NON FATECI GIRARE LE PALE!
Due lettere apparse il 14 e il 21 luglio sul settimanale

Sette Giorni a Tortona – a firma di Tosi e Raggi


Nuovamente la storia dell'eolico nelle valli del Tortonese?

Caro direttore,
periodicamente ritorna in auge, per le nostre vallate, un'irrefrenabile necessità, forse avvertita più da qualche amministratore locale che dalla popolazione, di uscire da una sorta di isolamento "culturale" per andarsi a "ficcare" in operazioni sconclusionate e prive di ogni logica.
Mi sorprende che anche lei abbia usato l'avverbio "finalmente" nel pezzo di presentazione dell'evento. Io uso, più prudentemente, "purtroppo".
Ecco perché.
Con l'acronimo Nimby (Not in my back yard) letteralmente: non nel mio cortile, è d'uso, nella terminologia moderna, indicare l'adesione a tutte le più avanzate attività e interventi nel settore delle innovazioni e dello sviluppo, a patto che non avvenga, appunto, "nel mio cortile".
Ora, dato per acquisito il fatto, ed è un fatto serio, che la crisi energetica incombente e la necessità di ricorrere a fonti rinnovabili, con tassativa esclusione, quindi, del fossile tout court, richieda sforzi e capacità di intervento a salvaguardia delle esigenze delle future generazioni, mi viene naturale domandarmi, in tutto questo, che ruolo strategico assuma l'eolico in Val Curone, addirittura nell'Alta Valle, posto che i danni ambientali sarebbero ben più gravi e irreparabili di ogni futuro possibile - dico forse probabile - beneficio alle popolazioni locali. Ho avuto modo di vedere con i miei occhi diverse applicazioni di eolico in tutto il mondo: dalla ventosa e pianeggiante regione dell'Elba tedesca, da Berlino ad Hannover, alle aride conformazioni della California, dalla collina arenarica della Grecia a quella rocciosa dell'Estremadura spagnola.
Non ho ancora potuto apprezzare consistenti insediamenti di questa tecnologia su montagne ad altezze oltre gli ottocento metri, con fitta vegetazione boschiva, su scenari un tempo dediti al pascolo ma ora ampiamente aperti e vocati (questo si) ad una tutela ambientale di una macchia mediterranea di alta qualità. Ci sarà ben un motivo, no?
Dunque, qualcuno, gli amministratori locali ad esempio, mi spieghino le ragioni di una così pervicace insistenza nel voler portare le pale dell'eolico nelle nostre Valli. Di che altezza? Quante?
Per produrre quanta energia? Raggiungibili come?
Lasciamo scorrere, pur con un irrefrenabile stimolo umoristico, le ragioni socio economiche ascrivibili ai benefici diretti ricadenti sulla popolazione indigena. Facciamo spallucce sul contributo sostanziale all'energia pulita fornito con una produzione di kwh del tutto, peraltro, da verificare a regime con gli anemometri. Ma, per favore, smettiamola, una volta per tutte, di svendere questo territorio passando ora da fondamentali analisi e summit circa la funzione turistico-ambientale delle valli a impellenti necessità (di fare cassa?) per progettare assurdità del genere.
Non siamo in Val di Susa e non sarò mai in prima fila per bloccare lo sviluppo delle infrastrutture strategiche e fondamentali per una comunità e per il paese (a proposito, siamo a posto con acquedotti, fognature, servizio rifiuti differenziati e non, illuminazioni, depuratori, manutenzioni delle vie di percorrenza, prevenzione incendi, ecc. ecc.? Non sarebbe meglio concentrarci su questi temi?)
Ecco perhé in questo caso Nimby, qui, non c'entra per nulla.
Per il semplice fatto che una proposta irragionevole come questa dell'eolico in Alta Val Curone - salvo qualche mal di pancia di chi, improvvido, ha già, magari, fatto calcoli sulle entrate derivanti dalla svendita del territorio – non avrà neanche bisogno di essere contrastata: si squaglierà da sola senza tante dimostrazioni.

Luigino Tosi

Eolico in valle: una idea assurda

Il 14 luglio, scrivendo a Sette Giorni di Tortona sulla "storia dell’eolico”, il signor Luigino Tosi esordisce con un “purtroppo” contrapposto a un “finalmente” usato dal titolista di questo giornale, che per primo è arrivato sulla notizia..
Agli argomenti esposti nella notizia aggiungerei che il crinale dell’Ebro Chiappo è incluso fra le zone di protezione speciale. Sul sito “Sportello Ambiente” si legge il parere di un tecnico conosciuto, l’ing. Tinello dell’AMIAS, secondo cui la val Borbera non ha venti così forti da giustificare l’insistenza su questo sistema di energia.
Il signor Tosi conclude che la proposta é "irragionevole e non avrà neanche bisogno di essere contrastata perché si squaglierà da sola”
Perché l'Ente abbandonasse il precedente mega-progetto é stata però necessaria una lunga e articolata mobilitazione, benché allora fossero contrari persino gli Enti pubblici che ora se ne fanno promotori.
Lunedì 16 luglio, al Consiglio della nostra Comunità si è detto che è necessario sbrigarsi per “mettere il cappello” sulla zona prima che un altro privato, dopo l’Enel, presenti un suo progetto meno redditizio (come accaduto pare a Fraconalto).
Ho preso nota dell'impegno della giunta ad informare la popolazione prima di ogni decisione, ma intanto segnalo che il progetto è già stato inserito, prima ancora che la notizia uscisse, in un "Programma territoriale integrato" presentato in Regione (al fine di ottenere qualche briciola di finanziamento per redigerlo, è stata la giustificazione). Per inciso, in questo programma, nero su bianco, spiccano la previsione di aggiungere altre 9 buche al campo golf di Momperone, la centralina a biomassa di Monleale, la realizzazione di una centrale idroelettrica a Ponte del Mulino.
Per ognuno di questi altri progetti si possono formulare motivate obiezioni, sono insomma idee almeno "discutibili"' (già per l'attuale iniziativa del golf a Momperone, assurta all'onore delle pagine nazionali de " La Stampa ", il 28 maggio il giornalista Fabio Poletti aveva usato il vocabolo "stramberia").
I progetti sono stati segnalati alla Regione dopo averli discussi forse con i sindaci ma non con i cittadini. Purtroppo queste informazioni circolano poco o niente e per conoscerle ed approfondirle occorre essere stakanovisti e un po' paranoici come il sottoscritto. Quando poi con simili metodi si ottiene il famoso "contributo", chi non è d'accordo è dipinto come il "nemico del popolo" del teatro di Ibsen, colui che rifiuta la manna piovuta dal cielo (la vicenda del golf è esemplare).
Il signor Tosi chiude scrivendo che "non siamo in Val di Susa". Stavolta a dire "purtroppo" sono io: non si può scambiare per egoismo il rispetto per il proprio territorio. La Val Susa ci fornisce una lezione di dignità e di democrazia, con il coinvolgimento della popolazione a discutere ed elaborare le scelte fondamentali che la riguardano.
Resto convinto che, nella nostra valle, tra eletti e cittadini si sia formato un profondo solco, mentre in consiglio, un autorevole componente della giunta, l'assessore all'ambiente, si è detto invece persuaso che, in termini generali, sia ben possibile ed a volte necessario limitarsi a decidere a maggioranza nelle istituzioni.

Giuseppe Raggi