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Associazione di volontariato per la difesa dell’ambiente e della qualità della vita c/o Via Padre Michele da Carbonara, 20 – 15057 TORTONA (AL) |
NO ALL’INCENERITORE ED ALLA DIOSSINA
TUTTO QUELLO CHE SI DEVE
REALMENTE SAPERE
SUGLI INCENERITORI
ED I MOTIVI PER OPPORSI
ALLA LORO COSTRUZIONE
(A TORTONA E DOVUNQUE)
IL DOVERE DI INFORMARE I CITTADINI
Da anni si parla dell’ipotesi di costruire un inceneritore di rifiuti (oggi denominato “termovalorizzatore”) a RIVALTA SCRIVIA, a pochissimi km. Da Tortona.
Se ne parla, tuttavia, in modo frammentario, senza spiegare di che cosa si tratta esattamente, quali sono i costi ed i benefici di un tale impianto e se ha senso costruire ancora termovalorizzatori (non solo a Tortona, ma in tutta l’Unione Europea).
Mentre scriviamo questo opuscolo, l’attuale Amministrazione Comunale NON ha ancora preso una decisione in merito, benché a palazzo circoli già una relazione finale del Politecnico di Torino—Sede di Alessandria e dell’Università degli studi del Piemonte Orientale “A. Avogrado” dal titolo “IMPIANTO PER LA TERMOVALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI URBANI NELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA –Identificazione delle tecnologie e valutazioni ambientali inerenti il sito”.
L’associazione “Progetto Ambiente” ritiene indispensabile INFORMARE TUTTI I CITTADINI E GLI AMMINISTRATORI sulle caratteristiche degli inceneritori senza attendere che i dibattiti e le assemblee pubbliche avvengano (come accaduto nel passato con altre amministrazioni) “a giochi fatti”.
Noi non vogliamo che i cittadini siano informati a decisioni prese, ma desideriamo che contribuiscano alle decisioni!
...E per fare questo occorre sapere le cose: per questo motivo questo opuscolo raccoglie una serie di informazioni e dati (NON OPINIONI PRECONCETTE!) sui termovalorizzatori (o inceneritori che dir si voglia) cercando di dare risposte corrette alle domande più frequenti.
Naturalmente saranno citate tutte le autorevoli fonti (per altro ricavate in Internet quindi raggiungibili da chiunque).
Siamo certi che queste poche pagine possano aiutarci a capire se davvero è il caso di costruire un inceneritore alle porte della nostra città.
Danilo Bottiroli
(Presidente di “Progetto Ambiente”)
Che cos’è un “termovalorizzatore” e qual è la differenza tra un termovalorizzatore ed un inceneritore?
Un termovalorizzatore è un inceneritore di rifiuti. La differenza rispetto ai “vecchi” inceneritori consiste nel fatto che i termovalorizzatori producono anche energia, mentre gli inceneritori si limitavano alla termodistruzione dei rifiuti.
(FONTE: WWW.VAOL.IT).
Occorre comunque dire che i termovalorizzatori non consentono un vantaggio energetico, in quanto l’energia necessaria a produrre i materiali che vengono inceneriti è 3 o 4 volte maggiore di quella che si può ottenere bruciandoli, ed essendo molto costosa, se non fosse incentivata con denaro pubblico (quindi dei cittadini, N.d.A.) non avrebbe mercato.
(FONTE: WWW.UNITA.IT)
Come funziona un termovalorizzatore?
• La spazzatura conferita all’impianto viene scaricata in una vasca dalla quale un sistema di aspirazione impedisce l’uscita di cattivi odori; i rifiuti vengono quindi depositati da una gru sul forno a griglia mobile dove inizia la combustione
• La spazzatura viene rivoltata continuamente sulla griglia ed una corrente d’aria forzata tiene viva la combustione
• Le sostanze più pesanti che “resistono” alla combustione (ad esempio i minerali come ferro, acciaio, ecc.) cadono in una vasca piena d’acqua, posta al di sotto della griglia; qui vengono raffreddate, estratte ed inviate in discariche
• I fumi caldi generati dalla combustione portano in ebollizione una caldaia che produce vapore; questo vapore viene trasformato in energia elettrica attraverso una turbina
• I fumi, dopo aver ceduto parte del loro calore per la generazione del vapore, vengono convogliati in un sistema di trattamento a più stadi che sottrae loro le ceneri volanti; queste ceneri vengono inviate all’inertizzatore che le mescola a cemento ed acqua trasformandole in materiale solido destinato alle discariche
(FONTE: WWW.VAOL.IT - Fabrizio Balgera)
I termovalorizzatori inquinano?
