel 1983 feci ricoprire tutta la zona con un metro di terra e nellautunno si procedette ad una piantumazione. Ora sul perimetro si scorgono aceri, ippocastani, pioppi bianchi, biancospini, querce; ma allinterno dellarea tutti gli alberi piantumati sono morti e, a parte un denso tappeto erboso con poche varietà, sono cresciute robinie senza forza, qualche rovo, rari noccioli e arbusti asfittici.
Ora il livello di conoscenze è ulteriormente aumentato e nessuno si sognerebbe mai di bruciare allaperto cataste di immondizie con rischi enormi per la salute collettiva.
Veniamo al dunque
Ora si parla molto di termovalorizzatori o inceneritori ( a seconda se si è pro o contro). Non entro nel merito, ma ho imparato nella mia esperienza di vita che quanto respiriamo è importante: la nostra zona è tra le peggiori per polveri sottili, abbiamo due autostrade che si incrociano accanto a noi e ci asfissiano, il traffico è ovunque intenso. Inserire un inceneritore con il suo camino non mi pare cosa da poco e quindi, ecco quello che proporrei (accodandomi a persone assai più qualificate che hanno già sostenuto questa tesi).
I primi tre punti partono da una considerazione molto semplice: se la vostra casa fosse allagata cosa fareste? C'è chi corre a comprare secchi e stracci, ma la cosa da fare subito, per prima, è quella di chiudere il rubinetto.
1- Promulgare leggi che riducano il più possibile confezioni, cartoni, plastiche dimballaggio, bottiglie a perdere, ecc. ecc., diminuendo quindi ciò che finisce come rifiuto
2- Raccogliere la spazzatura porta a porta, premiando chi collabora, al fine di aumentare vertiginosamente le quote di differenziata che quindi non sarà più un rifiuto da eliminare, ma una materia da ricuperare
3- Separare nellindifferenziato tutto ciò che è riciclabile
4- A questo punto, con quote che, ad esempio in California, ma anche in tante città italiane, raggiungono l80% di rifiuto ricuperato, sarà da valutare se (come sostiene Veronesi) serve il termovalorizzatore (che ti lascia il 20% del bruciato sotto forma di ceneri fortemente inquinate che non sai bene come smaltire) o se ne puoi fare a meno (come afferma lo scienziato statunitense Paul Connet) facendo ricorso a poche ed efficienti discariche.
Decisione quindi che va presa solo dopo aver perseguito con convinzione i precedenti tre risultati la cui fattibilità è attestata da centinaia di realtà italiane ed europee.
Antonello Brunetti
Nellimmagine sotto, pubblicata nel 1982, appare la zona di Castelnuovo interessata per sei anni dalla cappa di fumi originata dallincenerimento immondizia
