IN MERITO AGLI INCENERITORI RIFIUTI
UN CONTRIBUTO DI GRANDE INTERESSE
di Bruno Rapallo da Ambiente Liguria
Scusandomi con tutti i lettori per la lunghezza del testo che segue (ma l'argomento è alquanto complesso), mi permetto di esporti la mia argomentata posizione personale su una possibile chiusura del ciclo dei rifiuti (da verificare nell'immediato futuro con rigore scientifico e onestà intellettuale) per la parte residuante nel medio-lungo termine a valle di tutte le azioni "virtuose" di:
a) riduzione all'origine (incentivabile, tra le varie doverose azioni delle Istituzioni, anche dal passaggio da tassa a tariffa),
b) raccolta differenziata (da personalizzare sulle diverse caratteristiche urbanistiche, socio-economiche e orografiche),
c) riciclaggio e riutilizzo (con accurata gestione della "filiera" delle lavorazioni delle materie seconde recuperate con la R.D., per renderla il più possibile economicamente auto-sostenibile e creatrice di occupazione),
d) compostaggio di qualità (da parziale o totale riconversione nel medio-lungo termine di 3-4 impianti di bio-ossidazione/bio-essiccazione, ciascuno da 80000 - 60000 ton/anno, da costruire subito, utilizzabili inizialmente per la produzione e il conferimento temporaneo di semi-inerti a discarica, per gestire al meglio una fase transitoria di 4-5 anni, che consenta un monitoraggio serio delle attuali e delle nuove tecnologie, per arrivare a regime a scelte tecnologiche finali oculate, motivate e scientificamente verificate, parallelamente al raggiungimento di livelli elevati di raccolta differenziata, non inferiori al 50% e se possibile fino al 70%).
Da alcuni anni m'interesso di tecnologie innovative e totalmente alternative agli inceneritori, che da tempo ritengo ormai sull'orlo dell'obsolescenza (anche nelle varianti più moderne, come gli inceneritori isotermi a letto fluido), oltre a considerarli:
1) anti-economici (tanto da aver bisogno per sopravvivere di incentivi pubblici tipo il vecchio CIP6 e gli attuali Certificati Verdi, e persino di normative di favore, come il decreto-legge del dicembre 2003, che ci ha messo in collisione con l'U.E. assimilando l'energia prodotta per combustione di tutti i rifiuti, anche delle plastiche, a energia da fonti rinnovabili come le bio-masse!!),
2) poco flessibili (sia rispetto alle possibilità d'impiego di differenti rifiuti in carica, sia gestionalmente, per i lunghi transitori d'accensione, spegnimento, riavviamento, a seguito di grandi manutenzioni o soprattutto di guasti accidentali più o meno rilevanti, durante i quali le emissioni eccezionali più pericolose vanno sicuramente fuori controllo e nemmeno vengono rilevate),
3) scarsamente modulari (sempre per ragioni economico-gestionali, probabilmente oggi gli inceneritori di piccola taglia non reggerebbero economicamente nemmeno con gli aiuti di Stato),
4) a basso rendimento energetico (massimo 25% del Potere Calorifico Inferiore sull'umido, o PCIu del rifiuto in carica, calcolato sulla produzione di sola energia elettrica e valutato sull'intero tempo operativo annuo, di 6000-8000 ore/anno, ragione per cui si risparmia molta più energia, oltre a materie prime, col riciclaggio-riutilizzo),
5) a eccessivo impatto volumetrico-visivo e da occupazione-suoli (conseguenza diretta dell'eccesso d'aria in camera di combustione, sino al 95-100 %, e dell'enorme volume di fumi prodotti, tra 4500 e 6500 normal metri cubi/ton, che determinano il dimensionamento di tutto l'impianto, inclusi i complicati e costosissimi sistemi di depurazione dei fumi, la cui efficienza nell'abbattimento degli inquinanti più pericolosi sospetto sia ormai al limite delle possibilità tecnologico-economiche),
6) in notevole contrasto con politiche per un'elevata raccolta differenziata, seguita da riciclaggio-riutilizzo delle materie seconde recuperate (per le taglie dimensionali d'impianto, che richiedono grandi volumi di materiali in carica, per giunta non impoveriti energeticamente sotto 1000-1100 kcal/kg di PCIu, o la combustione nemmeno si auto-sostiene),
