Inviato da Giuseppe Raggi della Val Curone, dopo il recente incontro avvenuto a Momperone in merito al
CAMPO DA GOLF A MOMPERONE

Altre considerazioni sul progetto di campo golf a Momperone
Le prime notizie sul progetto di campo golf a Momperone promosso dalla Comunità Montana risalgono al marzo 2003. Dopo molte insistenze, a maggio 2004 si è finalmente potuto disporre di due documenti per poter capire se e come fossero stati presi in considerazione i problemi segnalati a più riprese ed è stato concessa una discussione pubblica sul tema.
Il primo documento è lo studio di fattibilità generale, datato aprile 2004 e disponibile in consultazione (con qualche difficoltà) presso la Comunità Montana. Ne ho preso visione appuntandomi i dati salienti e, nella riunione in cui il documento è stato illustrato alla popolazione del comune interessato, ho formulato alcune domande agli estensori ed agli amministratori dell’ente proponente.
Per quanto riguarda la sostenibilità economica, si ipotizza che il campo di Momperone potrebbe puntare ad avere 300 soci fissi (obiettivo ambizioso, visto che il vicino campo di Salice Terme non arriva a 150 soci) che pagherebbero una quota annua di 1.500 euro.
I dati che avevo reperito, attestanti una situazione in cui il numero dei praticanti sale meno dell’incremento degli impianti offerti, non sono smentiti, ma si supera l’ostacolo sostenendo che nel bacino di riferimento (Lombardia – Piemonte) esisterebbe comunque una domanda in crescita. Ci si propone comunque di puntare ad una clientela media, praticando una politica di prezzi contenuti, per battere la concorrenza (il che legittima qualche perplessità: se la domanda fosse davvero così forte, che bisogno ci sarebbe di fare una guerra sui prezzi?).
La Comunità Montana acquisterà i terreni, ricorrendo a dei mutui, per realizzare dapprima 9 buche e quindi per un previsto ampliamento a 18 buche. La Regione finanzierà una parte dei costi di realizzazione, mentre il resto dovrà metterlo il privato che vincerà la gara per la costruzione del campo e potrà gestirlo per 30 anni.
Nell'ipotesi di un possibile futuro insuccesso del progetto, secondo l’ente pubblico tornerebbe tutto come prima, senza problemi, nel senso che i terreni ritornerebbero in possesso della Comunità Montana. Non si capisce però cosa se ne farebbe la Comunità Montana di 50 ettari di terreno. Ci sarebbe ancora un mercato per rivenderli – e a quali prezzi ? I dubbi sono leciti. Per approfondire l’aspetto della valutazione commerciale di un impianto consimile ed anche per reperire dati utili su altri profili gestionali è possibile consultare un interessante studio francese [1]. Era forse preferibile partire con la stipula di contratti di locazione con possibilità di riscatto (leasing immobiliare) dopo qualche anno, una volta verificato il buon andamento del progetto. Ci si sbilancia invece sulla spesa iniziale, garantendosi una base di consenso da parte dei cedenti dei terreni, ma si accetta di addossare all’Ente pubblico gran parte del rischio del successivo possibile flop (da non escludere a priori, sia per i legittimi dubbi circa la possibilità di raggiungere un numero sufficiente di soci, sia se si tiene conto che, se davvero si attueranno i promessi rigorosi controlli sulle emissioni di pesticidi e sugli effettivi consumi di acqua, la gestione potrebbe anche rivelarsi troppo onerosa e non conveniente).
In tema di ambiente, non soddisfa la parte dello studio di fattibilità sull’uso dei pesticidi, sempre criticato nei lavori che trattano di golf e ambiente [2].
Lo studio, dopo una breve premessa in termini generali in cui si criticano i detrattori del golf che parlerebbero senza conoscere la materia, si limita a proporre a titolo esemplificativo stralci di un testo reperito su internet con il parere positivo redatto da un tecnico italiano sul progetto di un golf in Maremma [3], fondato sull’asserito basso uso di pesticidi, in quanto limitato ad una percentuale ridotta della superficie del percorso.
Sul cruciale tema dei consumi di acqua per l’irrigazione, si apprende innanzitutto che l’acqua sarà attinta dal Curone tramite due bacini da 110.000 mc totali.
Si scrive che mancano studi specialistici per determinare il fabbisogno di acqua dei golf (ed è un’affermazione contraddittoria. È possibile ad esempio consultare i dati di fonti neutre, come l’Agenzia Europea per l’Ambiente [4], che per i golf parla di un consumo medio di 10.000 mc per anno per ettaro, ossia 200.000 mc per irrigare 20 ettari, o del Senato francese [5], che sostanzialmente conferma la stima).
Lo studio di fattibilità elabora la propria stima di consumo per analogia con altri tipi di colture irrigue ed usa dati statistici meteorologici riferiti ad un arco di tempo prolungato (30 anni, se non erro) ma che non includono i rilevamenti degli ultimi anni, quando si è avuta una sensibile riduzione delle piogge. Calcolando il dato dell’evotraspirazione media, si stima in 4.140 mc per anno il fabbisogno per ettaro, ottenendo la stima di un fabbisogno annuo non maggiore di circa 84.700 mc per l’irrigazione di 20 ettari.
