LA PROLIFERAZIONE DI CENTRI COMMERCIALI
Novi-febbraio 2003
Carissimo Fortunato,
fa piacere leggere sul tuo giornale qualche voce di dissenso nei confronti della
proliferazione incontrollata di centri commerciali nel nostro territorio.
Sono voci fuori dal coro; ma almeno c'è qualcuno che si rende conto della
totale sconfitta della natura dei dintorni novesi, con le ripercussioni certe
di un peggioramento della salute delle persone, della tenuta dei corsi d'acqua
e della qualità della vita di chi abita vicino alle nuove megastrutture.
Un tempo si pensava (anch'io sono caduto nell'errore) che la crescita del "terziario",
ossia del commercio al posto delle fabbriche, avrebbe favorito una migliore
qualità ambientale: l'industria inquina, i supermercati no.
Forse vedevamo la crescita terziaria, supermercati e centri commerciali, come
un fenomeno a dimensione locale. Come avveniva per lo più in Svizzera,
o in Austria, in alcune aree della Germania o nei paesi nordici, dove la cultura
ambientale e il "culto" della qualità della vita hanno dimensioni
che noi neppure possiamo immaginare. Supermercati si, ma per i residenti. Ricordo
che a Copenaghen, circa 20 anni fa i supermercati erano frequentati da ciclisti
e le bici erano dotate di un carrozzino per trasportare la merce acquistata;
stessa cosa ho visto, più di recente, a Lucerna e a Bellinzona e ancora
più di recente in Austria. La gente che arriva da fuori e da lontano
porta traffico, inquinamento, congestione e da fastidio ai locali.
Da noi invece si ragiona all'americana: un outlet va fatto a dimensione di un
raggio di utenza di (almeno) 150 chilometri. Solo che in America hanno grandi
spazi (e mica sono scemi!). Noi vogliamo fare quello che fanno loro ma in un
territorio estremamente compresso.
E così scaviamo anche le colline di Monterotondo.
Un tempo ci si accontentava della pianure. Ora le pianure non bastano più
e ci sono le colline da spianare: come ai tempi di quel personaggio, allora
risibile, che intendeva spianare il Turchino per togliere la nebbia dalla pianura
Padana. Anzi, conviene non rammentarlo troppo, perché oggi, in tempi
di ponti sullo stretto o di faraoniche linee ad Alta Velocità, se spianare
il Turchino servisse ad attivare qualche giro di tangenti, diventerebbe un progetto
probabile.
Quali saranno le conseguenze di questo massacro a cui assistiamo impotenti?
1) Decine di migliaia di auto affolleranno le nostre strade;
occorrerà costruire nuove strade con nuovi sacrifici di territorio. Nuove
strade, facilitando il deflusso delle auto ne attireranno ancora di più.
Lungo le nuove arterie sorgeranno altri capannoni con ulteriore occupazione
di territorio e di colline. Fino alla fine del territorio, qualcosa alla Blade
Runner, senza più un albero ne un fiore.
2) Il territorio cementificato e impermeabilizzato non sarà più
in grado di assorbire l'acqua meteorica: non ricaricherà più le
falde di superficie. L'acqua piovana si riverserà in grandi
quantità nello Scrivia e nelle rogge verso il Lodolino. Lo Scrivia sarà
canalizzato: diventerà un fiume morto.
E per quanto riguarda l'area pozzolese si parla di una copertura del suolo pari
a 320.000 metri quadri, più l'asfaltatura dovuta alla viabilità
accessoria.
3) Moriranno i Centri Storici.
Non è un film di fantascienza, ma una realtà verso la quale ci
stiamo avviando.
Riguardo il punto 1), meriterebbe una certa attenzione il
"Libro verde" del 20/12/95 della Commissione
dell'Unione Europea sulla «Internalizzazione dei costi esterni nel comparto
trasporti».
