OSSERVAZIONI SUL PROGETTATO CAMPO GOLF A MOMPERONE
stilate da Giuseppe Raggi – frazione Poldini - Montacuto (Al)
Poldini, 9 gennaio 2004
Utenza potenziale e benefici per il turismo
• Troppi campi per pochi giocatori
Dall'esame dei numeri statistici del golf italiano nel 2003 (resi disponibili
dalla Federazione Italiana Golf –FIG), il dato tendenzialmente più
preoccupante ai fini del presente lavoro é rappresentato dalla constatazione
che la crescita degli impianti di gioco, anche lo scorso anno, é stata
superiore alla crescita dei giocatori.
Si è così ulteriormente abbassata la media di giocatori per impianto,
un numero che ci vede storicamente nelle ultime posizioni nel mondo.
La media di golfisti rispetto alla popolazione italiana rimane ancorata allo
0,12% contro la media europea dello 0,94% e quella mondiale dell'1,07%.
La media di giocatori per campo è di 232 mentre la media europea è
di 1.031 giocatori per campo e quella mondiale è di 1.848 giocatori per
campo.
Per la precisione, in base alle statistiche, nel 2003 in Italia gli impianti
per il gioco del golf sono cresciuti di 18 unità passando da 285 a 303
(+ 6,3 %).
In Piemonte, i campi sono saliti da 43 a 45 con un incremento del 4,6 %. A fronte
di una popolazione regionale di 4.288.000 persone, i golfisti sono lo 0,26 %.
In provincia di Alessandria, nel 2003 si avevano 1.063 giocatori a fronte di
una popolazione di 418.230 persone (censimento 2001). I golfisti rappresentano
quindi lo 0,25 % della popolazione.
Per giocare in un qualunque campo golf d’Italia e del mondo è
necessario essere associati al club gestore dell’impianto in cui si è
presenti o ad un altro.
Su questo non si transige per motivi assicurativi, legali e di altro genere.
Una volta che ci si è associati ad un club non si deve poi pagare per
giocare sul suo campo, mentre per giocare su altri campi é richiesto
il cosiddetto “green fee”, una quota che da diritto a giocare un
“giro” di campo.
Dal resoconto del seminario “ Golf e turismo – analisi della domanda
e dell’offerta” tenutosi il 30 aprile 2002 a cura della Regione
Emilia Romagna, apprendiamo che un campo da golf con 18 buche può ospitare
al massimo 65-70.000 “giri” all’anno e viene normalmente ritenuto
“saturo” quando raggiunge i 40-50.000 giri all’anno.
Il resoconto aggiunge che, con un normale bacino di giocatori “esterni”,
un campo da golf raggiunge l’utilizzo ottimale quando abbia acquisito
una base di 500 giocatori (cifra che dunque possiamo considerare per un impianto
italiano come punto di equilibrio anche a livello economico, anche se non eccessivamente
ambiziosa - si ricordi quanto già in precedenza riferito, ossia che la
media europea è ben più alta, pari a 1.031 giocatori per campo
e quella mondiale è di 1.848 giocatori per campo)..
È facile verificare che tutti i campi già esistenti in provincia
di Alessandria sono sottoutilizzati dai soci.
Questi sono i dati FIG:
- tra i campi a 18 buche, Tassarolo ha 337 soci, Capriata d’Orba ha 282
soci e Fubine ha 350 soci
- tra i campi a 9 buche, Valenza ha 276 soci ed Acqui 165 soci.
Salice Terme, campo a 9 buche funzionante in provincia di Pavia, ma ubicato
a dieci Km in linea d’aria da Momperone, ha 125 soci.
Ragionevolmente, in questo contesto l’impianto ultimo arrivato avrà
ancora più difficoltà a reperire un buon numero di soci.
Perciò, in misura molto maggiore di quanto non occorra agli impianti
vicini già operanti, dovrà sperare nella massiccia frequentazione
da parte di giocatori esterni per raggiungere un equilibrio economico.
• Costi.
