Rete ambientalista dei comitati e delle associazioni della provincia di Alessandria
“Quarta Giornata mondiale contro l’incenerimento” - 7 settembre 2005
L’adesione della Rete ambientalista della provincia di Alessandria e della Rete Nazionale "Rifiuti Zero" alla giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti e per migliori alternative di gestione degli scarti, indetta per il 7 settembre, promossa dalla coalizione internazionale Gaia è motivata, non solo dalla solidarietà che ci lega a tutti coloro che nel mondo lottano contro le nocività e le ingiustizie ambientali e sociali, ma anche dalla concreta situazione italiana. Gaia (Global Alliance for Incenerator Alternatives) è un’associazione internazionale di cittadini, organizzazioni non governative e studiosi che hanno come obiettivo la messa al bando dell’incenerimento dei rifiuti.
Nel nostro paese è in atto un massiccio tentativo da parte di potenti lobbies industriali e finanziarie e da un trasversale arco di forze politiche, per la realizzazione di un grande numero di inceneritori. Da nord a sud dell’Italia tutte le regioni sono oggetto di una campagna di promozione di inceneritori, sia nella forma di "impianti dedicati" inseriti nelle pianificazioni pubbliche per trattare i rifiuti urbani, che in quella di "impianti industriali" di co-combustione gestiti dalle industrie in cui si abbina l’utilizzo di combustibili tradizionali con la combustione di rifiuti ad elevato potere calorifero (CDR, pneumatici, biomasse di origine industriale).
I sostenitori di questa campagna, consapevoli della pessima reputazione attribuita agli inceneritori da parte delle popolazioni che giustamente li associano all’emissione di inquinanti cancerogeni, cercano di far breccia puntando sulla presunta "sostenibilità ambientale" degli impianti di "ultima generazione" non più definiti "termodistruttori" bensì "termovalorizzatori".
A dispetto delle stesse norme giuridiche che classificano questi impianti come inceneritori con recupero energetico, si cerca attraverso un’opera di mistificazione mediatica, di accreditare i moderni inceneritori come impianti produttori di energia elettrica.
Quanto loro sostengono è assolutamente infondato.
Una letteratura scientifica vasta e inconfutabile afferma che bruciare rifiuti rappresenta uno spreco di risorse se confrontato con i risparmi derivanti dal recupero e dal riutilizzo e dal riciclaggio diretto dei materiali (nonché, a maggior ragione, attraverso la riduzione della produzione dei rifiuti, la prevenzione e l’avvio di cicli produttivi ad alto risparmio energetico) che consentono risparmi di energia da 3 a 5 volte maggiori rispetto all’incenerimento.
Inoltre, il "presunto" recupero energetico da rifiuti comporta un danno certo alla salute umana attraverso l’emissione di sostanze inquinanti persistenti e bioaccumulabili, si associa a processi decisionali autoritari che eludono non solo, come quasi sempre accade - Acerra, Brescia, Toscana, Piemonte ecc; - le stesse leggi (V.I.A. e Valutazione Ambientale Strategica, cioè la valutazione di piani e programmi) ma soprattutto ogni confronto democratico e partecipato nonché la valutazione delle proposte alternative; come se ciò non bastasse gli inceneritori producono elevate quantità di scorie e ceneri che devono comunque essere conferite in discariche speciali.
democratico e partecipato nonché la valutazione delle proposte alternative; come se ciò non bastasse gli inceneritori producono elevate quantità di scorie e ceneri che devono comunque essere conferite in discariche speciali.
Inoltre, poiché il combustibile derivante dai rifiuti è composto almeno per il 35 – 40% da carta e cartoni e per il resto da scarti quasi tutti riciclabili – legno, gomma, plastiche, cascami tessili – appare evidente che bruciare rifiuti risulta concorrenziale e opposto al riciclaggio.
Occorre ribadire che la normativa vigente – comunitaria e nazionale – considera prioritario il recupero di materia rispetto al recupero energetico, quest’ultimo comunque sempre subordinato alla riduzione, al riuso e al recupero di materia.
Non a caso, anche proprio nei più citati esempi europei – modello inceneritorista – come la Danimarca, il Belgio e l’Austria per l’impianto di Vienna, si applica una tassa sull’incenerimento da 4 a 71 Euro la tonnellata.
Al contrario, in Italia, l’industria dell’incenerimento gode di lauti sussidi pubblici che consentono di vendere all’Enel e al Gestore della Rete Nazionale, l’energia elettrica prodotta dall’incenerimento a prezzo 3 volte superiore a quello di mercato. Maggiorazione che viene caricata sulle bollette delle utenze sotto la voce truffaldina di "costruzione impianti fonti rinnovabili". Inoltre dopo la scadenza dei precedenti incentivi legati al CIP 6, gli sponsor degli inceneritori cercano di entrare da protagonisti nella ghiotta partita miliardaria dei "certificati verdi" attraverso l’inganno dell’assimilazione all’energia rinnovabile di quella prodotta bruciando rifiuti (Dlgs. 387/2003).
In realtà recuperare energia dai rifiuti bruciandoli è uno spreco e un imbroglio energetico ed economico.
Plastiche e carta sono le principali fonti di valore calorifico. Bruciare le plastiche che sono di derivazione petrolifera equivale a bruciare combustibili fossili. La carta è prodotta dal legno con un processo che coinvolge consistenti flussi di energia e di risorse primarie – acqua, foreste. Bruciandola si sprecano risorse che al contrario vengono risparmiate riciclando i diversi materiali cartacei.
Questa è una "truffa" che occorre bloccare.
Senza queste sovvenzioni, gli inceneritori, costretti a costi di investimento e gestione sempre più onerosi per mantenere le emissioni inquinanti entro una normativa, giustamente, sempre più restrittiva sull’inquinamento, non sarebbero in grado di reggere economicamente.
Noi sosteniamo che i finanziamenti pubblici debbano incentivare le produzioni pulite a basso tasso di scarti e di consumi energetici, il riciclaggio ed il compostaggio, nonché il risparmio energetico e le fonti energetiche realmente rinnovabili come il solare e l’eolico e i piccoli impianti idroelettrici.