26 luglio 2003
RENATO MILANO RITIENE SBAGLIATO RINVIARE IL DISCORSO SULL’INCENERITORE E INTRODUCE ALTRE CONSIDERAZIONI

Ritengo sbagliato rinviare il discorso dell’inceneritore al dopo elezioni del prossimo anno come richiesto da alcuni politici.
Il rischio che i partiti in lizza ne facciano una tigre da cavalcare è concreto, tuttavia i cittadini devono sapere a chi e a quali programmi dare il voto. Non è democraticamente giusto, ad esempio, che i novesi che non vogliono l’inceneritore presso la loro cittadina non sappiano, prima di decidere a chi dare il voto, quali sono i candidati che hanno scelto per l’inceneritore e quali invece si sono schierati contro. È democraticamente giusto che i cittadini favorevoli o contrari all’inceneritore, sappiano quali partiti sono favorevoli o contrari a tale scelta. Èdemocraticamente giusto andare a votare conoscendo le scelte programmatiche che faranno i candidati. Si tratta solo di motivare tali scelte, poiché solo un dibattito sereno e composito potrà chiarire le idee a chi ancora conosce poco il problema, o addirittura modificarle a chi invece ritiene di conoscerlo, ma preferisce approfondirlo ascoltando i pro e i contro. I partiti favorevoli offrano le loro motivazioni, i partiti contrari (che temo siano ben pochi), le loro.
Il coordinamento di comitati e associazioni, che si sta organizzando nella provincia di Alessandria (da Castelnuovo Scrivia, a Ovada, da Alessandria a Rigoroso, dalla Val Lemme alla Val Bormida), si sta preparando a questo dibattito, ottenendo le informazioni, e presumibilmente anche la presenza, di tecnici preparati e obiettivi (quali, ad esempio, il prof. Luigi Mara): però il dibattito deve avvenire prima delle elezioni, perché (e mi ripeto) il cittadino deve sapere a quali progetti futuri dare il suo voto. A mio avviso il dibattito dovrà svolgersi su due punti fondamentali:
1) L’inceneritore non inquina, o inquina meno di altre modalità di smaltimento;
2) La scelta di un grosso impianto, atto a produrre energia, potrà compromettere o meno le uniche soluzioni di smaltimento non inquinanti, socialmente ed economicamente utili, che sono la minor produzione di rifiuti e la raccolta differenziata?
Riguardo al primo punto espongo alcuni dati in mio possesso che vorrei veder contestati e che riguardano il pericolo dei metalli pesanti e delle diossine. Per quanto riguarda i metalli pesanti sono abbastanza note le ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità riguardo il piombo, il mercurio, lo zinco ed altre particelle emesse da molti forni operanti in Italia. È interessante anche la ricerca di qualche anno fa svolta dai Servizi di Igiene Pubblica del Ministero della Sanità ove si riscontra che su un campione di 30.000 tonnellate di emissione di polveri da inceneritori, in Europa, da 1.050 a 2.100 tonnellate sono formate da cadmio (cancerogeno), piombo, mercurio e zinco. Pertanto non devono entrare nel forno tutte le sostanze che contengono metalli pesanti e che oggi sono tantissime. Basti pensare anche a tanti prodotti per la casa: gli involucri di molti alimenti, i tubetti delle salse e dei dentifrici, alcuni prodotti della cosmesi, i contenitori in alluminio (l’alluminio è ritenuto una delle cause del grave morbo di Alzheimer) i barattoli delle vernici, i solventi, gli smacchiatori, la carta di certe riviste, ecc..
Metalli pesanti sono contenuti nei prodotti del fai da te, nel legno trattato dei mobili, nei prodotti di certi piccoli laboratori artigianali, nei contenitori di insetticidi, pesticidi e fertilizzanti, negli olii lubrificanti, ecc.
Inoltre potrebbe finire nel forno anche l’amianto contenuto ancora in parecchi prodotti presenti nelle abitazioni, e la lana di roccia (vedi il caso del reparto Ultrasil di Spinetta), ecc..
Gli stessi oggetti in gomma di uso comune contengono nitrofenoli, formaldeide, ossidi di metalli pesanti, ecc..
I metalli pesanti sono tutti pericolosi per la salute: sappiamo quanto sia velenoso il mercurio, quanto sia cancerogeno il cadmio, ecc.
Per quanto riguarda la formazione delle 75 diossine clorurate possibili esse sono presenti nel materiale organico che in un forno può derivare sia da una combustione incompleta sia da reazioni di sintesi termica. Pertanto la diossina è presente nei rifiuti non completamente distrutti, oppure è formata dai suoi precursori organici come il PVC ( una delle plastiche più diffuse); o è formata da una serie di reazioni termiche; o è originata dalle specie clororganiche che sopravvivono alla combustione, (oppure, ecc. ecc.).