Affermare che l’impianto programmato a Momperone si rivolge ad un ampio
pubblico è discutibile per un altro ordine di considerazioni, attinenti
ai costi che la pratica del gioco del golf pone a carico dei potenziali fruitori
dell’impianto.
Come si è detto, ogni giocatore deve essere iscritto ad un Golf Club.
Le quote associative sono di varia entità a seconda del prestigio del
club (e alcuni club, in aggiunta, richiedono un versamento a fondo perduto o
l’acquisto di quote societarie), ma restano sempre molto onerose.
Un esempio concreto e vicino alla realtà di cui si discute é quello
del “Salice Terme Golf & Country”, che, per il suo impianto
a 9 buche (meno ambizioso e costoso, quindi, di quello in progetto), chiede
1.300 euro di quota associativa (il fee giornaliero è di 20 euro nei
feriali e di 40 euro nei festivi).
Anche l’attrezzatura (mazze, palline, calzature, abbigliamento) ha dei
costi particolarmente elevati.
Il prezzo di un set di ferri nuovo varia dai 350 euro ai 1700 euro. Le palline
costano dai 20 ai 60 euro a dozzina. Il prezzo per una sacca va dai 100 ai 400
euro. Il carrello per portare la sacca, se non si desidera portarla in spalla,
ha prezzi variabili dai 50 ai 150 euro. Per le scarpe il prezzo varia dai 90
ai 220 euro, per il guanto si va dai 12 ai 30 euro.
Un sintomo del fatto che il golf non sia uno sport diffuso in modo largo e trasversale tra i vari strati sociali può cogliersi ricercando quali siano le associazioni aggregate alla F.I.G. (che sta per Federazione Italiana Golf – involontariamente, l’acronimo richiama l’aggettivo che nello slang giovanile contraddistingue un certo stile di vita ...) di cui si riporta in nota un parziale elenco. Ironicamente, si può notare, in tale trionfo delle libere professioni, del commercio nelle sue varie articolazioni e della dirigenza d’azienda, l'assenza dell'Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) nonché la non aggregazione alla federgolf di una qualche Associazione Poveri Diavoli Golfisti
* la F.I.G.annovera tra le entità aggregate l’Associazione Rotariani Golfisti / Associazione Italiana Giornalisti Golfisti / Associazione Italiana Medici Golfisti / Associazione Italiana Farmacisti Golfisti –Farmagolf / Associazione Italiana Pubblicitari Golfisti / Associazione Golf Club Temi / Associazione Italiana Lions Golfisti / Associazione Italiana Commercialisti Golfisti / Associazione Italiana Mid-Amateur / Associazione Italiana Ingegneri Golfisti / Associazione Italiana Golfisti Gente dell'Aria – Aligolf / Associazione Golfisti Italiani Gioiellieri Orafi – AGIGO / Associazione Italiana Architetti Golfisti – Archigolf / Associazione Dentisti Golfisti - A.D.G. / Associazione Maestri di Sci Italiani Golfisti – AMSCI / Associazione Italiana Dirigenti e Imprenditori Golfisti / Associazione Golfisti Assicuratori - A.G.A. / Diplomatic and International Golf Association - D.I.G.A. / Italian Ladies Golf Association – ILGA / Associazione Militari Golfisti / Associazione Italiana Distributori Moda Golfisti – MODAGOLF / Associazione Operatori Golf / Associazione Italiana Golf Piloti Aeronautici – Aerogolf / Associazione Piloti Golfisti / Libera Organizzazione Golfisti Seniores Friuli Venezia Giulia LOGOS / Associazione Italiana Informatici Golfisti – INGOLF
• Stima della domanda
Riesce difficile capire con quale logica si sia giunti ad identificare una domanda insoddisfatta relativa alla pratica del golf nel comprensorio della Comunità Montana. L'obiettivo finale dichiarato dall’ente pubblico è quello di “riqualificare" la presenza turistica, puntando alla “qualità”.
Nonostante il buon successo negli ultimi anni dell’offerta turistica esistente, non ci sarebbero dunque abbastanza clienti a “cinque stelle” per le esigenze di chi promuove il progetto del campo da golf.
