L'IMPATTO DELL'OUTLET - 1999
WWF Italia
presso Milano Renato
via P. Mascagni 16
Novi Ligure
agli Organi di Stampa
Egregio direttore
prima di analizzare quelli che potrebbero essere i potenziali impatti di Praga
2000 gradirei fare una breve riflessione su come siamo governati da gente poco
competente del nostro territroio, talmente poco competente da accorgersi solo
ora che il Supertreno e Praga 2000 sarebbero sorti sullo stesso territorio.
Supertreno e Praga 2000, uno sull'altro: quale si farà prima?
Finalmente i nostri bravi amministratori provinciali si sono accorti che dove
si costruirà Praga 2000 (ex Spazio 92) dovrebbe passare anche il supertreno!
Forse non sono molto bravi in geografia o non hanno mai guardato le nostre zone
dall'alto, d'altra parte bastava consultare un atlante del Touring (scala 1/200.000)
per capire che le due strutture si sarebbero sovrapposte.
A questo punto sorge spontanea una domanda e ci tormenta un dubbio atroce:
si farà prima il supertreno o Praga 2000?
In effetti, Praga 2000, a sentire i suoi progettisti, dovrebbe concludersi entro
il prossimo anno. Ma per il supertreno deve ancora compiersi tutto l'iter "democratico"
previsto per strutture di tale portata: dalla pubblicazione del progetto, alle
osservazioni, al pronunciamento degli Enti Locali, alla Valutazione di Impatto
Ambientale, la conferenza dei servizi. E poi, conoscendo la lentezza con cui
marciano questi lavori, la struttura, che vada bene, sarà pronta nel
2005.
Avrà voglia, la Mc Arthur Glen, con i suoi megainsediamenti commerciali,
di aspettare ancora 5 anni?
Altrimenti cosa si fa ?
Si costruisce prima Praga, e poi il supertreno si fa passare sotto, con un aggravio
enorme di soldi "pubblici" (qualche centinaio di miliardi, sicuramente).
Ma sarà possibile lavorare sotto Praga ?
Oppure il supertreno si fa ripassare, per l'ennesima volta, in mezzo alle colline
del cortese? (Ed ecco rispuntare un progetto pluribocciato dai ministri e dalla
gente.)
Le ragioni del NO ambientalista contro Praga 2000.
Premessa
È vero che intervenire oggi contro Praga 2000 significa chiudere la
stalla quando i buoi sono tutti fuori.
Infatti il progetto apparve qualche anno fa molto in sordina, e si chiamava
Spazio 92.
Nacque come struttura sportiva e, alle prime timide osservazioni degli ambientalisti
si rispondeva che non si può fermare il progresso soprattutto quando
si parla di una sana attività sportiva come il ciclismo.
Poi, piano piano, attorno alle strutture sportive si progettano i centri commerciali,
che diventano sempre più grandi fino ad arrivare alle attuali dimensioni.
E le strutture sportive sembrano sempre di più solo di contorno: da sana
motivazione diventano invece un pretesto. Lo scopo subdolo e strisciante sono
i 75.000 metri quadrati di commerciale e direzionale: il resto è strategia
per addomesticare l'opinione pubblica.
Oggi, in località Praga, a Serravalle, sta per compiersi uno scempio
ambientale di proporzioni enormi. E se ne parla troppo tardi.
Vediamo comunque di analizzarne i possibili impatti sotto i diversi aspetti.
1) L'aspetto paesaggistico.
Nel contesto del grande danno ambientale complessivo che si prospetta, il danno
paesaggistico può persino essere considerato marginale e limitato alla
zona verso Serravalle, peraltro interessata da bellissime vallette prative,
boschi e giardini con alberi centenari di pregio inestimabile.
Tuttavia, ciò che più ci brucia è la facilità con
cui si cancella la memoria storica di certi luoghi e, in particolare, proprio
di quelle vallette che degradano vero la trincea della linea Alessandria Genova,
contornate dai parchi di alcune vecchie ville e cascine. Non esiste un pregio
ambientale particolare di queste aree, tuttavia sono quei luoghi che rimangono
nella memoria: forse perché di lì ci si passa spesso, forse per
la loro particolare collocazione, il loro facile accesso visivo. Domani, quella
memoria, ci verrà lobotomizzata dal "progresso".
2) Il traffico delle auto generato da Praga 2000.
