30 agosto 2005
INTERVIENE LA PROCURA, LA FINANZA SIGILLA GLI IMPIANTI
GIÀ SPENTA LA CENTRALE TERMOELETTRICA DI VOGHERA

Ricorderete certamente la vicenda "Terra Bruciata", ossia la dura battaglia ambientalista avviata dal Comitato intercomunale pavese-alessandrino, con alleate le associazioni agricole, quelle ambientaliste, ben dodici Comuni (fra i quali Tortona, Castelnuovo e Pontecurone) e il Comitato vogherese "Orizzonte Oltrepo".
Il tutto nasceva dalla ipotesi di aggiungere a quella gigantesca di Sannazzaro, ben altre due centrali termoelettriche al confine fra Voghera e il Tortonese (una da 800 Mw di Casei e l'altra da 400 Mw a Torremenapace), con in omaggio uno smaltitore di rifiuti liquidi nocivi e pericolosi (Solchem) a margine dello Scrivia fra Casei e Molino dei Torti. La vicenda coinvolse le popolazioni interessate e portò il 18 maggio 2002 alla riuscitissima MARCIA PER LA SALUTE da Castelnuovo a Casei e poi a Voghera.
Come andò a finire ?
La centrale di Casei, sebbene avesse ottenuto il VIA ministeriale, venne annullata;
la Solchem, nonostante il parere favorevole della Regione Lombardia, non ha mai avviato lo smaltimento dei 40.000 metri cubi di reflui annui, mentre sta per giungere a sentenza (è alla ottava udienza) il procedimento conseguente la citazione in giudizio da parte della Solchem nei confronti di coloro che ritenne essere i promotori della protesta, ossia Giovanni Aldegheri, Giuseppe Stella, Antonello Brunetti e Sivio Marchetti.
Invece, la centrale di Voghera, nonostante spaccature all'interno della maggioranza e della minoranza, e il ricorso presentato al TAR dalle associazioni agricole e ambientaliste vogheresi (inizialmente accolto con favore, ma poi annullato dal Consiglio di Stato), è andata avanti ed è stata completata alla fine del 2004.
L'avvio di prova avvenne con un effetto terremoto e un boato che fece tremare le cascine e i paesi nel raggio di tre chilometri, ma poi tutto venne sistemato e si giunse al susseguirsi di annunci relativi alla imminente inaugurazione. Nel frattempo gli oppositori continuavano a ricordare i rischi all'ambiente, all'agricoltura, alla salute umana derivanti dalle emissioni dal gigantesco camino.
In particolare ricordavano le molte condizioni poste dal Ministero alle attività produttive, in merito ai controlli da effettuarsi dopo l'avvio della centrale e i dati da raccogliere per un anno prima dell'accensione per avere i termini di raffronto in caso di emergenze.
Vediamo gli ultimi sviluppi facendo ricorso agli articoli dei giornali.
8-2-2005- "La centrale è pronta, le centraline quasi. A marzo il via"
18-3-2005- "Maxicentrale, il giorno del battesimo. L'ASM di Voghera e il colosso Acea-Electrabel presentano Voghera vendite". Va ricordato che l'ASM di Voghera ha il 20% della centrale, la belga Electrabel e la Municipalizzata di Roma (Acea) il rimanente 80%
30-4-2005- "Cesare Meloni, presidente della Commissione ambientale, si dimette"
13-5-2005- "L'Arpa afferma: centrale, controlli più che sufficienti"
15-6-2005- "Atteso a Voghera Veltroni per il battesimo della centrale"
4-8-2005- "La Procura ferma la centrale, Blitz della Guardia di Finanza a Voghera, impianto sotto sequestro, sei persone indagate"
6-8-2005- "Sfida legale, chiesto il dissequestro; sindacati preoccupati per i posti di lavoro"
25-8-2005- "La centrale resta sigillata, l'opposizione chiede un consiglio comunale urgente"
Il nocciolo della questione
A pag. 5 del parere del Ministero all'Ambiente si legge: In considerazione anche della vocazione agricola dell'area, devono essere controllate le concentrazioni di ossido di azoto e di ozono sia nelle situazioni ante operam che successivamente all'entrata in funzione dell'impianto. Tali risultati dovranno essere confermati da una accurata opera di monitoraggio delle emissioni e della qualità dell'aria che dovrà essere condotta a partire dalle condizioni attuali (la comunicazione è del 21-6-2001) e proseguita dopo la definitiva entrata in funzione della centrale. Il Ministero prevede anche controlli sull'inquinamento acustico sia prima che dopo per verificare il rispetto dei valori stabiliti dalla legge. Seguiva un piano dettagliato che prevedeva una rete di biomonitoraggio comprendente una zona circolare di 5 chilometri di diametro evitando ovviamente zone esposte al traffico per non alterare i valori iniziali.
La Commissione di garanzia ambientale della centrale, presieduta dal prof. Cesare Meloni, docente di Igiene ed ex preside della facoltà di Medicina all'Università di Pavia, nell'imminenza dell'avvio della Centrale, ebbe modo di constatare che questi dati iniziali mancavano, nonostante le sollecitazioni all'ARPA di Pavia. Mancava, cioè, la conoscenza della situazione di base, indispensabile per poter valutare l'eventuale apporto inquinante aggiuntivo prodotto dall'attività della centrale e i conseguenti effetti ad esso connessi. Questo era il compito specifico della Commissione. Essendo impossibile stabilire con raffronti l'impatto della centrale, la Commissione ha chiesto ai dirigenti della centrale di provvedere, come indicato nella autorizzazione ministeriale, alla raccolta per un anno dei dati a centrale non avviata. Ricevuto un rifiuto, il prof. Meloni, a cui va riconosciuta una serietà e onestà professionale che gli fa onore, ritiene corretto rassegnare le sue dimissioni. Meloni, in una sua lettera inviata ai giornali dichiara anche due cose importanti.
Ritiene che a suo avviso le emissioni di una centrale a metano non portino a rischi significativi, ma ciò non deve essere stabilito per opinioni personali ma con dati scientifici quali i rilevamenti.
Poi saluta con un "Evviva!" la notizia che "è in fase di avvio la rilevazione con campionari passivi" e aggiunge "ma ha senso attuare ora, con la centrale in prova già da qualche mese e in pieno esercizio prossimamente, il piano di monitoraggio programmato essendo carenti dei dati di base, ossia di quelli precedenti l'avvio?"
A conclusione Meloni afferma "A questi quesiti qualcuno, se lo riterrà opportuno, potrà dare una risposta".
Due mesi dopo, all'inizio di agosto, Procura e Finanza hanno dato una risposta che suona, a parere dell'articolista, come un "Non avete fatto i campionamenti previsti dalla legge e dalle autorizzazioni a impianti fermi? Allora noi provvediamo a fermarli e voi provvederete ad assolvere i vostri obblighi di raccolta dati". E tutto ciò nell'interesse dei cittadini che, scettici o convinti del rischio, hanno il diritto di conoscere i dati e le comparazioni relative all'aria che respirano e all'ambiente in cui vivono, che certamente è stato fortemente modificato da un intervento impattante e traumatico.
Antonello Brunetti