1998 - Sempre più fitta la rete di elettrodotti attorno a Castelnuovo
LA SALUTE APPESA AL FILO: TORNARE ALLA CANDELA?


La notizia della proposta Telecom di piazzare nel centro di Castelnuovo una torre per i telefonini ha dell'incredibile. Anzitutto dal punto di vista estetico: un traliccio più alto della torre, fitto di antenne paraboliche. Poi da quello della salute, per ora quasi del tutto ignorato dai mass-media.
Negli USA stanno spostando tutti questi ripetitori dalle zone popolate poichè sta emergendo la possibilità che provochino conseguenze ancora peggiori di quelle derivanti dai campi elettromagnetici.
Chi è attento al territorio avrà notato che a Castelnuovo stanno costruendo altri tralicci alti una quarantina di metri. Inoltre fra un mese sarà il turno di un'altra linea che fiancheggerà lo Scrivia sulla riva sinistra e poi si allontanerà verso Gerbidi. Insomma Castelnuovo sta diventando una delle principali stazioni di smistamento elettrico dell'Italia settentrionale.
La linea ora in costruzione, a 380.000 volt, trasferirà buona parte dell'energia termonucleare vendutaci dalla Francia e soprattutto la produzione della più grande centrale nucleare del mondo, il Superphoenix. Poi da Castelnuovo, tramite ulteriori linee, verrà indirizzata verso Milano, Genova, La Spezia e il resto d'Italia. Tutto questo comporta una ragnatela che si infittirà fortemente nel raggio di 10 chilometri intorno alla centrale di smistamento. E auguriamoci che le voci che parlano di liberalizzazione nella produzione di energia elettrica non siano vere, poichè, una sottostazione importante come la nostra e l'abbondanza di linee potenti farebbero da calamita all'insediamento di centrali tutt'attorno, con risultanze facilmente deducibili sulle attività economiche, sul paesaggio, sull'agricoltura e sulla salute.
Tutti sanno che l'elettricità non è affatto un bene pulito. Il termine inquinamento elettromagnetico viene ormai usato abitualmente. L'ipotesi del "cancro elettrico" viene ammessa come probabile dalle più importanti commissioni di studio internazionali. C'è ormai la certezza che, a distanze inferiori ai 100 metri, gli elettrodotti a 380.000 volt aumentano i rischi di tumore al cervello, leucemie, linfomi maligni e tumori al seno.
Ammessa l'ipotesi occorre responsabilmente rispondere alla domanda più difficile: che fare ?
Per timore di allarmare le popolazioni, le autorità italiane hanno minimizzato il rischio. L'Italia è l'unico paese industrializzato che non ha ancora realizzato serie indagini sui campi elettromagnetici; paradossalmente l'allarmismo può trovare terreno fertile proprio in questo atteggiamento di disinformazione.
Voglio essere concreto: nessun ritorno al "buon tempo antico" o alla candela, però Castelnuovo è fortemente a rischio. Può diventare, in negativo, senza informarne la popolazione, un laboratorio sperimentale degli effetti dei campi elettromagnetici.
Nessuno chiede all'Enel misure tecnologiche prudenziali, eppure queste misure esistono e l'Enel ne è perfettamente al corrente, ma richiedono costi aggiuntivi. Mi fa piacere che i giornali riportino la notizia dei fortissimi utili di questo Ente, ma mi sconvolge la riflessione che parte di questi utili potrebbe nascere dalla mancanza di misure atte a salvaguardare la salute dei cittadini sottoposti, nelle loro case o sui luoghi di lavoro, ad una vicinanza eccessiva agli elettrodotti. Già da qualche anno sono state messe a punto le cosiddette "linee compatte" che dimezzano il campo elettromagnetico oppure si fa ricorso al cavo interrato, anche per le tensioni più alte.
In una situazione ad alto rischio, quale si prospetta sul nostro territorio, vanno adottate soluzioni innovative e il fatto che possano essere più costose delle linee tradizionali non è assolutamente da prendere in considerazione.
Per cambiare tecnologie pericolose bisogna affrontare resistenze fortissime. Quando fu proposto di eliminare i clorofluorocarburi responsabili del buco nell'ozono, i produttori di frigo e bombolette si stracciarono le vesti. Lo stesso avvenne per l'amianto.
Per cambiare ci vuole una ragione seria: l'amianto il mesotelioma, i CGC il buco nell'ozono, il nucleare Chernobyl. Il sistema di trasporto elettrico è minato da un sospetto grave, anche se non paragonabile per entità a quello delle radiazioni ionizzanti o al fumo.
Il convergere delle evidenze scientifiche attorno al "cancro elettrico" è innegabile. Mi auguro che "qualcosa" trasformi questa quasi certezza in una bolla di sapone; nella storia della ricerca biomedica sarebbe un avvenimento straordinario e mai accaduto.
Nella speranza che gli scienziati di tutto il mondo si siano sbagliati, devo confessare che non mi va affatto l'idea di fare da cavia con la mia famiglia e le migliaia di miei conterranei, per gli effetti derivanti da una intensificazione fortissima e localizzata dei campi elettromagnetici.
Un cervello a rischio - Antonello Brunetti

Castelnuovo Scrivia
Tantissime linee elettriche a 380.000, 132.000 e 15.000 volt
Sotto alcune di queste linee si raggiungono i 10 microtesla di inquinamento elettromagnetico