In sede di discussione, alle obiezioni su questo punto si è replicato che, essendo troppe le variabili in gioco, sia climatiche sia relative alla natura e alla disposizione dei terreni, sia alla loro ventilazione, sono possibili oscillazioni tali da rendere inservibili dati non riferiti ad una specifica situazione. L’argomento non mi persuade troppo, sia per l’eccessivo scostamento tra le conclusioni dello studio di fattibilità e quelle dei lavori sopra citati, sia perché le conclusioni di uno di tali lavori, ossia l’inchiesta del Senato francese, sono riferite alla zona geografica Rodano – Mediterraneo – Corsica che non appare troppo dissimile dal nostro appennino.
Sul punto si trovano spunti utili nel secondo lavoro resosi disponibile, lo studio che la Comunità ha reperito nel febbraio 2004, al limitato fine di verificare le modalità di approvvigionamento idrico dell’impianto.
Sui consumi, lo studio parte da un dato di fonte Federgolf [6] secondo cui è verosimile un fabbisogno medio di 100.000 mc di acqua all’anno. Lo confronta con la situazione climatica di Momperone (attingendo dagli stessi dati usati nello studio di fattibilità e procedendo con la stessa metodologia per il calcolo dell’evotraspirazione) e lo ritiene un dato accettabile.
Si dichiara però che, in sede di progetto, occorrerà allestire un bilancio idrico che tenga conto della natura del suolo e dell'andamento dei parametri climatici (temperatura e pioggia). Aggiunge di ritenere utile “accertare un realistico funzionamento dell'impianto” a fronte dei dati che avevo prodotto alla Comunità da cui risulta una consistente diminuzione della pioggia negli ultimi anni. Insomma, per quest’ultimo studio la questione è da approfondire.
A mio parere, in conclusione, restano ragioni per essere contrari a un progetto che comporta un forte impegno economico, ha incerte prospettive di riuscita e un impatto significativo sull’ambiente.
Non ho nulla a priori contro chi pratica uno sport costoso come il golf. Dal mio punto di vista di praticante di altre discipline so distinguere chi, nell’ovvio e necessario rispetto dei diritti altrui e della collettività in cui vive, si dedica alla propria passione sportiva.
Da cittadino, dissento però dalla scelta di realizzare un impianto nella nostra zona con fondi pubblici. A costo di essere reclutato d’ufficio tra i “benaltristi” non posso non notare che ad un ente pubblico si imporrebbero diverse priorità in un contesto economico e normativo in cui, ad esempio, esistono ormai di fatto barriere “di censo” che limitano addirittura l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come quello alla salute o allo studio e in una situazione locale in cui il degrado del territorio dovuto allo spopolamento (età media 65 anni) si coniuga al reddito pro capite più basso dell’intera regione.
Non è vero che a caval donato (ma pagato con le nostre tasse) non si guarda in bocca. Dopo una forte opposizione popolare Chiusa Pesio, un paesino del cuneese, ha recentemente rifiutato un finanziamento regionale di tre milioni di euro per due seggiovie quali “opere di accompagnamento alle olimpiadi”[7]. Questo per non snaturare l’ambiente e il tipo di turismo già esistente.
Mi sembra una lezione utile e che i nostri amministratori dovrebbero meditare, ma ne dubito.
Lo svolgimento dell’assemblea di Momperone mi induce a un certo pessimismo.
La partecipazione era varia e numerosa: cittadini, in gran parte residenti del comune, più una claque di “benpensanti” vicini ai fautori del progetto, e diversi politici, nonché esponenti della cultura locale.
La replica alle obiezioni sull’impatto ambientale è stata lasciata al presidente dell’Ente e ai tecnici.
Alle critiche sull’opportunità politica della scelta è seguita una reazione “da manuale”.
Mi è stato rivolto l’invito a proporre seduta stante delle alternative. Ho accennato alla possibilità di investimenti su progetti meno faraonici ed in molti mi hanno accusato di disprezzare i posti di lavoro che saranno creati (posti che ho definito pochi e dequalificati: altro boato), e di non avere reali controproposte (insomma, solo perché critico un’idea, dovrei essere il Cireneo che si carica sulle spalle i problemi di tutta la Val Curone), aggiungendo che il finanziamento non poteva essere desinato ad altri scopi. Ho allora ricordato l’episodio di Chiusa Pesio, suscitando risate generali e compatimento al mio indirizzo (una volta ottenuto un finanziamento, lo si difende con i denti, insomma).
Uno degli astanti (non si è presentato) mi ha chiesto perché non scrivessi il “Corano” (coniugando l’accusa di fondamentalismo a una certa idea di scontro tra civiltà, che di questi tempi va di moda).
Si è chiuso con ulteriori peana alle “magnifiche sorti e progressive” del gioco del golf e delle nostre terre.
Parafrasando il grande Claudio Lolli, “non so dire se” una simile situazione “fa più rabbia, pena o malinconia”.