7) affetti da dispersioni termiche eccessive (diretta conseguenza dei grandi volumi d'impianto) e da inefficienze di combustione (che generano da 3 % a 10-15 % di incombusti nelle ceneri degli inceneritori a griglia, o al meglio 2-4 % negli inceneritori a letto fluido),
8) poco efficienti nella riduzione in peso dei materiali da conferire a discarica (visto che residuano tra 140-160 kg/ton di scorie pesanti con il letto fluido e 200-250 kg/ton con gli inceneritori a griglia per rifiuti indifferenziati, oltre a 30-50 kg/ton di micidiali ceneri volatili e a 30-70 kg/ton di fanghi salini da abbattimento degli alogeni e dello zolfo nei fumi, per giunta da inglobare in almeno altri 40-80 kg/ton di matrice cementizia per tentare d'inertizzare ceneri volatili e fanghi prima del conferimento a discarica, nella quale finiscono perciò da un minimo di 250 a un massimo di 400 kg di residui tossici per tonnellata di rifiuto in carica),
9) a impatto ambientale e sanitario ancora intollerabile e con grande probabilità non ulteriormente migliorabile (conseguenza diretta sia della grande taglia impiantistica, che soprattutto dell'enorme quantità di fumi emessi, tra 6,5 e 8,5 tonnellate per ton di rifiuto bruciato, in gran parte semplice azoto, vapor d'acqua e anidride carbonica, che fungono però da diluente e veicolo di trasporto a distanza di centinaia di elementi chimici e sostanze tossiche, liberati o formate ex-novo nella combustione sia di rifiuti indifferenziati che di Combustibile Derivato da Rifiuti; per le diossine, espresse come diossina-base I-TEQ, la norma di legge attuale prevede 0,100 miliardesimi di grammo a normal metro cubo, ossia 0,1 ng/Nm3, e sui migliori inceneritori esistenti sarebbero stati rilevati appena 0,050-0,020-0,008 miliardesimi di grammo a normal metro cubo, con misure però occasionali e statisticamente insignificanti, mentre in tutto il mondo misure statisticamente significative, eseguite più frequentemente, su intervalli temporali più lunghi e soprattutto includendo anche fasi operative di malfunzionamento impiantistico, hanno rilevato in moltissimi casi valori medi da 10 a 30 a 50 e talora persino a 100 volte superiori ai limiti di Legge attuali, ossia da 1 a 3 a 5 a 10 miliardesimi di grammo per normal metro cubo, che moltiplicati per un miliardo e mezzo o due miliardi di metri cubi di fumi/anno si possono tradurre in diossine immesse nel territorio comprese tra 1,5 e 20 grammi/anno, per nulla trascurabili se si considera che le tabelle US-EPA al 2004 di "Concentrazioni Basate sul Rischio" equiparano il rischio cancerogeno di un grammo di diossina-base I-TEQ immessa in atmosfera a circa 5500 kg equivalenti di benzene, notissimo cancerogeno).
Volutamente ho lasciato in fondo il fattore ambientale-sanitario, certamente il più importante e decisivo, per far cogliere ai lettori quanti altri buoni motivi aggiuntivi vi siano per non costruire nuovi inceneritori e per liberarsi al più presto di quelli vecchi (come stanno facendo i giapponesi, che per i soli Rifiuti Solidi Urbani, o RSU, ne avevano in tutta la Nazione ben 1900 nel 1997, ridotti a circa 1600 entro il 2000, a circa 1350 a fine 2004, con previsione governativa di chiuderne altri 350-400 entro il 2010, dopo aver finalmente allineato ai valori USA e U.E. il proprio pazzesco limite di Legge sulle diossine vigente sino al 2002, di ben 80 miliardesimi di grammo a normal metro cubo, ossia 800 volte rispetto al limite di 0,1 vigente oggi in Europa e anche in Italia!!!). Paradossalmente, se anche esistesse un mega-inceneritore a impatto ambientale e sanitario "zero", vi sarebbero comunque altri otto buoni motivi per non costruirlo e cercare, se proprio fosse indispensabile, qualche soluzione tecnica decisamente migliore, da applicare comunque a valle delle quattro azioni "virtuose" richiamate all'inizio.
