Da un articolo di Bruno Mattana
Rifiuti e inceneritore, i temi trattati a Capriata d'Orba il 26 agosto 2005

Capriata d'Orba, rifiuti, gestione separata o inceneritore? La polemica e il confronto proseguono sul tema dell'impianto che dovrebbe essere realizzato (e soprattutto) localizzato nell'alessandrino. L'altra sera il tema rifiuti è stato al centro dell'assemblea popolare svoltasi, con la partecipazione anche di molti sindaci, alla Soms di Capriata d'Orba. E i due fronti si sono ancora divisi. Assai folto quello dei contro. Anche perché non erano presenti i rappresentanti ufficiali degli enti (Provincia) e delle strutture pubbliche operanti nel settore (Consorzio smaltimento Ovadese Valle Scrivia) che avrebbero potuto spiegare il perché delle loro scelte e le ragioni del "sì" al termodistruttore.
Il sindaco, Piersandro Cassulo, ha sottolineato la necessità del dibattito: “Era indispensabile questo confronto per comprendere meglio le ragioni delle parti in causa. Mi ero convinto sulla necessità di realizzare l'impianto di incenerimento per risolvere i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti. Però ho ritenuto necessario promuovere questo primo approfondimento”.
C'è chi sostiene la raccolta differenziata alternativa all'inceneritore come accade a Villafranca d'Asti. L'ha
spiegata il sindaco, Massimo Padovani, che è anche presidente del Consorzio Bacino Rifiuti dell'Astigiano. Quasi tutti i rifiuti (carta e cartone, vetro, materiali ferrosi, pile e batterie, legno, alluminio, plastica, medicinali, residui organici e umidi, tessuti e pelli, stralci di potatura e quant'altro) sono raccolti in modo differenziato, si sviluppa il compostaggio domestico in modo che il rifiuto solido urbano restante sia il meno consistente, inferiore addirittura al 20%.
“Con una rete di raccolta avanzata e diffusa, porta a porta, risparmi economici notevoli per il cittadino e vantaggi ecologici” spiegano i responsabili della procedura all'"astigiana". “Quel 20% che resta - dice il comitato del No di Tortona - non è economicamente e tecnicamente sufficiente per un impianto di tale portata”.
E' stato questo anche l'interrogativo, messo in evidenza anche da Danilo Bottiroli della Rete ambientalista alessandrina. Ha portato l'esempio dell'inceneritore business di Brescia (il più grande d'Europa, 800.000
tonnellate bruciate ogni anno). “Un impianto di termodistruzione deve avere una determinata potenzialità, per cui se i rifiuti locali non sono sufficienti a farlo funzionare, si devono far arrivare da altre parti”. Ma
questo è il timore degli ambientalisti. Lino Balza, della Rete ambientalista, ha insistito “per la raccolta di firme per una moratoria sull'inceneritore, sul ruolo determinante dei sindaci e dei cittadini”
annunciando una manifestazione ad Alessandria, il 7 settembre, giornata mondiale contro gli inceneritori. “Chiediamo - ha poi sottolineato - le dimissioni dei presidenti del Consorzi Ovadese Valle Scrivia e Alessandria, in quanto apertamente schierati sul business inceneritore”.
Carmelo Ciniglio, medico Asl e del Comitato Salviamo Tortona ha spiegato le conseguenze per la salute che un impianto di incenerimento di grandi dimensioni potrebbe provocare, con “rischio diossine, tollerabilità per l'uomo, malattie”.
Balza ha poi evidenziato un altro problema: “ci sono anche parecchi sindaci che sono favorevoli purché l'inceneritore non venga realizzato a casa loro”.

Bruno Mattana