Le sostanze allo stato gassoso che possono essere prodotte da un inceneritore sono molte, tra cui alcune notoriamente dannose per la salute, come ossidi di azoto, anidride solforosa, furani e DIOSSINE.
Se nella miscela di materiali combustibili vi sono anche materiali lignocellulosi o materie plastiche clorurate come il cloruro di polivinile, si possono formare, oltre alle diossine, dibenzofurani clorurati, sostanze altamente tossiche.
Il sistema di incenerimento è anche causa dell’inquinamento da mercurio, una potente neurotossina che indebolisce le funzioni motorie, sensorie e cognitive.
Gli inceneritori sono una fonte importante anche di altri metalli pesanti inquinanti, come piombo, cadmio, arsenico e cromo.
(FONTE: Greenpeace - GdA Urbino)
Gli inceneritori, inoltre, innalzano la temperatura dell’atmosfera, in pieno contrasto con il protocollo di Kyoto. (FONTE: WWF - www.wwf.it)
Dunque, i termovalorizzatori rilasciano DIOSSINA: che cos’è esattamente la DIOSSINA?
Le diossine appartengono ad una classe di circa 30 composti formati da cloro e da idrocarburi.
Una parte consistente di diossine presenti nell’ambiente si riscontra nei fumi emessi dagli inceneritori dei rifiuti urbani.
Le diossine, fra le sostanze chimiche, sono tra le più tossiche e meno biodegradabili nel tempo. Il composto più tossico è la Tetra Cloro Dibenzo para Diossina (TCDD).
(FONTE: Dott. Alberto Famà)
Quali sono gli effetti della DIOSSINA sulla salute dell’uomo?
La diossina (TCDD) tende ad accumularsi nei grassi, sia animali che vegetali.
Nel tempo, l’accumulo della sostanza ed il continuo incremento della sua concentrazione, negli animali e nell’uomo provoca malattie molto gravi quali tumori di vari organi (polmoni, pleura, ecc.), sarcomi, diabete, infertilità, leucemie e linfomi.
Provoca, inoltre, disturbi dei sistemi endocrino, nervoso ed immunitario, malformazioni fetali e cloracne.
Dagli studi finora effettuati, sembra che la diossina agisca indirettamente sul DNA, causando una replicazione cellulare incontrollata.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che la diossina è cancerogena per l’uomo.
(FONTE: Dott. Alberto Famà)
In che modo l’uomo viene a contatto con la DIOSSINA?
Nel 1997 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha confermato che le diossine sono cancerogene per l’uomo.
Le diossine, anche se inizialmente disperse nell’ambiente, dopo la loro emissione si concentrano lungo la catena alimentare, in particolare nel pesce, nella carne, nei latticini, nel latte, compreso quello materno.
Pertanto, le diossine che escono dall’incene-ritore si accumulano progressivamente nell’ambiente e, prima o dopo, ce le ritroviamo nei nostri cibi.
Numerosi dati sperimentali pubblicati recentemente stanno dimostrando come l’esposizione a diossine, oltre a diversi tumori, possa produrre altri effetti sulla salute umana, anche a dosi inferiori a quelle fino ad oggi stimate tollerabili.
La maggior parte dei nuovi effetti studiati ed attribuibili all’esposizione a diossine, riguardano la delicata sfera sessuale.
L’aspetto più preoccupante di questi studi è che gli effetti indesiderati, prodotti dalle diossine, si verificano spesso a seguito di esposizioni croniche di tipo non professionale e a dosi molto basse (quindi la diossina non colpisce solo chi lavora negli inceneritori, ma tutta la popolazione - N.d.A.)