Per tali ragioni mi sono interessato di molte tecnologie alternative, in numerose varianti più o meno consolidate o innovative, (reattori di gassificazione, termolisi, pirolisi, reattori al plasma, ad acqua super-critica, ecc.). Ho escluso i reattori ad acqua super-critica, anche se promettenti, in quanto costosissimi, poco flessibili e non adatti a molti tipi di rifiuti, ancora con notevoli problemi di sicurezza per le pressioni di lavoro elevatissime e per i materiali costruttivi dei reattori non del tutto adeguati alle alte temperature e pressioni (a occhio stimo che ci vorranno forse dieci anni per risolvere tali problemi e per una loro diffusione, ammesso che convenga).
Tra i reattori di gassificazione esistenti e le diverse tecnologie di termolisi, pirolisi, o ibride con la combustione, più o meno recenti, non riesco a vederne una che sia esente da problemi e difetti; sono comunque impianti costosi, a gestione complessa, con problemi di scarti non del tutto inerti da smaltire, e/o con formazione di sotto-prodotti abbastanza poco maneggevoli e inquinanti (catrami, oli combustibili leggeri), ecc.; quasi tutte queste tecnologie hanno il problema di smaltire fuliggini e particolati formati nel processo, che non è possibile riciclare nel reattore di gassificazione e nella maggior parte dei casi si tenta di vetrificare bruciando il syn-gas "sporco" in camera di combustione per alimentare turbine a gas (le scorie vetrose semi-fluide e relativamente inerti colano lungo le pareti della camera di combustione e si raccolgono sul fondo): il risultato in termini di emissioni in atmosfera è migliore della combustione diretta dei rifiuti tal quali specialmente se si gassifica CDR di qualità, ma a mio parere non tale da giustificare i costi elevati, la complessità di ciclo e di gestione operativa, la scarsa flessibilità di carica per le differenti tipologie di rifiuti (ad es. alcuni gassificatori sono ottimi per la gassificazione dei residui di lavorazione e degli scarti semi-fluidi dell'industria petrol-chimica, come il gigantesco impianto IGCC della Sarroch in Sardegna, da oltre 3000 ton/giorno, che ha eliminato l'esigenza di produrre con le morchie di scarto l'orrendo "pet-coke", ossia coke di petrolio, e sopperisce a necessità di energia elettrica, idrogeno per l'idrogenazione delle benzine, vapore, per l'intero stabilimento; ma la stessa tecnologia non si presta altrettanto bene a trattare rifiuti solidi indifferenziati, che renderebbero instabile e poco controllabile il processo, oltre ai problemi di gestione e smaltimento delle scorie non del tutto inerti).
L'unica tecnologia che al momento parrebbe arrivata a un discreto livello d'industrializzazione (dopo dieci - quindici anni di ricerca applicata, sperimentazioni su impianti pilota, messa a punto dei processi, test in proprio e sotto controllo di Enti nazionali e internazionali), con prestazioni ambientali molto migliori rispetto alle tecnologie concorrenti basate su trattamenti termici (di combustione o co-combustione o senza combustione diretta dei rifiuti), priva di tutti i difetti degli inceneritori e dei gassificatori più tradizionali, mi sembra quella dei reattori al plasma, esistenti in diverse varianti tecnologiche, in prevalenza basate sull'impiego di "torce al plasma" e in pochissimi casi sull'impiego di elettrodi ad arco semi-sommerso e sommerso.
Naturalmente non mi sento infallibile e potrei sbagliarmi, ma ho la sensazione che con queste tecnologie siamo abbastanza prossimi a una rivoluzione tecnologica nel settore del trattamento d'inertizzazione e smaltimento dei rifiuti più pericolosi e delle quote non riciclabili, residuanti dalle altre azioni gestionali più "virtuose" e dalle relative tecnologie a minimo impatto ambientale.
Attualmente l'opposizione più forte a queste nuove tecnologie viene dalle lobby degli inceneritori (è comprensibile: se nei prossimi 4-5 anni i reattori al plasma confermeranno le prestazioni che già oggi sembrano promettere e inizieranno a diffondersi, gli inceneritori di mezzo mondo possono cominciare a chiudere). Altre lobby che guardano con sospetto ai reattori al plasma sono quelle dei petrolieri e dei colossi del gas naturale, per il rischio di cominciare a perdere il controllo assoluto della produzione di idrogeno, che potrebbe derivare come sotto-prodotto a basso costo dal trattamento dei rifiuti, invece che per "reforming" del costoso metano (fonte energetica integralmente sotto il loro controllo).
