20 ottobre 2003
LA VIABILITÀ A NOVI
I n merito all’ articolo apparso sul numero scorso del Novese, Che
fine ha fatto il raddoppio della 35 bis?, ricordo che agli inizi del '99
avevo mandato una lettera ai giornali locali sul problema ambientale che avrebbe
sollevato la collocazione di un grosso centro commerciale ( mi riferivo all’Outlet)
in località Praga. Tra questi problemi avevo considerato anche quello
relativo al traffico.
La mia relazione, tra l'altro, diceva quanto segue:
«............... Praga 2000, per avere una
ragione economica di esistere, dovrà ospitare almeno 5 milioni di utenti
all' anno. Pertanto si parla di circa 20.000 auto sia al sabato che alla domenica.
Messe in fila firmerebbero una coda lunga 100 chilometri !
Se volessimo fare il conto della quantità di elementi emessi in atmosfera
dai gas di scarico delle auto che si aggiungono al normale traffico, ci sembrerà
di esserci messi in casa un'industria altamente inquinante.
In effetti si sa che ormai la principale causa dei grandi inquinamenti planetari
(effetto serra, piogge acide, ecc.) èil traffico veicolare. Il primo
posto non spetta più agli impianti energetici o alle fabbriche: spetta
alle auto. Sempre più spesso ci si accorge che è meglio un'industria
chimica che una strada a forte traffico.
Quale sarà allora la vivibilità di quelle zone e delle cittadine
limitrofe?
Già conosciamo la coda delle auto generata ogni domenica dal modesto
insediamento di Metropolis: facciamo solo una proporzione e proviamo ad immaginare.
Nel progetto Praga, le bretelle stradali tanto auspicate dall' amministrazione
di Serravalle non sono di certo state inventate per risolvere i problemi viabilistici
attuali (e' ipocrita affermare questo), ma sono solo un vago tentativo per risolvere
i problemi che saranno generati dal nuovo impianto commerciale.
E questo tentativo di dubbio successo lo pagheremo con un ulteriore sacrificio
del piacevole paesaggio oggi offerto, ad esempio, dalle rive boscose dei parchi
privati che degradano verso la SS 35 dei Giovi.
In conclusione, è evidente, e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario,
che ci sarà un drastico peggioramento della qualità ambientale,
in particolare dell'aria e, di conseguenza, ci sarà anche un peggioramento
della salute della gente sottoposta all'intenso passaggio di auto e camion diretti
a Praga 2000.
Questo problema, inoltre, non sarà solo un danno ambientale per i dintorni
di Praga 2000. Strutture di questo tipo, definite “attrattori di traffico”
dalla moderna urbanistica (vedi B. Winkler e compagni), prevedono flussi di
traffico da un raggio di 100 o più chilometri . Servono solo ad incrementare
la mobilità su gomma dell' intero bacino delle potenziali utenze interessate,
incrementando così l' inquinamento atmosferico, gli incidenti e la congestione.
Sono interventi che hanno un elevato costo ambientale per la comunità,
tant'è vero che sono rifiutati dai paesi del Nord Europa, dall’
Austria e dalla vicina Svizzera, paesi più progrediti del nostro che
attuano tutti i sistemi possibili per ridurre il traffico delle auto (al supermercato
rionale, ad esempio, si va con biciclette munite di carrettino).
L' Unione Europea ci fornisce addirittura gli strumenti per quantificare il
danno ambientale prodotto dalla mobilità: ossia mille passeggeri su auto
hanno un costo, ogni chilometro percorso, pari a 35,5 Euro (per incidenti, rumore
e inquinamento atmosferico) che diventano oltre 70 includendovi la congestione.
La fonte europea è "Commission Service 1994" e andrebbe, ovviamente
aggiornata, per cui le stime che noi faremo sono certamente inferiori alle reali
stime attuali.
Calcolando, nel nostro caso, una media di percorso di 50 chilometri per passeggero
(se il raggio del bacino dei potenziali clienti è di 100 chilometri),
5 milioni di visitatori che arrivano e cinque che ritornano, costeranno alla
comunità, per danno ambientale, circa 35 milioni di Euro, (pari a 70
miliardi di lire all' anno) e tale costo graverà in particolare sull'
area novese...........»
Questi miei interventi non ebbero seguito da nessuna parte. Trovai solo il
sostegno delle signore Macrì che combattono la loro solitaria battaglia
per salvare uno dei pochi polmoni verdi rimasti agli abitanti di Serravalle.
Non si ribellarono né i commercianti né i pubblici amministratori
delle aree interessate dallo sfascio. Rimasi una voce solitaria e smisi di gridare.
Oggi non riprendo la protesta per dire che avevo ragione, il senno di poi non
serve a nulla, ma per mettere in guardia contro altri possibili e probabili
danni che potrebbero generarsi da un diluvio infrastrutturale ritenuto irrinunciabile
per salvarsi dalle code. Propongo tre riflessioni.
1°) Di territorio non ce ne è quasi più: siamo già
arrivati a sbancare le colline. E dove vogliamo arrivare ?
2°) Ricoprire di ulteriore cemento e asfalto il terreno permeabile che sovrasta
le falde freatiche significa due cose:
- impoverire le falde e quindi i pozzi che vi attingono; impoverire lo stesso
torrente Scrivia che nei periodi di siccità, non ricevendo più
acqua dal suo corso superficiale, attinge proprio dalle falde freatiche della
pianura oggi oppressa dai centri commerciali (si può già osservare
un calo di portata nella bellissima sorgente del mulino di Villalvernia);
- rendere molto più pericolose le portate di piena dello Scrivia, proprio
a causa della mancata permeabilità dei suoli prossimi al suo terrazzo
alluvionale: basta moltiplicare l’altezza al pluviometro di un acquazzone
un po' violento per il numero di metri quadrati di superficie impermeabilizzata
per capire quante decine e decine di migliaia di metri cubi di acqua andranno
a cadere improvvisamente dentro lo Scrivia.
3°) Infine: siamo sicuri che raddoppiare la viabilità fino a Novi
non significhi solo spostare la coda delle auto verso Novi ? E quindi con la
congestione spostare verso Novi anche l’ inquinamento e tutti i disagi
che esso comporta per la salute della gente ?
Da parte mia ormai da molto tempo rifiuto di passare da quelle parti in auto (e tanto meno in bici): ho persino rinunciato alle montagne del levante ligure per trasferire le mie camminate sull’ Appennino di ponente. Per non uccidere la memoria storica di un luogo, un tempo ancora bello.
Novi ligure 20/10/03
Milano Renato