FONTE: dott. Federico Valerio, responsabile del Laboratorio di Chimica Ambientale dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Presidente di “Italia Nostra”, sezione di Genova.
Quali sono le disposizioni di legge rispetto alle emissioni di DIOSSINA?
Occorre innanzitutto dire che, trattandosi di una sostanza altamente tossica, le percentuali consentite vengono misurate in picogrammi.
Un picogramma è la miliardesima parte di un milligrammo.
Le attuali normative europee prescrivono che in ogni metro cubo di fumi emesso da un termovalorizzatore ci possano essere, al massimo, 100 picogrammi di diossine (ovvero 0,0000001 mg = 1/100000000 di mg - N.d.A.)
Siccome, tuttavia, le diossine che escono dall’inceneritore si concentrano nella catena alimentare, sarebbe più corretto, ai fini della protezione della salute, che i limiti di legge riguardassero la quantità di diossine emesse nell’ambiente in un determinato tempo (ora, giorno) e non la loro concentrazione nei fumi.
Il Giappone, ad esempio, nel 1997 ha stabilito che per ogni chilo di rifiuto bruciato, il rilascio totale di diossine nell’ambiente non deve superare la quantità di 5000 picogrammi.
Da uno studio effettuato su un moderno termovalorizzatore di produzione italiana da 400 tonnellate al giorno dotato del più efficace e complesso sistema di trattamento dei fumi, le quantità di diossine rilasciate sono pari a 10440 pg/kg MPC: questo impianto, in Giappone, non sarebbe autorizzato!
FONTE: dott. Federico Valerio.
In base a quale criterio sono stati fissati i limiti di legge per l’emissione di diossine?
La Direttiva 2000/76/CE sull’incenerimento dei rifiuti approvata dall’Unione Europea afferma: “I valori limite stabiliti dovrebbero prevenire o limitare, per quanto praticabile, gli effetti dannosi per l’ambiente e i relativi rischi per la salute umana”.
A parte i cautelativi convenzionali (“dovrebbero”), quel “per quanto praticabile” significa che i limiti alle emissioni hanno solo un significato tecnico: corrispondono alle concentrazioni più basse raggiungibili dalla termovalorizzazione con la migliore tecnologia al momento disponibile e, ovviamente, a costi accettabili per l’azienda.
La scelta fatta dall’UE nel 2000 di confermare i limiti delle emissioni di diossine fissate nel 1989 (100 pg/m³), quando ancora NON era certo l’effetto cancerogeno delle diossine (confermato nel 1997 dallo IARC), come pure il loro effetto di distruzione del sistema endocrino, nulla ha a che fare con la scienza e la tutela della salute umana.
Forse questa scelta è stata dovuta al fatto che la maggior parte degli inceneritori realizzati tra gli anni 80 e 90 in Francia, Danimarca, Germania, Belgio (e che non hanno ancora ammortizzato i costi di investimento), non sarebbero in grado di rispettare, con continuità, limiti più restrittivi.
FONTE: dott. Federico Valerio.
Quanti controlli vengono fatti rispetto alle emissioni di diossina di un termovalorizzatore?
Quanto le norme privilegino gli interessi delle imprese, piuttosto che quelli della comunità, è deducibile dalla singolare disposizione della normativa europea che fissa la frequenza di controlli di diossine ad un solo (sic!) prelievo all’anno!!!
La scusa è l’alto costo di queste analisi. Tuttavia, è ovvio che, a fronte di un combustibile (i nostri materiali post consumo) caratterizzato da un’estrema variabilità (umidità, potere calorifico, composizione chimica) un’unica misura annuale non può essere rappresentativa della quantità di diossine mediamente emessa da un termovalorizzatore.
FONTE: dott. Federico Valerio, responsabile del Laboratorio di Chimica Ambientale dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Presidente di “Italia Nostra”, sezione di Genova.
Gli inceneritori risolveranno il problema dei rifiuti?
Il Decreto Ronchi, che disciplina in Italia lo smaltimento dei rifiuti, prevede come soluzione migliore il reimpiego e il riciclaggio mentre cita la combustione dei rifiuti come soluzione estrema.
