SALUTE: a rischio anche i bambini che usano il cellulare
Le frequenza dei ripetitori degli attesi "videofonini" sono dannosi
per il corpo umano. A sostenerlo il professor Angelo Gino Levis, uno dei massimi
esperti italiani nel campo della ricerca sull'elettromagnetismo
“Le frequenze dei ripetitori Umts interferiscono con quelle del nostro
organismo e provocano conseguenze che possono essere pericolose”. Lo ha
sostenuto durante un convegno a Pisa uno dei massimi esperti italiani nel campo
della ricerca sull'elettrosmog, il professor Angelo Gino Levis, già ordinario
di Mutagenesi ambientale all'Università di Padova e membro della Commissione
tossicologica nazionale presso l'Istituto Superiore di Sanità a Roma.
“Gli Umts hanno frequenze che superano i 2.200 megahertz - ha affermato
Levis - di gran lunga superiori ai vecchi Tacs, che ne avevano 450, e ai 1.800
dei Gsm di ultima generazione. Le alte frequenze artificiali causano fenomeni
di risonanza e di interferenza con quelle biologiche, ad esempio l'elettroencefalogramma,
l'elettrocardiogramma o la frequenza della pompa cellulare che regola il rilascio
della quantità di calcio. Va da sé - ha continuato - che ogni
alterazione subita può essere dannosa per l'organismo”.
Levis ha partecipato al convegno sul tema "Tutela della salute e pianificazione
territoriale" tenutosi al Centro Maccarrone della Provincia di Pisa, da
dove ha rivolto un invito alle istituzioni a considerare il problema elettrosmog
come prioritario. “I gestori telefonici avrebbero delle
alternative meno dannose - ha aggiunto Levis - Potrebbero usare le microcelle,
che sono antenne a potenza ridotta, mantenendo lo stesso campo di applicazione.
O rivolgersi alla rete fissa a fibre ottiche. Solo che queste soluzioni implicano
costi maggiori e perciò non vengono attuate”.
Inoltre, sempre secondo Levis, “in questo momento in Italia c'è
poca informazione fornita ai cittadini sui rischi connessi all'elettrosmog:
la prova è l'abuso che i bambini fanno dei cellulari. I test effettuati
in laboratorio dimostrano il danno cerebrale arrecato ai crani più deboli
con il rischio concreto che le cellule invecchino precocemente”.