Giuseppe Raggi, in tema di smaltimento rifiuti, ci segnala questo articolo apparso su La Stampa del 26 gennaio 2008
Intervento di CARLO FRUTTERO
Canto malinconico da una finestra dell'Astigiano
PASSERANO MARMORITO
Anche nell'Astigiano si discute di discariche. Entro fine anno sarà colma quella di Cerro Tanaro. La Provincia ha individuato 13 possibili siti. Uno anche a Passerano Marmorito, dove Carlo Fruttero ha una casa
Nessuno li conosce, nessuno li vede mai in giro, questi cercatori di «siti». Io almeno non ne ho mai incontrati, ma non è difficile figurarseli, brave persone in giubbotto, che "si recano" un giorno qui e un giorno là con un loro furgoncino malandato, carico di attrezzi e strumenti. Fra i trentacinque e i cinquantacinque anni. Coscienziosi, efficienti, eseguono gli ordini di un superiore, un capo che vorrei non dissimile da un grande cercatore di siti, alto, asciutto, capelli bianchi, sir Leonard Woolley, archeologo inglese di cui avevo tradotto decenni fa il famoso resoconto Ur dei Caldei". Era stato lui a disseppellire le rovine dell'antichissima città, la grande piramide detta Ziggurat, trovare tracce concrete del diluvio universale. Toccava a me portarlo al ristorante, a suggerirgli agnolotti o tajarin, non ricordo più, con qualche vino illustre. Un vecchio signore affascinante, cui uno spera di poter un giorno somigliare anche solo in dettagli minori.
Ma c'è poco da fantasticare, questo Woolley astigiano in cerca di siti sarà totalmente diverso se non altro perché il suo compito (il suo orgoglio, la sua metodica passione) non è di disseppellire ma di seppellire: tonnellate di pattume che copriranno un angolo di Monferrato ritenuto ideale per la bisogna, a quanto dicono. Ai piedi, se ho ben capito, della collina di Marmorito.
E cosa c'è lassù in cima? chiede l'omino in giubbotto.
Delle rovine. Importanti, preziose, da proteggere da ogni contaminazione? Una Ziggurat, per caso? Tempio di Apollo?
No, niente di serio, un resto di muro appartenuto a un castello demolito, bruciato da Federico Barbarossa, secondo la leggenda. Ma non lo si vede quasi più, sepolto com'è da rampicanti e sottobosco.
C'era un tempo una finestra fino alla quale i bambini potevano arrampicarsi e di là vedevano una valle meravigliosa aprirsi su altre colline, rettangoli di grano, trapezi di prato, piccoli boschi, sentieri polverosi avviati senza impegno verso le Alpi. Una coppia di buoi bianchi, quasi immobili nella distanza. Un tetto rosso oltre una fila di gelsi.
La bellezza? Sì, ma inconsapevole, cresciuta piano piano nei secoli, sedimentata, depurata da ogni retorica della bellezza. Ne parlo con fatica, con dolore, non mi va di affrontare una questione così vasta, elusiva e tuttavia per me cosi evidente. La bellezza, quella bellezza, o più esattamente la percezione di quella bellezza è sparita dal nostro mondo. Facciamo voli di 14 ore per ammirare isole incontaminate, giungle, strepitose concentrazioni di grattacieli, ci infiliamo istericamente in caselli e code per metterci a bocca aperta davanti a piramidi e partenoni, a Tiziani e Magritte, a incredibili graffiti metropolitani e a duecento ragazze in costume da bagno che sfilano una più magnifica dell'altra. Tutto giusto, tutto bello, anzi bellissimo, sensazionale, indimenticabile, valeva il viaggio, la scarpinata, il biglietto d'ingresso.
Ma la bellezza che giace ai piedi di quella finestra a Marmorito non interessa più a nessuno, nessuno la cerca, nessuno la vede. C'è "impatto"? No, niente impatto. Al contrario, non ci fai caso, la respiri come l'aria, la senti come il ronzio delle api, l'assorbì come il banale calore del sole. E' là sotto, distesa, quieta, silenziosa, non cerca strilli entusiastici, non ha bisogno di scatti digitali. Si dirama a tua insaputa dentro di te come un'acqua sommessamente miracolosa. Se perdi questo hai perso tutto; è cosi che la penso oscuramente alla fine.
Subito sento la voce del seppellitore astigiano, del Moolley capovolto: ma egregio signore, abbia pazienza, quella collina non è mica la cupola del Brunelleschi, la statua del Gattamelata! Quelle le preserveremmo a spada più o meno sguainata ma il "sito" che lei assurdamente esalta risolverebbe per anni i problemi di una zona intera. Pattume sì, ma non invasivo, non scandaloso, bei pacchettoni compatti ammassati con ordine e raziocinio in una fossa certo un po' grandina ma presto allietata da alberelli, cespugli, fiori etnici. E chi li porterà fin lì, i pacchettoni? Be', cinquanta, cento, centocinquanta camion al giorno per far svoltare i quali senza pericolo costruiremo una rotonda da sogno, con al centro magari una riproduzione della Ziggurat di Ur, le sta bene?
No, non mi sta bene affatto, ma mi rendo conto di avere ben pochi argomenti (valide alternative, nel loro gergo insormontabile) contro il progresso, lo sviluppo, la solidarietà nazionale, i posti di lavoro, la pubblica igiene, ecc..
Ne ho uno solo in realtà.
Quella finestra scabra in quel vetusto muro affacciato su tutta quella bellezza.
Carlo Fruttero