Praga 2000, per avere una ragione economica di esistere, dovrà ospitare
almeno 5 milioni di utenti all'anno.
Pertanto si parla di circa 20.000 auto sia al sabato che alla domenica.
Messe in fila firmerebbero una coda lunga 100 chilometri !
Se volessimo fare il conto della quantità di elementi emessi in atmosfera
dai gas di scarico delle auto che si aggiungono al normale traffico, ci sembrerà
di esserci messi in casa un'industria altamente inquinante.
In effetti si sa che ormai la principale causa dei grandi inquinamenti planetari
(effetto serra, piogge acide,ecc.) è il traffico veicolare. Il primo
posto non spetta più agli impianti energetici o alle fabbriche: spetta
alle auto. Sempre più spesso ci si accorge che è meglio un'industria
chimica che una strada a forte traffico.
Quale sarà allora la vivibilità di quelle zone e delle cittadine
limitrofe ?
Già conosciamo la coda delle auto generata ogni domenica dal modesto
insediamento di Metropolis: facciamo solo una proporzione e proviamo ad immaginare.
Nel progetto Praga, le bretelle stradali tanto auspicate dall'amministrazione
di Serravalle non sono di certo state inventate per risolvere i problemi viabilistici
attuali (è ipocrita affermare questo), ma sono solo un vago tentativo
per risolvere i problemi che saranno generati dal nuovo impianto commerciale.
E questo tentativo di dubbio successo lo pagheremo con un ulteriore sacrificio
del piacevole paesaggio oggi offerto dalle rive dei parchi boscati che degradano
verso lo Scrivia.
In conclusione, è evidente, e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario, che ci sarà un drastico peggioramento della qualità ambientale, in particolare dell'aria e, di conseguenza, ci sarà anche un peggioramento della salute della gente sottoposta all'intenso passaggio di auto e camion diretti a Praga 2000.
Questo problema, inoltre, non sarà solo un danno ambientale per i dintorni
di Praga 2000. Interventi di questo tipo, che prevedono flussi di traffico da
un raggio di 100 o più chilometri, servono solo ad incrementare la mobilità
su gomma dell'intero bacino delle potenziali utenze interessate.
Incrementando l'inquinamento atmosferico, gli incidenti e la congestione.
Interventi di questo tipo hanno un elevato costo ambientale per la comunità,
tant'è vero che sono rifiutati da molti paesi europei e dalla vicina
Svizzera, che attuano tutti i sistemi possibili per attenuare il traffico delle
auto.
L'Unione Europea ci fornisce addirittura gli strumenti per quantificare il danno
ambientale prodotto dalla mobilità: ossia mille passeggeri su auto hanno
un costo, ogni chilometro percorso, pari a 35,5 Euro (per incidenti, rumore
e inquinamento atmosferico) che raddoppia includendovi la congestione.
La fonte europea è "Commission Service 1994" e andrebbe, ovviamente
aggiornata, per cui le stime che noi faremo sono inferiori alle reali stime
reali.
Calcolando, nel nostro caso, una media di percorso di 50 chilometri per passeggero
(se il raggio del bacino dei potenziali clienti è di 100 chilometri),
5 milioni di visitatori che arrivano e cinque che ritornano, costeranno alla
comunità, per danno ambientale, circa 7 miliardi all'anno e tale costo
graverà in particolare sull'area novese.
Se vogliamo entrare in Europa dobbiamo considerare anche queste stime, altrimenti
i nostri partners ci considerano dei "baluba" !
3) Praga 2000 è un attentato alla vita dei centri storici.
È l'ennesimo tentativo di spostare l'asse delle relazioni interpersonali
della gente, vigore vitale dei centri cittadini, privandoli delle vetrine illuminate.
Oggi le vetrine dei negozi sono la principale attrattiva dei centri storici:
e, in particolare, sono proprio le vetrine dell'abbigliamento che fanno vivere
una via.
Forse, che l'aggregazione e gli incontri siano stimolati dal miraggio dell'acquisto
firmato (e quindi dal consumismo) non fa propriamente parte dell'etica ambientalista.
Tuttavia è così: oggi la gente si incontra davanti alle vetrine.
Se queste si spengono la gente non si incontra più, e si reca a cercare
le vetrine nei nuovi grandi affollati centri commerciali, dove però non
si incontra più comunque. L'altro, sia anche amico o conoscente, è
considerato "ressa", coda, intruso e dà solo fastidio.