Si afferma che il campo da golf si inserirà in modo armonioso nel contesto
attuale, ma nel contempo ci si contraddice, poiché si “sposta il
bersaglio” dalla massa turistica che già regolarmente affluisce
nella zona durante l’anno al “golfista”, un turista “di
qualità” che, pur in presenza di una ampia disponibilità
nel circondario di strutture sportive similari, opterebbe per l’impianto
di Momperone.
Si tratterebbe di una persona che abbina le caratteristiche dello sportivo a
quelle del “gourmet” perennemente in cerca di nuove “esperienze”,
diverse da quelle proposte dai territori in cui si situano gli altri campi di
gioco (si tratti di vini, di salumi, di tartufi o di quanto altro si voglia
associare ad uno stile da “bon vivant”).
Si finisce così per pescare in un bacino di persone ristretto e già
molto sfruttato (gli associati ai club di golf). Il loro interesse preponderante
sarà riferito alla pratica del gioco (se fossero interessate solo alle
attrattive turistiche della zona non sarebbe necessario proporre loro un impianto
di golf, ma basterebbero le tradizionali meno costose forme di promozione).
Il rischio concreto è che si alimenti un turismo "mordi e fuggì",
senza creare per tutti gli operatori economici della valle un indotto significativo.
L’ingente stanziamento finirebbe per beneficiare in misura precipua quanti
usufruiranno della rivalutazione del valore dei terreni e dei fabbricati coinvolti
nel progetto, e solo minimamente gli altri soggetti.
• Conclusioni
Le stime dell’incremento turistico (15 / 20 %) sembrano contraddette
dalle cifre sopra riportate circa il sottoutilizzo degli impianti già
esistenti in zona e dai costi dell’attività.
Si prevedono poi benefici “di sistema” che sembrano in contraddizione
con la natura dell’iniziativa, che si pone come bersaglio una utenza esigua
e specialistica.
I raffronti con i pur discutibili progetti in programma o realizzati in Toscana e in Romagna appaiono poco persuasivi.
Certo si può immaginare che, al collaudato meccanismo che fa affluire regolarmente voli charter dall’estero per il “Chiantishire” toscano o per la riviera romagnola, si affianchino comitive di turisti stranieri indirizzate al nostro bell’angolo di Appennino, ma veramente anche sotto questo aspetto sembra si voglia fare il classico passo più lungo della gamba …
Il nostro territorio e la nostra cultura, che con fatica e sofferenze hanno
sempre mantenuto una loro dignità ed elaborato una propria storia, meriterebbero
una considerazione ed una valorizzazione diversa dal mero uso quale piattaforma
per mettere in piedi un costoso “divertimentificio”.
È lecito ipotizzare che l’utenza elitaria del golf, anche nell’ipotesi
(su cui sia concesso dubitare) che si raggiungano numeri significativi, resterebbe
anche dal punto di vista culturale un “corpo a sé” rispetto
al territorio, senza generare interrelazioni positive.
Conseguenze sul territorio
• Acquisizione dei terreni
Partiamo da alcune considerazioni del tutto ovvie, utili come “promemoria”.
In primis, la realizzazione di un campo golf necessita di una elevata superficie
di terreno (e infatti si è parlato di 50 ettari per l’impianto
a Momperone), con necessità di occupare aree private.
Qualora ne sia stato programmato l’esproprio, sarà necessario esplicitare
fin d’ora le modalità previste per tale procedura.
Nel caso, dovrà essere chiarito a quale altro diverso titolo i terreni
saranno acquisiti all’impianto, quale sarà il soggetto giuridico
che effettuerà le acquisizioni e con quali criteri procederà in
tal senso, nonché come la successiva modificazione dei luoghi potrà
conciliarsi con gli strumenti urbanistici e le leggi esistenti.
• Modificazione dello stato dei luoghi
Sotto questo aspetto, perplessità sono state a suo tempo espresse in
un documento dell’Arpa Piemonte (leggibile su www.arpa.piemonte.it/statoambiente/dpsir/impatto.htm)
relativo ai campi da golf nel territorio montano.