La combustione inquina, spreca energia e richiede ugualmente la costruzione di discariche sofisticate e costose.
FONTE: Serena Ferrara (Casteltermini)
Cfr. anche “Come funziona un termovalorizzatore” - pagg. 4 e 5 di questo opuscolo.
In altre zone d’Italia sono stati costruiti (o si vogliono costruire) dei termovalorizzatori: che cosa succede in quelle aree?
A Casteltermini (SICILIA) la popolazione sembra essere stata informata quando era già stata decisa la costruzione del termovalorizzatore e addirittura era già stata fatta la gara d’appalto. Sono allora scattate le manifestazioni popolari contro l’impianto.
A Paternò (SICILIA) si è formato il Comitato spontaneo contro il termovalorizzatore che il 13 Novembre 2004 ha manifestato contro l’inceneritore.
Ad Acerra (CAMPANIA) il 29 Agosto 2004 si è svolta la manifestazione nazionale contro l’inceneritore: il Governo ha inviato 1000 uomini contro un’intera collettività che da tempo si oppone al termovalorizzatore.
FONTE: www.vaol.it
NAPOLI, 13 OTT - Anche il Codacons si costituirà nel procedimento d'urgenza avviato da oltre 150 cittadini di Acerra, tra cui il Comune, associazioni di categoria, imprenditori ed agricoltori, su iniziativa dell'avvocato e docente universitario Francesco Fimmanò contro la realizzazione del termovalorizzatore. (FONTE: ANSA)
In una recente pubblicazione dell’Istituto Superiore della Sanità, viene segnalato un rischio accresciuto di incidenza di tumore dei tessuti molli in prossimità dell’inceneritore dei rifiuti di Mantova. (FONTE: Greenpeace)
...E gli altri Stati d’Europa e del mondo, come si comportano nei confronti degli inceneritori (o termovalorizzatori) e della diossina?
In Giappone, come già detto, i limiti di rilascio di diossina nell’ambiente sono severissimi.
In Belgio un esperimento scientifico ha dimostrato che lo sviluppo puberale di adolescenti di sesso maschile residenti in un quartiere vicino a due inceneritori è risultato statisticamente più lento (rispetto al gruppo di controllo) e analogamente è stato osservato un ritardato sviluppo del seno nelle ragazze adoloscenti del quartiere vicino agli inceneritori.
Negli Stati Uniti, paese precursore degli inceneritori, già nel 1993 il “Wall Street Journal” avvertiva che l’uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era una vero disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per i contribuenti.
In Svezia la costruzione degli inceneritori è stata abbandonata a favore della raccolta differenziata dei rifiuti.
62 PAESI DEL MONDO (21 dell’Europa, 18 dell’Asia e Pacifico, 12 dell’Africa, 8 dell’America Latina e 3 del Nord America) hanno aderito all’Alleanza Globale Contro gli Inceneritori (GAIA).
La Direttiva 2000/76/CE dell’Unione Europea afferma testualmente:
“Misure più restrittive dovrebbero ora essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CEE) dovrebbero pertanto essere abrogate”.
LE DOMANDE ALLE QUALI
NON SAPPIAMO RISPONDERE
Le informazioni che abbiamo fornito in questo opuscolo sono soltanto una parte di quanto si sa sui moderni termovalorizzatori e sugli inceneritori, ma crediamo siano già sufficienti per capire i motivi del nostro NO ALLA COSTRUZIONE DI UN TERMOVALORIZZATORE A TORTONA.
Ci sono, poi, alcune domande, molto più specifiche alle quali non sappiamo sinceramente rispondere, ma ci piacerebbe, in merito avere delle risposte da tutte quelle persone (amministratori e non) che vogliono l’inceneritore a Tortona:
1. Perché costruire un termovalorizzatore?
2. Perché costruirlo proprio a Tortona?
3. Perché costruirlo nel Parco dello Scrivia?
4. Perché costruirlo nell’area del Parco dello Scrivia un tempo destinata alla Pista Pirelli e poi alla Pista della Motorizzazione Civile: perché sempre nello stesso posto?
“Mai il MALE ebbe una migliore occasione
di fingere di compiere opere del BENE”.
(Georges Bernanos)