I luoghi sono spersonalizzati, omologati alla praticità e alla facilità
di riempire il carrello; non hanno l'anima che nasce dalla storia e dalla memoria
antica: pertanto non sono più in grado di creare occasioni per comunicare,
ma solo occasioni per desiderare, comprare e competere nell'acquisto.
Quando si è al supermercato a far la spesa è più facile
che si tenda ad evitare l'incontro che a provocarlo. L'esperienza dei centri
commerciali, purtroppo, denuncia oggi questa triste realtà.
Ecco perché proprio da un punto di vista "sociale" il centro
storico deve continuare a vivere. Ma così, con realtà come Praga
2000, (ed anche come le aree "Z" diNovi) ce lo stanno uccidendo.
Interventi del tipo previsto in Praga sono plausibili, forse, (tralasciando
le motivazioni contrarie per l'impatto ambientale) in quelle città del
centro e nord Europa che hanno perso il loro tessuto urbano storico a cavallo
di questi ultimi due secoli, a seguito di un'industrializzazione che ne ha totalmente
stravolto l'assetto . Questo in Italia non è avvenuto (o è avvenuto
molto più tardi) e ci ha permesso di conservare un patrimonio e una memoria
storica inestimabili.
Ecco perchè, copiare certi interventi urbanistici dagli altri paesi europei
può essere da noi sbagliato: perché da noi la base storico-sociale
è molto diversa.
Ossia, dove non c'è un "centro delle relazioni" è giusto
crearlo, dove questo centro esiste ed è consolidato dalle tradizioni
storiche e sociali è giusto lasciarlo li.
4) L'impatto idrogeologico.
La massiccia cementificazione di 170.000 metri quadrati di terreno, ove si consideri
un evento meteorico abbastanza ricorrente come 150 millimetri di pioggia, si
traduce in un mancato assorbimento di 25.000-26.000 metri cubi di acqua.
Dove andranno a riversarsi ?
Nello Scrivia, già abbastanza compromesso, o verso Novi, dove la compromissione
è ancora maggiore ? E le falde freatiche che scendono dalla collina e
interessano il terrazzo morfologico che sarà forato dalla linea del Supertreno
e oppresso dalla cementificazione di Praga 2000 ?
Ci diranno che tutto è previsto, tutto va bene ed è tutto sotto
controllo. Ma quante volte lo hanno detto e poi sono scoppiati i disastri, sono
usciti i fiumi e sono franate le colline?
Sarebbe preferibile su questo sentire il Professor Giuliano Cannata che nella
stesura dello studio di Pianificazione del Bacino dello Scrivia ha già
detto che attorno allo Scrivia si è troppo costruito.
Sappiamo tutti, ormai, che il grave dissesto del territorio italiano è
dovuto principalmente alla selvaggia artificializzazione del suolo, ma questa
pur diffusa consapevolezza, enfatizzata anche dai telegiornali, non serve a
placare la sete di cemento di chi ci amministra.
I posti di lavoro offerti (ma anche quelli persi).
Un'ultima considerazione è bene farla sul "miraggio" dei posti
di lavoro offerti dai grandi centri commerciali.
Uno degli "idoli" che depongono a favore delle grosse strutture commerciali
è l'offerta di posti di lavoro. Ma è un idolo "falso e bugiardo",
perché nasconde un trucco.
Infatti, se si aumentano gli spazi commerciali a fronte di una stasi dei consumi
(e tutti gli indicatori denunciano questa stasi), significa che:
- o tutti decidono di vendere meno e guadagnare meno in pari misura;
- o qualcuno non accetta questa ridistribuzione del mancato guadagno e qualcun
altro se ne deve andare e spegnere le vetrine.
Quindi, se il centro commerciale fa chiudere dei negozi, produce anche "perdita"
di posti di lavoro: alla fine sono più i posti guadagnati o quelli persi
?
Infatti, da un indagine della Nielsen, i posti di lavoro offerti da 1.513 supermercati
avviati dal 1991 al 95 in Italia sarebbero stati 75.600; ma quelli persi da
57.000 negozi chiusi nello stesso periodo, anche se più difficili da
quantificare, sarebbero stati circa 114.000, con un bilancio occupazionale in
negativo di 38.800 unità.
Meditate, gente, meditate!
Ossequi.
per il wwf Italia
Milano Renato