Tale Saggio quantifica i costi esterni dei trasporti, ossia i costi dovuti all'inquinamento
atmosferico e da rumore, agli incidenti ed alla congestione, sulla base di "fattori
di danneggiamento" ed in relazione alle diverse modalità di trasporto
(risulta, ad esempio, che i costi esterni della strada sono di gran lunga superiori
rispetto ai costi della ferrovia - 90% contro il 10% per unità di trasporto).
Ne risulta che i costi in fase di esercizio delle strutture viarie sono stimati
dall'OCDE, nello studio Quintet 94, pari al 4,1% dell'intero Prodotto
Interno Lordo Europeo. Altri studi Ocse più recenti stimano
invece il peso totale dei costi esterni dei trasporti pari al 5% del
PIL. Sono comunque cifre gigantesche !
Il Trattato CEE sui Trasporti, inoltre, nell'articolo
130 R2 dispone che i costi esterni dei trasporti li deve pagare chi
li causa.
Pensate se nel nostro caso tali costi, calcolati sull'incremento di trasporto
indotto dai centri commerciali, dovessero pagarli i proprietari di tali centri
: ci saremmo finalmente liberati delle ruspe !
Invece, in barba alle leggi europee (alle quali, prima o poi dovremmo adeguarci),
li paga la comunità. E li pagano anche quelli che subiscono la presenza
di questi ipermercati: vedi, ad esempio, gli abitanti della Barbellotta o di
Serravalle.
Chi ci può dire, oggi, se all'inquinamento prodotto da di decine di migliaia
di auto in coda e ferme e all'incremento di incidenti stradali prodotto da un
aumento degli spostamenti e delle distanze, non sarebbe stato meglio un bell'impianto
industriale ? Almeno, forse, non ci portava via la collina.
Sul punto 2) sarebbe opportuno fare due conti molto semplici.
Prendiamo ad esempio il centro commerciale che sorgerà presso Pozzolo.
Si parla di 320.000 metri quadri di terreno impermeabilizzato;
se aggiungiamo la viabilità accessoria arriviamo facilmente a 400.000
metri quadri di terreno che non assorbe più l'acqua meteorica. Prendiamo
ad esempio un violento (e probabile) acquazzone da 100 millimetri di pioggia
e ci accorgiamo di avere 40.000 metri cubi di acqua che non sanno dove andare.
Forse nel Lovassina e poi a Spinetta ? Hanno pensato, i progettisti, ad un bel
canale per far fronte a questa eventualità? E questo canale (qualora
ci pensassero), dove andrà? Certamente nel Bormida che ricevendo chissà
quanti altri contributi di questo tipo diventerà sempre più pericoloso.
O renderà più pericoloso il Tanaro. Sono ormai tanti anni che
i geologi denunciano l'eccessiva cementificazione del suolo come causa primaria
delle rovinose alluvioni che funestano l'Italia. Ma ogni volta siamo daccapo.
Un tempo questi 40.000 metri cubi di acqua servivano a rifornire le falde freatiche
della Frascheta e quindi i pozzi che attingono l'acqua per l'irrigazione dei
campi. Oggi assistiamo, un po' dovunque in Italia, all'abbassamento del livello
di falda e al prosciugamento di molti pozzi, soprattutto nella pianura lombarda
maggiormente invasa da costruzioni e asfaltature. In alcuni casi assistiamo
anche a fenomeni di "subsidenza", ossia abbassamento del suolo dovuto
proprio al prosciugamento delle falde.
Stiamo progettando di importare anche da noi questa situazione ?
Sul punto 3) non c'è molto da dire. Anche in questo
caso la nostra sarà un'esperienza già vissuta da altre parti :
vedi, in Brianza, alcune aree comprese fra Lecco e Bergamo. Le vetrine dei Centri
Storici si spegneranno, lentamente, come il battito del cuore di chi muore di
freddo.
Novi Ligure 22/2/03
Milano Renato