I reattori al plasma non determinano la combustione dei rifiuti bensì la contemporanea sublimazione, pirolisi, gassificazione ad altissima temperatura dei materiali organici (naturali o di sintesi), la fusione dei metalli e la fusione-vetrificazione degli inerti; sono progettati per massimizzare la conversione dei rifiuti in carica a syn-gas, costituito principalmente da ossido di carbonio e idrogeno, con svariati impieghi alternativi. Presentano inoltre una serie di caratteristiche a mio parere molto interessanti:
- Utilizzano quantità molto limitate d’aria e d’ossigeno (in casi speciali azoto o argon) e operano in ambiente riducente, in reattore chiuso e in leggera depressione per evitare fuoriuscite di gas incontrollate.
- Operano a temperature di 6000-15000°C nella zona di generazione del plasma (arco voltaico) e di 1600-1100 °C nella camera del reattore (tra il bagno di scoria vitrea e metalli fusi nel crogiuolo e la sovrastante zona di formazione del syn-gas); i rifiuti sono esposti a temperature di 3000-4000°C per l’intensa energia radiante del getto di plasma e tali temperature, superiori ai punti di fusione di ceneri, particolati e inerti consentono la conversione delle sostanze minerali (incluso l’amianto e derivati) in scoria vetrosa.
- Non producono ceneri, né incombusti, mentre i particolati, le polveri e i fanghi di depurazione del syn-gas sono quasi sempre reimmessi nel reattore (salvo casi particolari di recupero controllato di cadmio nei fanghi della zona di “quenching” e mercurio con filtri ad amalgama e carbone attivo, inviati poi a ditte specializzate nel recupero di tali metalli) e vetrificati con campagne periodiche di trattamento specifico in condizioni di processo controllate.
- La scoria vetrosa (“simil-ossidiana”), sottoposta in tutto il mondo a prove di lisciviazione, si è dimostrata assai poco lisciviabile (il rilascio della maggior parte degli elementi inglobati è sotto i limiti di rilevazione e, ove rilevabile, è di almeno 100 volte sotto i severi limiti di US-EPA); essendo un inerte, è riciclabile per numerosi impieghi nel settore delle costruzioni (mattonelle, piastrelle, sotto-pavimentazioni stradali, granulazione per la produzione di abrasivi o per la miscelazione con materiali edili, produzione di isolanti termici simili alla “lana di roccia”, ecc.).
- 1 tonn di RSU tal quale genera circa 180-190 kg di scoria vetrosa riciclabile (con volumi, se compatta e non trattata, di appena 0,085-0,095 m3, e densità di 1,8-2.2 ton/m3).
- Il syn-gas viene depurato ad alta temperatura e subisce poi anche trattamenti di “quenchig” (abbattimento rapidissimo della temperatura) e ulteriori depurazioni a freddo; il gas trattato è usato per la produzione di energia elettrica e vapore (combustione in turbina a gas in ciclo combinato con turbina a vapore a condensazione o derivazione e condensazione), e/o per la produzione di precursori per l’industria chimica (metanolo, etanolo), e/o per la separazione di idrogeno purissimo da ultra-filtrazione.
- L’idrogeno da syn-gas può trovare impieghi nella petrol-chimica (idrogenazione delle benzine), nell’industria alimentare (idrogenazione dei grassi), negli autobus e auto elettrici alimentati da celle a combustibile a idrogeno, nelle autovetture innovative a idrogeno liquido o a idrogeno gassoso compresso, in laboratori di ricerca e applicazioni industriali speciali.
- Una tonnellata di RSU tal quale, gassificata nei reattori al plasma, produce tra 800 e 1200 Nm3 di syn-gas (il volume/ton è variabile in funzione della qualità del rifiuto e della variante tecnologica di reattore), con PCIu compreso tra 10,5 e 12,5 MegaJoule/Nm3 (2500-3000 kcal/Nm3). La ridotta quantità di gas prodotto e da depurare determina volumi d’impianto e occupazione di suoli molto contenute: ad es. una variante d’impianto da 125.000 ton/anno (circa 400 ton/giorno), può occupare un’area di 33.000 m2, di cui 7.000 m2 coperti, con cubature di 90.000 m3; altre varianti tecnologiche sono ancora più compatte (con la stessa capacità di 400 ton/giorno possono coprire appena 10.000 m2, di cui 5.000 coperti, con cubature di 45.000 m3).
