IN MERITO ALLE PROSSIME TRE ASSEMBLEE DI NOVI (9), RIVALTA (11) e POZZOLO (18) SULLA QUESTIONE INCENERITORE
di Renato Milano


1° Domanda. Si farà l’inceneritore nella Frascheta?

Sono abbastanza ottimista che non si faccia. Credo che il buonsenso alla fine prevalga sulle fredde regole del mercato e del guadagno a tutti i costi. Come ha recentemente prevalso nella provincia di Savona (dove si è rinunciato definitivamente all’inceneritore) e come sta prevalendo in molte località italiane dove si stanno seriamente esaminando le alternative. Senza dimenticare cosa sta avvenendo un po' in tutta Europa, dove si è scelto di cambiare direzione: i contributi sono stati diminuiti (in Inghilterra sono meno della metà rispetto all'Italia) o, nella maggior parte dei casi, tolti;. In Danimarca è stata introdotta una tassa sull'incenerimento, perequandolo sostanzialmente alla discarica. Svezia, Olanda e Inghilterra stanno abbandonando questa tecnologia. Francia, Belgio, Germania, Stati Uniti, Giappone, hanno già spento numerosi termovalorizzatori
Ritornando al “mercato” ho usato questo termine perché l’unico sostegno reale logico alla politica degli inceneritori sono le regole del “mercato senza regole”, del prodotto interno lordo che Giorgio Ruffolo, (nella “Qualità sociale”), Emilio Gerelli , e molti altri (vedi Economia ed Ambiente) definiscono un “idolo falso e bugiardo”.
Ossia: si punta alla redditività economica per le lobbies, e dopo si tenta di costruire ad arte le motivazioni sociali e collettive che giustificherebbero la scelta (come è stato per il Terzo Valico).
Ossia:
- non ci sono alternative, è l’unica scelta possibile per far fronte ad una massa crescente di rifiuti;
- non fa male all’ambiente e alla salute della gente;
- rende, sia in termini di bilancio energetico (la produzione di energia e calore), sia in termini di costo per tonnellata di rifiuto smaltita.
Diciamo che forse, l’unica sua motivazione, è che si tratta della tecnologia più facile e spiccia per togliere dalla vista ogni tipo di rifiuto, trasformandolo in fumo e cenere (tossica). Tutte le altre motivazioni sono facilmente smontabili.
Esiste inoltre un’altra considerazione importante che potrebbe far cambiare idea ai nostri amministratori: Novi è un importante polo dolciario ed alimentare, (quale danno per l’immagine dei prodotti !); le altre aree della frascheta sono già così oppresse dall'inquinamento industriale che una nuova struttura inquinante non è più possibile (per questo i comitati chiedono che si faccia, a fronte di qualsiasi insediamento, una Valutazione Ambientale Strategica).

2° Domanda. Quali possono essere le alternative possibili ?

Prima cosa: va seriamente eliminato l’usa e getta e ridotto al minimo l’imballaggio delle merci. Su questo occorrono delle normative serie, copiando dai paesi del Centro e Nord Europa dove questi materiali stanno piano piano sparendo (ad esempio in Svizzera ed in Austria). L’imballaggio rappresenta il 40% del volume dei rifiuti.
Poi occorre spingere la raccolta differenziata ai livelli raggiunti, ormai, da numerosissime località e consorzi distribuiti un po' in tutto il Nord e il Centro Nord d’Italia (i famosi 500 comuni ricicloni). Non si pretendono i livelli di Venezia, ma almeno o quasi quel 70% che sembra ormai un dato consolidato. Andrebbe già bene la promessa fatta durante le ultime elezioni provinciali dall’attuale centro-sinistra, ossia la raccolta dei due terzi dei rifiuti prodotti ( il 66%), per scongiurare il pericolo dell’inceneritore: infatti verrebbe a mancare la quantità di rifiuti necessaria per poterne ammortizzare l’elevato costo e la manutenzione. A meno che non si importino rifiuti da località del Nord d’Italia: ma in questo caso ci sarebbero da considerare i costi e i disagi creati dal loro trasporto.
Dicevo prima di aver fiducia in chi ci amministra perché ritengo (e questo lo approfondiremo a giorni) che si stia avviando nel nostro consorzio un sistema di raccolta differenziata (forse il porta a porta) di una certa efficacia. Certo, esiste il problema del riciclaggio dei rifiuti differenziati, ma è risolvibile, magari facendo un po' fatica, copiando comunque quelle normative relative agli incentivi e disincentivi nell’uso delle materie prime e seconde, già applicate in numerosi paesi europei. Non è che esempi positivi non ce ne siano.

