Giovedi 15 luglio 2004

Rifiuti, la grande retata
Chiuse 12 aziende che "ripulivano" prodotti pericolosi per smaltirli in discariche normali
Fra i 16 arrestati anche un genovese e un savonese

Alessandria. Migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi smaltiti in discariche normali, come se fossero stati semplicemente spazzatura. Un "business" da milioni di euro, scoperto dai carabinieri del nucleo Tutela ambientale. Al termine di un'inchiesta, coordinata dalla magistratura alessandrina e durata nove mesi, sono 16 le persone in carcere e 35 gli indagati a piede libero. Le ordinanze di custodia sono state eseguite dai carabinieri del Noe in tutto il Nord Italia: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Liguria.
A Genova è stato arrestato il direttore tecnico della Ireos, società che si occupa di analisi ambientali, a Cairo Montenotte in provincia di Savona, il responsabile tecnico della gestione dei rifiuti dell'Eurocav, Consorzio di autostrasportatori valbormidesi. Per tutti le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, falso e gestione illecita dei rifiuti.
Il "business" era ripulire i rifiuti speciali pericolosi per smaltirli, a basso costo, in discariche normali. Un valzer di bolle di accompagnamento, "lavaggi" in aziende per il trattamento primario, falsificazione dei codici. Nove mesi di indagini dei carabinieri per la Tutela dell'ambiente, coordinate dal procuratore di Alessandria, hanno smantellato il traffico.
Tra gli arrestati (16 per il momento) Gianluigi Tealdo, 36 anni, residente a Pieve Ligure, direttore tecnico della Ireos che a Genova si occupa di analisi ambientali e Renato Pistone, 44 anni, di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, responsabile tecnico della gestione dei rifiuti dell'Eurocav, un consorzio di trasportatori della Val Bormida. Il primo è in carcere ad
Alessandria, il secondo agli arresti domiciliari. Sono accusati di traffico illecito di rifiuti, falso e gestione illecita dei rifiuti.
È un'inchiesta dai grandi numeri. I carabinieri del nucleo di Tutela ambientale hanno sequestrato 12 tra impianti di trattamento e uffici commerciali e 35 autoarticolati adibiti al trasporto dei rifiuti per un valore complessivo di 30 milioni di euro. Gli indagati sono 35; tra questi anche il titolare di un'altra azienda genovese, la Cat Service, un altro socio della Ireos e uno dei partner dell'Eurocav.
Nell'inchiesta nata ad Alessandria circa 9 mesi fa, la Liguria entra in pieno. Gianluigi Tealdo, ad esempio, è uno dei personaggi chiave nell'operazione che i carabinieri del Noe hanno chiamato "Pinocchio".
Secondo gli investigatori, firmava - falsificandoli - i certificati di analisi dei rifiuti pericolosi da smaltire. Il "lavaggio" avveniva attraverso altre due aziende alessandrine, la Elciter, che si occupava del recupero dei rifiuti, e la Elci, discarica finale (entrambe sequestrate dai
carabinieri) e nelle quali Tealdo compariva nell'assetto societario.
L'operazione "Pinocchio"è un affresco della gestione leggera e lucrosa del più grande affare del futuro, lo smaltimento dei rifiuti. Ci sono filoni collegati, ma anche episodi molto diversi tra loro. Come quello che riguarda la Cat Service: i carabinieri del Noe di Genova hanno accertato che ha trattato 110 mila chilogrammi di rifiuti pericolosi, lattice contente ammoniaca, provenienti da una nave ancorata al porto di Genova, come se fossero semplicemente residuati non pericolosi. La loro destinazione finale è stata, ad esempio, lo stoccaggio a Lecco.


Un giro d'affari da 30 milioni

Gli scarti di aziende lombarde e piemontesi finivano illecitamente nell'Alessandrino e nel Novarese. Dopo indagini durate 9 mesi, i carabinieri sequestrano dieci impianti di trattamento e due uffici di intermediazione.
Si possono quantificare a decine di migliaia di tonnellate i rifiuti speciali che sono stati smaltiti irregolarmente dopo averne modificato il codice o miscelandoli tra loro per renderli non identificabili. È quanto hanno accertato i carabinieri per la Tutela dell'ambiente che hanno
scoperto, in 9 mesi di indagine, un vasto traffico in tutto il Nord Italia.
Sedici le ordinanze (un'altra deve essere ancora eseguita) di custodia in carcere o agli arresti domiciliari scattate nella giornata. Sequestrati
dieci impianti di stoccaggio, smaltimento e recupero di rifiuti situati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna oltre a 35 autoarticolati. Il valore è di 30 milioni di euro.
Trentacinque complessivamente le persone denunciate per traffico illecito, falso, gestione illecita e realizzazione di discarica abusiva. Diversi i "flussi" di scarti provenienti da aziende lombarde, piemontesi e liguri costituiti da terre di bonifica inquinate da idrocarburi, fluff (residuo della triturazione di parti di plastica delle auto), fanghi di perforazione, traversine ferroviarie, materiali vari frammisti a lattice e ammoniaca. Gli impianti sequestrati sono a Bosco Marengo (Alessandria), Boca (Novara), Casorate Primo (Pavia), Milano, Brivio (Lecco) e Casteggio; due discariche (Casalcermelli e Chivasso) oltre a società di intermediazione a Pavia, Bra e
Borgomanero. L'inchiesta, coordinata dal procuratore di Alessandria Michele Di Lecce, è partita dai sospetti sul prezzo, troppo inferiore a quelli di mercato, con il quale una società di intermediazione cuneese si era aggiudicata la gara per lo smaltimento di terre contaminate da idrocarburi indetta dall'Aem di Torino.

Il gruppo operava in due modi: modificando la classificazione dei rifiuti, che non avevano subito alcun trattamento o miscelandoli fra loro, in modo da renderli non identificabili e destinandoli a imprese autorizzate alla produzione di compost per l'agricoltura, in cave autorizzate per l'attività
di ripristino ambientale o in discariche per rifiuti urbani. I guadagni erano ingenti, basti pensare che smaltire un chilo di rifiuti speciali pericolosi costa 1.280 delle vecchie lire, in questo modo la spesa era di poco superiore a cento lire.