Giuseppe Raggi

[1] cfr http://www.esgt.cnam.fr/fr/tfe/memoires/1999/99_couve.doc

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[2] cfr http://www.delaplanete.org/articles/no_14/proportions.htm
da Worldwatch Institute – Question de proportions “ Quantité moyenne de pesticides utilisés chaque année par hectare pour un parcours de golf 18 kilos - Quantité moyenne de pesticides utilisés chaque année par hectare pour l’agriculture 2,7 kilos ” citando come fonte “EcoMall: A Greener Golf Course, 2004”

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[3] cfr http://www.provincia.grosseto.it/territorio/tgr2003/bacheca/workinprogress/so_p_1a.pdf

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[4] cfr http://reports.eea.eu.int/binaryeenviasses01pdf/en/enviasses01.pdf
Environmental assessment report No 1 - Sustainable water use in Europe - Coopenhagen 1999 - pagina 7 "The water needed for maintaining a hectare of golf course is around 10,000 m³ /year, the same as for well irrigated agricultural systems."

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[5] cfr. http://www.senat.fr/rap/l02-215-2/l02-215-227.html
LES GOLFS ET L'EAU. Le volume d'eau utilisé pour l'irrigation des golfs haut de gamme varie entre 300 et 300.000 m3/ha, la moyenne est de 13.000 m3/ha. Un golf haut de gamme de 18 trous a une consommation moyenne de 5.000 m3/jour, ce qui correspond à la production nécessaire à la satisfaction des besoins d'une collectivité de 12.000 habitants.
Le volume d'eau utilisé par les golfs rustiques est en moyenne de 3.800 m3/ha.
Le prélèvement moyen, tous golfs confondus, est estimé à 6.800 m3/an (données actualisées en 1995) ou plutôt 6.800 m3/sur six mois (puisque l'irrigation n'a lieu en pratique que pendant six mois).

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[6] cfr http://www.lezionidigolf.it/Tappeti%20Erbosi/Pubblicazioni/manutenzione.doc
Linee guida generali per una manutenzione ecocompatibile dei percorsi di golf – ecco il testo della parte dedicata all’irrigazione. Nelle condizioni climatiche italiane possiamo stimare un consumo medio annuo di circa 100.000 m3 per un impianto medio con superficie totale di circa 60 - 75 ha, con 1 ha di green e 1 ha di tee, 13 - 14 ha a fairways e circa 9 - 10 ha tra campo pratica e pre-rough, e considerando un consumo idrico incentrato soprattutto nei mesi estivi (in particolare luglio - agosto, dove si possono prevedere sino a 24/25.000 m3 di acqua consumata per ciascun mese). Nell’Italia meridionale tali consumi possono incrementare nell’ordine del 50 – 60%. L’auspicato impiego di essenze macroterme potrà, al contrario, ridurre fortemente i consumi idrici complessivi.
Secondo il progetto di fattibilità, a Momperone si preveda la semina di essenze microterme, più idroesigenti rispetto alle essenze macroterme che non resisterebbero alle gelate ricorrenti

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[7] cfr: http://www.arpnet.it/pronto/notiziario/2002/apr2004.pdf
È il notiziario di aprile 2004 della Pro Natura piemontese

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