TORTONA 30 settembre 2003
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ASMT
SERVIZI PUBBLICI O PRIVATI DI SERVIZI?
da Flavio Speranza
Il Consiglio comunale si sta preparando ad approvare la privatizzazione della
A.S.M.T., ed il suo spezzettamento in almeno tre SpA; vogliamo esprimere un
parere nettamente contrario a questa operazione per due motivi.
Nel merito
Ogni azienda, pubblica o privata che sia, è spinta a fornire il meglio
di sé in una situazione di libera concorrenza.
Oggi la A.S.M.T., per la natura stessa di molti dei servizi che gestisce, si
trova invece ad agire in una inevitabile situazione di monopolio; il compito
di controllo esercitato dal Comune ed il fatto stesso che sia un’azienda
locale fornisce garanzia ai cittadini perché la A.S.M.T. funzioni nella
maniera migliore possibile.
Se però l’azienda diventa privata, verrebbe ugualmente ad operare
in una situazione di monopolio, in mancanza quindi di concorrenti, ma anche
senza una possibilità di controllo da parte delle istituzioni e della
popolazione.
È bene sapere che quando si parla di privatizzazione dei servizi municipali,
non si tratta di vendere qualche azione a tizio o a caio; le esperienze fatte
finora in Italia mostrano che gli acquirenti principali sono le multinazionali,
soprattutto nei settori dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti.
E come ben sanno gli abitanti di Spinetta Marengo, quando hai a che fare con
le multinazionali, ti accorgi che non hanno città, né patria,
né sentimento; hanno uno scopo diverso, quello di minimizzare i costi
e massimizzare gli utili.
Non ci convince l’assicurazione che i Comuni resteranno proprietari della
maggioranza delle azioni; ciò che viene stabilito in una riunione di
Consiglio comunale può essere ribaltato in un’altra.
Visto, oltre a tutto, le continue difficoltà finanziarie che hanno tutti
i Comuni, è facile pensare che possa arrivare il momento in cui un Sindaco
troverà difficile rifiutare un’offerta “vantaggiosa”
e “irripetibile”.
I cittadini hanno diritto ad avere servizi pubblici efficienti e ad un costo
il più basso possibile; questa è una considerazione molto pragmatica
e condivisibile.
La decisione di privatizzare i servizi pubblici di competenza del Comune ci
sembra invece una scelta del tutto ideologica, come se tutto ciò che
il privato tocca diventi oro: il caso Enron dovrebbe pure insegnare qualcosa!
Infatti il giorno che la Shell o la Esso dovessero fallire, ci basta cambiare
benzinaio; ma se l’acquedotto fosse affidato ad una SpA e questa dovessero
fallire o non avere più interesse a gestire questi servizi, cosa facciamo?
Ci attacchiamo ad un altro acquedotto?
Nel metodo
Una questione di questa importanza, che, nel caso di approvazione della privatizzazione,
porterà a conseguenze durature nel tempo, merita di essere discussa in
modo approfondito con la cittadinanza.
Ci sembra invece molto poco rispettoso della democrazia arrogarsi il diritto
di decidere in quattro e quattr’otto senza consultare la popolazione..
Ci risulta che nessuna delle forze politiche e nessuno dei consiglieri comunali
abbiano proposto la privatizzazione della A.S.M.T. nella scorsa campagna elettorale;
pensiamo quindi che oggi come oggi il Consiglio comunale non abbia nessuna delega
per decidere in merito.
Non solo; la A.S.M.T. non è proprietà del Comune di Tortona, che
ne è solo il maggiore azionista.
Dire che il maggiore azionista può decidere indipendentemente dal parere
degli altri Comuni significa ragionare non da Consiglio comunale ma da Consiglio
di amministrazione (che è una cosa ben diversa), significa isolare politicamente
Tortona dai Comuni del nostro retroterra.
Questa privatizzazione viene inoltre decisa senza aver prima concordato con
le Organizzazioni Sindacali il futuro degli attuali occupati e degli eventuali
esuberi; eppure il passaggio a SpA cambierà lo status giuridico e contrattuale
dei dipendenti.
Privatizzazioni di aziende ben più importanti della nostra A.S.M.T. sono
state decise dopo aver fornito precise garanzie ai lavoratori.
Non ci sembra che ci sia bisogno di concludere subito, con tutta questa fretta.
Visto che le nuove elezioni sono alle porte, i sostenitori della privatizzazione
hanno il diritto, ed il dovere, di presentarla apertamente nel loro programma,
di discuterne con i cittadini e di prendere atto dei conseguenti risultati elettorali.
Decidere oggi la privatizzazione, a pochi mesi dalle elezioni, costituisce un
fatto compiuto, una forzatura indebita, nei confronti della futura giunta, di
qualunque colore sia.
Chiediamo quindi a tutti i consiglieri, di maggioranza o di minoranza che siano,
di soprassedere a questa decisione e di rinviarla al giudizio dei cittadini.