- Nella combustione del syn-gas in turbina a gas in ciclo combinato si ottengono rendimenti elettrici al netto degli auto-consumi (operando con solo ciclo-vapore in condensazione) del 26-28-30 %, di alcuni punti superiori ai migliori inceneritori, e rendimenti netti del ciclo combinato (operando con ciclo-vapore in derivazione e condensazione) sino al 58-60 %.
- Le emissioni in atmosfera da eventuale combustione del syn-gas in turbina o in caldaia risultano molto contenute per il fatto di bruciare un gas già fortemente depurato; alcune Società titolari dei brevetti garantiscono valori di diossine (I-TEQ) nel syn-gas inferiori a 0,050 ng/Nm3, altre garantiscono valori inferiori a 0,010 ng/Nm3, che durante la combustione in turbina a gas tendono a ridecomporsi e stentano a riformarsi per carenza di agenti catalitici e/o ionizzanti nel gas depurato e per le condizioni poco adatte alla sintesi de-novo di diossine; test sotto controllo di Enti internazionali e governativi nazionali hanno evidenziato dopo combustione del syn-gas intervalli di valori tra 0,023 ng/Nm3 (pochi casi-limite, da trattamento di materiali molto pericolosi come i PCB o miscele di solventi organico-clorurati, ben diversi da CDR o RSU) e 0,000020 ng/Nm3, con prevalenza di valori compresi tra 0,007 e 0,000100 ng/Nm3; SOx, NOx e particolati risultano ridotti da 10 a 100 volte rispetto agli standard US-EPA; i metalli pesanti Be-As-Ni-Hg risultano ridotti del 90-99%, Cd e Cr dell’80%, Cu del 50%, Fe del 40%, Pb del 30%; benzene, toluene, xilene e altri composti organici semi-volatili risultano ridotti a poche parti per miliardo; gli IPA risultano variare tra 0,2 e 8 microgrammi/Nm3, con prevalenza tra 0,5 e 2 contro i 10 microg/Nm3 di Legge.
- I costi d’investimento variano da 1.550 euro/(ton capacità annua) per unità mobili piccolissime (1.500 ton/y) da spostare su siti da bonificare, a 900 euro/(ton c.a.) per unità fisse medio-piccole (30.000 ton/y), a 325 euro/(ton c.a.) per sistemi fissi di taglia alta (650.000 ton/y) costituiti da batterie di reattori di taglia media o medio-piccola; la gestione può auto-sostenersi senza incentivi di Stato come i Certificati Verdi, sia usando un mix con gli RSU o il CDR di rifiuti in carica con tariffe elevate (ospedalieri, amianto), sia riciclando e vendendo idrogeno o metanolo o energia elettrica a prezzi di mercato, metalli e scoria vetrosa.
- Gli impianti sono caratterizzati da elevatissima flessibilità rispetto ai materiali di carica (accettano rifiuti solidi, liquidi, gassosi di ogni tipo, anche in miscela; oppure, se ritenuto più prudenziale, piccole unità in parallelo possono essere specializzate ciascuna per un tipo di rifiuto e mettere in comune solo la sezione finale della depurazione del syn-gas, dallo "scrubber" per l'abbattimento degli alogeni in poi); sono molto modulari (per la possibilità di costruire anche unità piccolissime); hanno transitori d'accensione e spegnimento molto brevi e dispersioni termiche minime (per la compattezza di tutte le componenti d'impianto, che ne facilitano anche il controllo, riducendo al minimo le emissioni anomale).
Personalmente ritengo improbabile che, utilizzando tecniche statisticamente significative di monitoraggio e comparazione delle alternative tecnologiche, possa risultare che la combustione di RSU indifferenziati in inceneritore a griglia, o anche di CDR di qualità in inceneritore a letto fluido o in co-combustione nelle centrali termiche e nei cementifici, sia ambientalmente a impatto inferiore rispetto alla gassificazione/vetrificazione in un reattore al plasma dei medesimi materiali, ma naturalmente tutto questo va verificato con onestà intellettuale e con apparecchiature che consentano il monitoraggio in semi-continuo di idrocarburi policiclici aromatici e di diossine o loro precursori (queste strumentazioni già esistono in Giappone a costi d'investimento e di misurazione contenuti, in Olanda e Italia a costi più elevati, ma sostenibili). Se i reattori al plasma già oggi sembrano fornire risultati ottimi con rifiuti di ogni genere e pericolosità, anche in miscela, mi aspetto che gassificando/vetrificando un CDR di qualità, assai povero di precursori di diossine e di metalli, si ottengano risultati eccezionali.