Se ne riportano alcuni brani:
« Gli impatti generali connessi alla realizzazione e al mantenimento dei
campi da golf sono: grandi movimenti di terra, sottrazione di terreno agricolo
e forestale, distruzione del paesaggio naturale, interruzioni nelle vie idrologiche
esistenti, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali,
ecc.; di conseguenza si possono verificare erosione e inondazioni. Nei climi
umidi, l’uso di pesticidi per la manutenzione del ‘green‘
può comportare il rischio di inquinamento idrico; non si dovrebbero adibire
a campi da golf le aree interessate da sorgenti, i terreni sabbiosi, le aree
con falda idrica fluttuante
… sono sempre più soggette ad estinzione le aree agricole marginali,
che hanno un importante ruolo ecologico e paesaggistico, mentre si intensifica
l’uso delle rimanenti aree agricole. ».
Per entrare nell’analisi di tali criticità, in relazione al progetto
in esame, anche senza conoscerne nel dettaglio quali siano le specifiche caratteristiche,
si può fare riferimento agli standard descritti in uno studio della FIG
relativo alla realizzazione di campi a 18 buche, quale è quello progettato.
Si può allora ipotizzare che la superficie di terreni acquisita sarebbe
utilizzata come segue:
- la superficie destinata a greens (aree al termine della buca, dalla forma
più o meno circolare, dove l'erba è tagliata finemente e dove
si trova la bandiera) per un percorso di 18 buche può essere considerata
di circa 1,6 ettari (circa 800 mq per buca).
- la superficie destinata ai tees (piazzole di partenza con erba rasata da cui
parte il gioco) si stima in circa 1,35 ettari.
- la superficie complessiva dei diciotto fairways (piste, corridoi tra una buca
e l’altra, aree di erba accuratamente rasata, all'interno delle quali
si dovrebbe cercare di mantenere la pallina) può considerarsi intorno
ai 9,8 ettari (per un campo di 50 ettari tipo SSS 68).
- la superficie destinata a campo pratica, si può stimare in 2,3 ettari
- la superficie destinata a pre rough (aree di erba alta prossime a quelle di
contorno), può essere calcolata in circa 9 ettari
- la superficie destinata a rough (contorno scenografico) può essere
quantificata in poco più di 6 ettari . Laghi e bacini idrici possono
essere considerati parzialmente all’interno di questa area, e parzialmente
compresi nelle superfici incolte.
Si arriva ad un totale di ha 27,75 (greens: ha 1,60 / tees ha 1,35 / fairways
ha 9,80 / pre roughs e campo pratica ha 9,00 / roughs ha 6,00), con necessità
quindi di interventi più o meno significativi su circa 3/5 della superficie
acquisita di ha 50.
In base a quanto riportato dalle norme FIG per l’impiantistica sui campi,
il terreno deve presentare un substrato sabbio - organico di almeno 30 cm.
Con la parziale esclusione dei “roughs”, si dovrà allora
intervenire sulle altre superfici di gioco, partendo da un lavoro di taglio
e di sradicamento di tutti gli alberi e cespugli presenti.
Di conseguenza sparirà la gran parte delle varietà di flora, insetti
e piccola fauna, contraddicendo in tal modo la filosofia sottesa ai progetti
di tutela della biodiversità propugnati e finanziati dalle varie amministrazioni.
Sempre tralasciando i roughs, si dovrà poi preparare il terreno, con
un imponente lavoro di scavo e di asportazione, fino a 60 cm dalla superficie,
per posarvi un letto di ghiaia o altro materiale che favorisca il drenaggio.
Su di esso si dovrà collocare lo strato di 30/40 cm. di terra (la stessa
asportata o altra, portata da fuori) necessario per ottenere la giusta sofficità
del campo di gioco.
Si dovrebbero valutare in modo approfondito le conseguenze di questa imponente
movimentazione di materiali inerti, e quanto tali operazioni siano compatibili
con un corretto uso del territorio.
