aprile 2002
LE CENTRALI ELETTRICHE E LA LEGGE OBIETTIVO

Non è allarmismo temere l'arrivo di tre centrali a nord di Tortona, la legge obiettivo lo consente

La liberalizzazione dell'energia elettrica ha favorito la corsa alle centrali, colpendo in particolare la nostra zona, dove, secondo quanto già dimostrato in un precedente articolo, dovrebbero essere concentrate ben tre delle 27 nuove centrali, esattamente a Sannazzaro (presso l'attuale raffineria), a Casei (nell'area ex-Cerestar) e a Torremenapace (accanto a Voghera).
Chiunque, dotato di un minimo di buon senso, inorridirebbe di fronte a una scemenza del genere, ma l'uscita dal monopolio Enel e l'inserimento delle centrali elettriche nella legge obiettivo la consentono.
Vediamo di capire bene che cosa è questa legge obiettivo.
Fa parte del cosiddetto pacchetto dei "primi 100 giorni" del governo Berlusconi e riguarda "il rilancio delle infrastrutture e delle attività produttive"
Si tratta di un gigantesco intervento di deregolamentazione e di eliminazione di regole sulle imprese. L'impresa diventa "dominus" intorno al quale tutto ruota. Di conseguenza, per permettere all'azienda di agire, controlli e vincoli territoriali diventano intralci da eliminare: Per capirci, come viene affermata la libertà di licenziare, così vale la libertà di occupare il territorio.
Mi pare illuminante riportare frammenti della relazione allegata al disegno di legge, poi approvato, che ne spiega motivazioni e obiettivi.
"È finora mancato uno strumento funzionale al raggiungimento di grandi obiettivi di modernizzazione strutturale. All'opposto, il territorio è disseminato di paralizzanti, vischiosi, paludosi ostacoli giuridici"..."La legge obiettivo consente di superare tutti gli ostacoli e realizzare velocemente i progetti"..."La legittimità giuridica dell'opera è nell'opera stessa, in quanto indicata come obiettivo strategico.Tutte le altre leggi vengono conseguentemente disapplicate."..."Va concretato il modello kantiano dell'imperativo pragmatico, caratterizzato dalla prevalenza empirica del fine sul mezzo: dato un fine, il mezzo va adeguato"..."La soluzione può essere trovata solo disapplicando quella massa di norme che con il trionfo delle ideologie e tecniche assemblearistiche si sono accumulate e stratificate"
Mentre leggevo questa lunga relazione avevo l'impressione di trovarmi dinanzi a un discorso mussoliniano. La legge obiettivo si presenta come una legge speciale ovvero una vera e propria sospensione delle leggi vigenti, un vero coprifuoco ai danni di ogni legislazione ambientale. Sono convinto che ci troviamo di fronte ,tecnicamente e non metaforicamente, a un golpe contro la tutela e il controllo ambientali. Lo riconoscono gli stessi proponenti quando dichiarano: " È certo che, nella meccanica propria di norme di legge di questo tipo, è implicito ed evidente il carattere di autoritarietà".
Con l'introduzione della legislazione in campo ambientale, si chiarisce come il nemico venga individuato nelle comunità locali, nelle associazioni e nei comitati, tutti quanti percepiti come ostacoli democratici da spazzare via per la realizzazione di opere che quelle comunità non vogliono siano realizzate o chiedono siano realizzate diversamente. Una visione delle cose che propone un modello autoritario funzionale alla privatizzazione di tutti i servizi e agli interessi delle imprese.
Con la legge obiettivo avremo ovunque l'Alta Velocità , un diluvio di autostrade, trafori organizzati dalla "banda del buco" capitanata da Lunardi, il ponte sullo Stretto ,ecc ecc e ...tante centrali elettriche per le quali non varranno più le leggi vigenti (per esempio quella sui Lavori pubblici), basterà una speciale conferenza dei servizi senza più richieste di autorizzazioni, senza più un voto parlamentare.
L'opposizione, in Parlamento, non è stata affatto così forte come per le rogatorie internazionali ed eccoci ora dinanzi i primi risultati, quali la probabile realizzazione di tre gigantesche centrali nel raggio di sette chilometri con le comunità locali pressochè impotenti e con un potere decisionale ridotto a ben poca cosa.

Antonello Brunetti