4 sett. 2005
SUORE E PRETI IN SCIOPERO DELLA FAME: NO ALL´INCENERITORE
Trento, la singolare protesta contro il progetto di un impianto da 140 mila tonnellate.
(ripreso da Repubblica)
TRENTO - Altro che ambientalisti e contadini. A Trento, contro il progetto di realizzare un inceneritore da 140 mila tonnellate, si sono messi a digiunare perfino suore e preti. Ha iniziato oggi suor Anna Quinterio da Rovereto, si andrà avanti ogni giorno fino al 4 ottobre con altri dieci religiosi: parroci di paese, missionari, pure il cappellano del carcere.
Uno sciopero della fame senza precedenti, che prende il via a due giorni dalla giornata mondiale contro gli inceneritori di mercoledì. Un risultato è già stato raggiunto, quello di mettere in forte imbarazzo la Curia trentina che non commenta ma che lascia trasparire una sola frase: “Non si era mai visto
un nostro sciopero "di categoria"”.
Quello dell´inceneritore di Trento sta diventando un nodo sempre più complicato per la giunta provinciale guidata da Lorenzo Dellai, l´inventore della Margherita. Erano partiti con un termovalorizzatore da 240 mila tonnellate, poi sono stati costretti a fare marcia indietro per ben due volte: prima 170 mila, poi 140 mila. Nel frattempo, il fronte dei contrari si allargava sempre più. All´inizio c´erano gli ambientalisti, guidati da Adriano Rizzoli e la sua “Nimby”, poi via via si sono aggiunti la Coldiretti e i comboniani
di padre Alex Zanotelli. E così, uno dietro l´altro, lo sciopero della fame a staffetta sta andando avanti ininterrottamente da 532 giorni. Un vero e proprio "assedio" capace di erodere consensi al partito dell´inceneritore.
Il presidente trentino Lorenzo Dellai tira avanti dritto per la sua strada e spiega che non ci sono alternative: “Senza termovalorizzatore, dovremo aprire nuove discariche perché quelle attuali non bastano più”. Ma don Renato Pellegrini, parroco di Rabbi, paese da 1480 anime in val di Sole, uno dei preti scioperanti, non ci sta: “So che chi legge potrà aggrottare le ciglia e pensare in cuor suo che sono fuori rotta. Ma invece che parlare di inceneritore bisogna pensare a consumare meno, insegnando la gente a non
sprecare, a non buttare via con leggerezza materiali e cose che potrebbero essere ancora utilizzati. È una questione di educazione e di coscienza”.