Dopo la raccolta differenziata rimarrebbe un 33%; tuttavia non dimentichiamo che se dovessimo bruciare tutto (ed è questo il destino a cui si avviano le località che hanno puntato sull’incenerimento indifferenziato) rimane un 30% di ceneri da smaltire in discariche speciali (per rifiuti pericolosi).
Per quel 33%, nel mondo scientifico (che ormai sta abbandonando progressivamente l’idea di un forno) è in corso un dibattito fra bio-ossidazione, biostabilizzazione, compostaggio, fermentazione anaerobica, CDR, reattore al plasma (da tantissimi anni in uso nei paesi nordici), ecc. ecc.. Non stiamo ad approfondire, meglio non addentrarsi in un discorso tecnico complesso che non saprei produrre. Molte cose saranno chiarite durante gli incontri e dibattitti che avverranno in varie località della provincia, primo fra tutti l’incontro al DLF di Novi del 9 marzo.

3° Domanda: L’inceneritore può danneggiare l’ambiente e la salute?

La nostra risposta è SI. Da uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano del 2002, inquinerebbe 242 volte in più di un bio-ossidatore. Per quanto si cerchi di minimizzare l’impatto di un forno, questo produce, comunque, quantità di metalli pesanti e diossina che peggiorano la situazione ambientale di una vasta area circostante l’impianto: soprattutto se si parla di indifferenziato (ossia c’entra di tutto). Ma se si differenzia, allora tanto vale spingere la raccolta fino ai livelli citati prima, e questo renderebbe inutile l’inceneritore, che, come processo finale, andrebbe a concorrere con le tecnologie più pulite prima elencate.
Mi limiterò a riportare solo un esempio sulla diossina prodotta dai forni. Per tutto il resto esiste una letteratura vastissima sia come ricerca oncologica che epidemiologica che sarà nostro impegno approfondire durante i dibattiti.

L’esempio è tratto da un documento del Dott. Federico Valerio, Responsabile del Laboratorio di Chimica Ambientale dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro di Genova, il quale rispondeva ad alcune falsità dette durante un convegno del 28 Ottobre del 2003, presso la sala del Consiglio Provinciale, di Genova (il bello è che queste sono le fonti ufficiali !!).
Affermava un ingegnere (!?) con tanto di lucidi che le emissioni di diossina di un forno in un’ora corrispondono a quelle di 1,5 automobili non catalizzate e di 15 automobili catalizzate.
«…….Diciamolo subito,» afferma F. Valerio, «tale affermazione è una vera e propria belinata.»
L’epidemiologo, citando una vasta letteratura, si rifà ad alcuni dati della Germania e degli USA che attestano quanto segue: in Germania, nel 1995, « …… la quantità di diossine emessa annualmente dall’incenerimento di rifiuti urbani ed ospedalieri è stata stimata pari a 157,28 grammi, contro 9,14 grammi di diossine emesse dall’intero parco autoveicolare tedesco. Una differenza di 17 volte; sempre nel 1995, negli Stati Uniti, in base alle stime dell’EPA (Agenzia per l’Ambiente Statunitense), i 130 inceneritori ancora in funzione in questo paese emettevano 1.758 grammi di diossine all’anno, contro 39,1 grammi emessi da tutte le autovetture catalizzate circolanti. Una differenza di quasi 45 volte!»
I conti fatti per il forno di Genova, ad esempio, utilizzando il più basso fattore di emissione di diossine dell’inceneritore di Brescia (8 picogrammi per metro cubo), attestano che « ….. il termovalorizzatore genovese emetterà giornalmente 40 milioni di picogrammi (miliardesimi di milligrammo) di diossine, a fronte di 27,5 milioni di picogrammi emessi dall’intero parco autoveicolare genovese.»
Questo è quanto, tralasciando ogni commento sulle informazioni palesemente (ed esageratamente) sbagliate date alla gente.
Infine, nonostante qualche grossa sparata di ricercatori prezzolati, la diossina, in particolare la TCDD (la diossina di Seveso) è classificata da anni come "cancerogeno certo" dall'autorevole ed indiscussa Agenzia intenazionale per la ricerca sul cancro di Lione (IARC) grazie a studi sperimentali ed epidemiologici. In particolare gli studi epidemiologici su Seveso dopo 15 anni dall'esposizione (1976) hanno mostrato nei maschi un eccesso di morti per cancro aumentato fino al 70% (Bertazzi e coll, Am J Epid, 2001) oltre ad altri effetti sanitari.

