24 settembre 2005
IL VERDETTO DEL TRIBUNALE
LA CENTRALE DI VOGHERA RESTA SOTTO SEQUESTRO
"LE PROCEDURE DI CONTROLLO NON SONO RISPETTATE"


Quando sostenemmo la battaglia contro TERRA BRUCIATA, ossia contro la concentrazione in un raggio di 15 chilometri di un gigantesco smaltitore di reflui pericolosi e di ben tre enormi centrali termoelettriche fra Voghera. Sannazzaro e Casei eravamo supportati da decine di argomentazioni anche tecniche. Una di queste riguardava le norme di controllo fissate dal Ministero all'Ambiente, norme che dubitavamo sarebbero state rispettate.

Così è stato ed ecco che la Procura di Voghera chiude la centrale di Torremenapace e il tribunale boccia il ricorso dei gestori. Avevamo dunque ragione a dire che, con la contrastata decisione assunta dal Comune di Voghera di dare il via alla centrale, la battaglia non era ancora persa e che dovevamo mettere sotto controllo l'ottemperanza delle norme stabilite dal VIA.

Sui giornali del 24 settembre - dopo aver osannato il sindaco di Voghera (F.I.) che si recava ripetutamente davanti al Tribunale per esprimere indignazione contro chi costringeva alla cassa integrazione ben 26 dipendenti della centrale, in ciò applaudito dalle rappresentanze sindacali - così si dà notizia della vicenda:

"VOGHERA. La centrale di Torremenapace resta sotto sequestro. Ieri alle tredici è stata depositata in cancelleria la sentenza del Tribunale del riesame di Pavia che boccia il ricorso di "Voghera energie". Gli ambientalisti esultano, la società che gestisce l'impianto annuncia che andrà in Cassazione. Un colpo durissimo per l'Asm, che detiene il 20% delle quote societarie, e per il Comune, principale azionista dell'Azienda. Si fa sempre più precaria la posizione dei 26 dipendenti della centrale, ferma dai primi giorni di agosto

Le motivazioni della sentenza farebbero esplicito riferimento alla mancata osservanza delle procedure di controllo prescritte dal Via (la Valutazione di impatto ambientale), e in particolare al fatto che non sarebbe stato effettuato il monitoraggio, attraverso le centraline di controllo dell'Arpa, per un periodo di almeno un anno prima dell'entrata in funzione dell'impianto e di conseguenza sarebbe impossibile ogni raffronto fra il prima e il dopo. Questo significa che ora la centrale dovrà restare inattiva fino all'autunno 2006, per consentire le rilevazioni imposte dal tribunale? La questione è tutta da valutare, sia alla luce del ricorso alla Suprema corte da parte di Voghera energia, sia per le ulteriori strade che la società potrebbe intraprendere per scongiurare questa prospettiva. Rimane, intanto, una certezza: il primo round ha dato ragione alla procura, e nella fattispecie al pm Walter Cotugno, che aveva chiesto e ottenuto il provvedimento di sequestro.

"Questa è solo una tappa - osserva l'avvocato Marcello Lugano, che guida il pool legale di Voghera energia. Faremo ricorso in Cassazione, auspicando che la Suprema Corte aderisca alla nostra interpretazione. C'è, comunque, pieno rispetto per la decisione del Riesame, pur non condividendone le motivazioni".

Soddisfatta Graziella Zelaschi, consigliere comunale di minoranza, che aveva tentato di. costituirsi come parte offesa in causa insieme ad Antonella Dagradi e Sergio Vitellini: "La centrale c'è, non si può pensare di demolirla, ma bisogna fare in modo che ci siano tutte le garanzie per l'ambiente in vista della sua entrata in funzione. La sentenza smentisce quanto sostenuto dal sindaco, e cioè che tutte le procedure erano regolari. Inoltre i danni economici per il Comune saranno enormi: altro che centrale=volano per il rilancio economico di Voghera!"

Ci aspettiamo - dopo la scomparsa della centrale da 800 megawatt di Casei, il silenzio di tomba sullo smaltitore di reflui della Solchem, il tonfo della centrale di Voghera - che si vada a verificare se anche per la più grande centrale a metano dell'Italia (quella di Sannazzaro-Ferrera Erbognone) i precisi e vincolanti paletti posti dal Ministero siano stati o meno rispettati.