4 luglio 2003
Con una settimana di ritardo il Comune di Voghera intima la sospensione dei lavori alla centrale di Torremenapace

Dobbiamo fare una precisazione rispetto al nostro ultimo comunicato sul sito “www.comitatiscrivia.it”: la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia non è di fine giugno, ma risale al 22 maggio e quindi non coincide con il momento in cui è stata tolta la corrente a circa 6 milioni di italiani.
E per essere ancora più precisi occorre precisare a quella signora che ha scritto al “Corriere della sera” (dichiarando la sua indignazione contro quei delinquenti di ambientalisti che vogliono farci tornare alla Preistoria) che gli abitanti dell’Alessandrino non amano l’oscurità e neppure essere presi per il sedere dalla Regione Lombardia che vorrebbe realizzare ben tre delle sue sei centrali in un fazzoletto di terra fra Sannazzaro, Casei e Voghera, pochi chilometri a nord di Castelnuovo e Pontecurone.
- Dopo la manifestazione "In marcia per la salute" del 18 maggio 2002 che aveva visto la partecipazione di duemila persone, partite da Castelnuovo Scrivia, recatesi a Voghera per protestare contro l’ammasso di ben 2400 megawatt di produzione elettrica concentrata in un'area di sette chilometri di raggio
- Dopo la raccolta di 4000 firme di vogheresi contrari alle tre centrali di Sannazzaro, di Casei e di Voghera (e in particolare di quest'ultima)
- Dopo la presentazione, nell'ottobre scorso, al Tar lombardo di una richiesta di annullamento della delibera comunale di Voghera che autorizzava l'avvio dei lavori a Torremenapace, frazione di Voghera, ricorso presentato dall'Associazione Orizzonte Oltrepò, dalle tre associazioni agricole pavesi, da Legambiente e Italia Nostra, dai Comuni di Corana e Silvano Pietra, dal Consiglio di quartiere Nord Voghera e da alcuni cittadini
ecco finalmente la decisione del TAR
Il T.A.R., con una lunga sentenza di 43 pagine, firmata da Ezio Maria Barbieri, analizza tutte le opposizioni e le commenta una ad una. In sintesi il TAR sottolinea l'inadeguata valutazione di alcuni aspetti di natura ambientale, la mancata valutazione dell'impatto su terreni agricoli di pregio e sottolinea il mancato coinvolgimento dei comuni confinanti di Corana e di Silvano nei momenti decisionali di autorizzazione dell'impianto.
Il T.A.R. non accetta, motivandolo, le obiezioni dei Comuni di Casei e di Silvano, delle Circoscrizioni e delle tre associazioni agricole (le loro rimostranze riguarderebbero aspetti particolari degli agricoltori della zona e non di tutti gli agricoltori della Provincia di cui hanno la tutela). Considerano legittime invece le obiezioni delle Associazioni agricole, dei privati e del Comune di Corana.
Gli argomenti decisivi sono, però, solo due:
1°- La variante urbanistica del Comune di Voghera in data 28 maggio 2002 “è stata deliberata senza l’assenso della Regione Lombardia”;
2°- La variante che ha trasformato i terreni prescelti da agricoli ad industriali facendone lievitare il costo da un miliardo e mezzo a sette miliardi “non ha tenuto conto delle osservazioni formulate dal Comune di Corana in ordine agli effetti ambientali conseguenti alla nuova destinazione.”
“Di qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento degli atti impugnati”, ossia della delibera comunale di variante urbanistica; del decreto del Ministro all’Ambiente che esprime parere positivo all’opera; al decreto della Direzione generale dell’Energia che autorizza la costruzione della centrale di Torremenapace.
Graziella Zelaschi, presidente della Associazione "Orizzonti Oltrepò" ha dichiarato: "Valuto positivamente la decisione del TAR. Un blocco dei lavori permetterà a tutti i soggetti promotori della protesta di ottenere una pianificazione mirata che tenga conto della realtà del territorio. I promotori del ricorso si riuniranno al più presto per decidere come muoversi e anzitutto per chiedere l'immediata sospensione dei lavori che stravolgono l'identità di un territorio ricco di acqua e prevalentemente agricolo.
Voglio, inoltre, porre in rilievo che questa è una vittoria collettiva, ossia non solo della Associazione "Orizzonte Oltrepò", ma anche dei duemila partecipanti alla Marcia per la salute, dei quattromila firmatari della petizione, del Comitato intercomunale di Castelnuovo-Casei e Pontecurone, dei Comuni che ci hanno sostenuto, delle associazioni agricole e ambientaliste. Una vittoria del buon senso e dell'amore per la nostra terra".

Tre annotazioni finali
- Ovviamente ora scatterà il solito meccanismo del ricatto occupazionale, dei soldi da spendere per creare occupazione (pare fossero 400 miliardi di vecchie lire). Nessuna replica da parte nostra se non questa: noi ci battiamo per la salute e un futuro vivibile e siamo convinti di aver già rinunciato a molto consentendo che alle tante industrie a rischio della nostra zona si aggiunga la megacentrale di Sannazzaro che da sola risolve ogni problema energetico per il Piemonte e la Lombardia e nello stesso tempo ci sommerge di sostanze inquinanti e di masse gigantesche di aria calda e umida che muterà il nostro microclima e renderà ancora più torride e irrespirabili le nostre estati.
- Presso il TAR Lombardia è depositato un altro ricorso, quello della Regione Piemonte, presentato un mese dopo, che riguarda l'autorizzazione regionale lombarda al gigantesco smaltitore (40.000 tonnellate annue di rifiuti speciali e pericolosi) di Casei, ossia al centro di quell'angolino ristrettissimo, a ridosso della provincia di Alessandria, ove la Lombardia vorrebbe costruire ben tre delle sei centrali che ha programmato per complessivi 2400 megawatt, più della metà dei 4150mw che, secondo Formigoni, occorrono alla regione più ricca d'Italia.
- È assurdo accusare Coldiretti, Unione agricoltori, Legambiente, Associazioni varie e migliaia di cittadini di egoismo, di rifiuto della civiltà, di non volere lo sviluppo energetico.
Anzitutto va detto che prima di pensare a creare nuove centrali termoelettriche bisognerebbe pensare all’ammodernamento di quelle esistenti, al risparmio energetico e alle fonti alternative.
Ammettiamo che non ci siano altre possibilità. Il black-out, ci raccontano, è scattato per un deficit di circa 500 megawatt a livello nazionale. Noi, lo ribadiamo, dovremo già subire le conseguenze dell’enorme centrale di Sannazzaro che entrerà in funzione fra qualche mese e produrrà ben 1200 mw.
Perché anche Casei con 800 mw e Voghera con 400 mw, raddoppiabili?
Perché un impatto ambientale gigantesco e disastroso derivante dalla produzione di ben 2400 o 2800 megawatt, ossia quanto -così dicono- potrebbe mettere in sicurezza tutta l’Italia, concentrato in un’area di 150 chilometri quadrati di terreno fertilissimo e ricco di falde, corrispondenti alla duemillesima parte della superficie nazionale?