4° Domanda: L’inceneritore rende in termini di calore ed energia e come ritorno economico?

In termini energetici rende molto di più la raccolta differenziata.
Ad esempio: se un chilo di plastica delle bottiglie equivale, circa, a due chili di petrolio è anche vero che per estrarre, trasportare, raffinare, trasformare e produrre quelle bottiglie, è stata utilizzata non poca energia e sono stati causati degli impatti. Questa energia, se la bottiglia viene bruciata, sparisce; mentre l'inquinamento, per produrre un'altra bottiglia, si rinnova. Se venisse riciclata, anche parte di questa energia verrebbe recuperata, riducendo l'entropia e l'inquinamento della filiera produttiva.
Dulcis in fundo, se si pensa che oltre il 70% del potere calorifico di un rifiuto urbano è costituito da plastiche e carta, si capisce dove indirizzarsi per incrementare la resa energetica degli inceneritori. Così si finisce per mandare all'aria anche la raccolta differenziata, bruciando dei rifiuti che se recuperati e riciclati permettono di risparmiare molta più energia di quella recuperata dal forno.
Infine e concludo: se noi vogliamo un forno che produca anche teleriscaldamento dobbiamo soddisfare due condizioni:
- la vicinanza al forno degli utilizzatori dell'energia: non più di due chilometri, e quindi l'impianto andrebbe collocato troppo vicino alla città.
- la dimensione dell'impianto che, per una produzione di calore economicamente accettabile dovrebbe tendere alle 400 Tonn/d di rifiuti inceneriti (con una produzione stimata di 24 Gwh/a).
Analizzando queste condizioni indispensabili osserviamo quanto segue.
Alla luce della produzione di sostanze pericolose e dei loro devastanti effetti:
- un forno troppo vicino alle case fa paura;
- un forno da 400 tonnellate al giorno fa paura .
Inoltre la produzione di calore vista sotto il profilo del bilancio energetico è comunque opinabile, poiché, se vogliamo considerare l'elevato consumo di energia dell'inceneritore stesso, il teleriscaldamento non sarebbe che un "recupero, sotto forma di calore, di parte dell'energia consumata".
Quindi il bilancio energetico non potrà essere di segno positivo a causa dell'elevata richiesta di energia del forno : ossia, il forno regala calore, ma è più l'energia consumata del calore prodotto.
Credo proprio che la scelta dell’inceneritore non abbia alcuna rilevanza tecnica o scientifica (da questo punto di vista è sicuramente perdente), ma solo politica: è il modo più spiccio per disfarsi dei rifiuti, senza tanti casini, creando delle lobbies imprenditoriali, distribuendo appalti per cifre sostanziose, dando vita a dei facili “mercati”.