Se ciò venisse in futuro confermato, la soluzione ottimale potrebbe essere: nel breve-medio termine costruire alcuni impianti di bio-ossidazione/bio-essiccazione per produrre un bio-essiccato semi-inerte da conferire per qualche anno a discarica; nel medio-lungo termine riconvertire gli impianti di bio-ossidazione/bio-essiccazione verso la produzione di compost di qualità e di CDR di qualità (mandando a discarica solo gli inerti, selezionati nella produzione di CDR) e poi gassificare/vetrificare il CDR in piccoli reattori al plasma flessibili e modulari, dai quali si otterranno quasi soltanto materiali riutilizzabili, con impatto ambientale minimo, sia nei suoli, che nelle acque, che in atmosfera.
Circa le misure statisticamente significative, i giapponesi ad es. hanno messo a punto in questi ultimi anni e commercializzano un gas-cromatografo mobile, misuratore a basso costo e in semi-continuo di clorobenzeni marcatori-precursori di diossine (calcolando l'emissione prevista di diossine con modelli molto attendibili e testati di correlazione tra clorobenzeni nei fumi e le diossine stesse), a cifre abbordabili dell'ordine di 50mila - 60mila Euro; se le Istituzioni locali lo acquistassero e organizzassero campagne di monitoraggi in Italia e anche all'estero con questo strumento su impianti già esistenti, eventualmente supportati finanziariamente dal nostro Ministero dell'Ambiente, in collaborazione con altre Regioni interessate (per dividere le spese delle sperimentazioni) e con prestigiosi Istituti di ricerca nazionali ed esteri a garanzia dei risultati, tra pochi anni si potrebbe avere un quadro chiaro e statisticamente attendibile delle prestazioni reali delle migliori tecnologie possibili (inceneritori a letto fluido, gassificatori, reattori al plasma, CDR di qualità in centrali termiche o in forni rotativi di cementeria), sarebbe possibile scegliere la migliore tecnologia su solide basi scientifiche (e non alla cieca, fidandosi delle dichiarazioni interessate dei costruttori di impianti) e successivamente il medesimo strumento potrebbe servire per monitoraggi in continuo a basso costo sull'impianto scelto e realizzato, utilizzando "carte di controllo" dei precursori delle diossine, per interventi correttivi sugli impianti al primo segnale di previsione di emissioni anomale.
Per gli impianti sui quali fare nei prossimi 4-5 anni le sperimentazioni in semi-continuo, in Italia e in Europa esistono numerosi inceneritori a letto fluido di ultima generazione, ritenuti molto efficienti (ma da verificare seriamente), nella centrale ENEL di Fusina sono già in corso sperimentazioni (controllate in semi-continuo con tecnologie olandesi dal Consorzio Inter-universitario INCA) di co-combustione di CDR di qualità prodotto con impianti tedeschi di bio-ossidazione/bio-essiccazione, nella zona di Cuneo è già in uso la co-combustione di CDR di qualità in una cementeria (si tratterebbe di organizzare un monitoraggio congiunto con i gestori), per i plasmi (senza dover andare in Giappone o in USA o in Canada) nei prossimi due anni verranno installati due reattori da 50 ton/giorno ciascuno presso Roma, per il trattamento di rifiuti pericolosi e di scarti dell'elettronica, e in Polonia sei reattori da 100 ton/giorno ciascuno per rifiuti di vari tipi, tra cui ospedalieri, RSU, tossico-nocivi (basterebbe organizzarsi e concordare con le varie Autorità locali campagne prolungate di rilevazioni).
Se anche un'indagine così complessa richiedesse 3-4 anni di lavoro e costi dell'ordine di 400mila - 500mila Euro (se possibile di provenienza non solo locale, ma anche da Ministero dell'Ambiente e U.E.), non varrebbe la pena di chiarirsi le idee per fare scelte sensate fra 5 anni, invece di comprarsi oggi (al buio totale) un "inceneritore-totem" da 130-150 milioni di Euro da venerare per i prossimi 20-25 anni con un bel numero di sacrifici umani?
Cari saluti.