Pertanto tutti i rifiuti che possono produrre diossine non devono assolutamente entrare nel forno; quindi tutte le plastiche alogenate (ossia quelle che contengono il cloro, come il PVC), tutta la carta che contiene cloro (in Italia la carta contiene ancora pentaclorofenolo e metazolo) ecc. ecc.. Tutto questo alla luce delle più affermate ricerche secondo cui la diossina che può essere abbattuta nella camera di post-combustione si riforma dopo, per condensazione, tramite l’unione a 500° del cloro delle plastiche e della lignina dei rifiuti cartacei (pseudosintesi). Per quanto riguarda i danni alla salute prodotti delle diossine, è inutile parlarne: quasi tutta la letteratura medica riconosce i loro effetti cancerogeni, mutageni, teratogeni, allergizzanti e depressori del meccanismo di difesa immunitaria. Inoltre producono disturbi delle funzioni riproduttive, difetti alla nascita, gravi danni embrionali. Uno studio di qualche anno fa (Thornton - 1992) valutava su modello USEPA che l’esposizione al TCDD poteva produrre negli USA fino a 6.500 casi di tumore all’anno. Greenpeace ha raccolto una buona letteratura medica sugli effetti prodotti dalla diossina con lo studio "Fabbriche di diossina" del giugno ‘93 .In effetti un moderno inceneritore, a quanto affermano anche Giorgio Gilli e Tiziana Schilirò, ricercatori dell’Università di Torino ("Inceneritori, una scelta obbligata per non finire sotterrati dai rifiuti" - Tuttoscienze, 6/3/2002), oggi produce circa 20 milligrammi di diossine per tonnellata di rifiuto incenerito (un tempo si parlava di 200 milligrammi). Tale produzione apparentemente irrisoria, rapportata ad una portata giornaliera, ad esempio, di 240 tonnellate, significa 1.752 grammi di diossine all’anno. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed altri organismi governativi hanno fissato i "limiti massimi ammessi" all’esposizione alle diossine, ma questi non sono limiti che garantiscono la salute per chi viene a contatto con tali composti, bensì limiti che garantiscono il cosiddetto "rischio accettabile": ossia, che un certo numero di morti può essere tollerato a fronte dei benefici apportati dalla tecnologia. Tuttavia, quando si parla di limiti accettabili si parla di picogrammi, ovvero della millesima parte di un miliardesimo di grammo (uguale a grammi 0,000000000001 ........!). L’OMS ritiene ammissibile una dose massima giornaliera di TCDD ( la "diossina di Seveso") pari a 10 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo. Inoltre la diossina, essendo un composto che non si degrada, è soggetta ad accumularsi nell’organismo umano. Uno studio dell’EPA statunitense (l’agenzia governativa per la difesa dell’ambiente) detto "Estimating Exposures 2,3,7,8 - TCDD (USEOA 1988)", riuscì a dimostrare che quel tipo di diossina si accumulava nei pesci 159.000 volte in più della concentrazione riscontrata nell’ambiente acquatico circostante (si dice fattore di bioaccumulazione). Quindi, se anche nell’ambiente di diossina ce n'è poca, a lungo andare nell’uomo ce ne sarà tanta e il limite massimo ammesso dall’OMS sarà superato.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, come dicevamo sopra, la soglia massima giornaliera ammessa per un uomo che si espone al TCDD è di 10 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo. Spostando un po’ di zeri e di virgole ne deduciamo che un uomo di 70 chili può tollerare al massimo, in un anno, 250 nanogrammi (miliardesimi di grammo) di TCDD (la diossina di Seveso). Pertanto, se anche un forno producesse un grammo solo di diossina, come sostengono oggi i tecnici favorevoli ai più moderni inceneritori, tale minuscolo grammo sarebbe sufficiente a fornire la massima dose annua ammessa per 4 milioni di persone.
Sul secondo punto e innegabile che le migliori modalità di smaltimento sono: la non produzione di rifiuti (ad esempio l’usa e getta o gli inutili imballaggi di plastica e cartone che rivestono ogni cosa che si acquista nei supermercati) e la raccolta differenziata. Tuttavia un termoutilizzatore per svolgere bene i suoi compiti ha bisogno di un apporto costante di grandi quantità di rifiuti. Diventa insaziabile, e questa fame rischia di innescare un circolo vizioso che va a scapito della raccolta differenziata. E non solo, la sua fame potrebbe influenzare negativamente anche quella differenziazione dei rifiuti necessaria ad un uso meno inquinante del forno. O meglio: se la quantità di rifiuti immessa nel forno viene meno (ad esempio perché funziona troppo bene la raccolta differenziata) il forno non può più produrre il calore (o l’energia) per cui è stato progettato. Allora potrebbe rendersi necessario infilarci dentro anche il materiale che diligentemente i cittadini hanno diviso nei contenitori e nei sacchettoni. Oppure: se un certo giorno i rifiuti conferiti sono meno del necessario potremmo raggiungere tale quota infilandoci dentro qualche camionata di plastica (ad esempio il PVC che produce diossina) o di carta (che contiene cloro e produce diossina) o di altri materiali che, come abbiamo visto (e sono tanti) contengono metalli pesanti e non dovrebbero mai entrare nel forno
Chi ci garantisce che ciò non avverrà mai? Chi ci garantisce che una volta costruito il forno qualcuno si preoccuperà di incentivare ancora la raccolta differenziata, o il riciclaggio dei materiali obsoleti, o l’abolizione dell’usa e getta? Riprenderemo il discorso, con un’analisi di tante situazioni, italiane ed europee, (vedi, ad esempio il Consorzio Alto Padovano, o molti comuni brianzoli e veneti) dove una raccolta differenziata molto spinta ha notevolmente limitato scelte che altrimenti si sarebbero orientate verso inceneritori e discariche. Tuttavia, se anche la raccolta differenziata deve essere organizzata dagli enti locali, e molto dipende dalla sensibilità al problema degli amministratori, il soggetto principale della sua riuscita è comunque e sempre il cittadino, salvo non preferisca comprare usa e getta ed avere vicino a casa un inceneritore.

Renato Milano