Il passo successivo dovrà essere la semina di erbai particolari, con
caratteristiche idonee alla destinazione del terreno.
Si semineranno non più di 4 o 5 varietà, che dovranno essere mantenute
pure, libere cioè dalle infestanti.
Esistono pesanti dubbi sui rischi di inquinamento di risorse idriche, faunistiche
e vegetali in prossimità dei percorsi sportivi in conseguenza dell'utilizzo
di diserbanti e pesticidi per la manutenzione dei greens.
Vedasi ad esempio quanto riporta il sito www.lezionidigolf.it :
« (Fertilizzazione): Per una manutenzione ecocompatibile,
la fertilizzazione deve essere condotta in maniera accurata, in quanto, oltre
a rendere il tappeto erboso estremamente sensibile alle malattie fungine, può
causare rischi di dilavamento, lisciviazione ed inquinamento delle falde, in
particolare per quanto riguarda l’azoto.
(Somministrazione dei prodotti fitosanitari): È indicato operare
con campo chiuso al gioco, ed attendere per l’apertura che il tappeto
erboso sia asciutto. Le nuove normative contemplano l’indicazione in etichetta
del tempo di rientro, cioè il tempo che deve intercorrere tra la somministrazione
del fitofarmaco e il momento in cui è possibile usufruire nuovamente
della superficie trattata, che in generale è intorno alle 24 ore. L’operatore
che effettua il trattamento deve essere munito di apposita autorizzazione regionale
all’impiego dei prodotti fitosanitari catalogati come: molto tossici,
tossici e nocivi (ex 1a e 2a classe). Inoltre deve eseguire l’operazione
protetto da tuta, guanti, scarpe e maschera a norma secondo le attuali leggi
vigenti, in modo da evitare rischi di contatto con la sospensione o soluzione
di prodotto distribuita. Si raccomanda l’utilizzo di prodotti caratterizzati
da bassa tossicità. ».
Per il settimanale New Scientist su un campo da golf in Giappone si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’anno: una quantità superiore di 8 volte quella utilizzata per i campi da riso (e in Italia abbiamo fatto amare esperienze a proposito di risaie e di atrazina …).
Sul tema golf e pesticidi è interessante l’opinione di Bent Schack
Iversen dell’International Centre for Pesticide Safety.
« Passeggiando sul prato di un campo da golf potreste chiedervi con
una certo stupore come possa essere così ben tenuto, pulito e verde.
Trovereste a fatica una sola pianta selvatica su 50 ettari di prato di buon
livello. La risposta è semplice: professionisti impiegano una gran quantità
di tempo a mantenere il campo in ordine usando grandi dosi di pesticidi.
... La quantità di antiparassitari impiegati sui campi da golf in genere
è maggiore di quello impiegato in agricoltura e negli ultimi anni la
discussione sui rischi per i giocatori (che spesso giocano subito dopo l’applicazione
degli antiparassitari) e i problemi per l’ambiente sono divenuti sempre
più frequenti. … le autorità devono essere consapevoli dei
rischi e dovrebbero monitorare regolarmente i livelli di contaminazione di falde
sotterranee, laghi o fiumi nelle vicinanze dei campi.
Insomma, sarà necessario esplicitare quali siano i tipi di trattamento previsti per il campo in progetto, le quantità e le tipologie delle sostanze chimiche che si prevede di impiegare, le mitigazioni che si prevede di mettere in atto già nella fase progettuale, per ridurne l’infiltrazione nel sottosuolo e nella falda idrica.
Sia lecita una battuta: la famosa “carne alle erbe” promossa dalla Comunità Montana non potrà provenire da animali alimentati con l’erba del golf.
Più seriamente, dovranno essere studiate in modo approfondito le conseguenze derivanti dall’installare un’attività di così pesante impatto inquinante a monte di zone vocate a colture irrigue di pregio, le cui produzioni agricole fanno leva, per affermare la propria presenza sul mercato e per garantire un reddito a tante aziende, proprio sulla genuinità e sull’impiego nullo o rigorosamente controllato dei prodotti chimici.
Si tratta di preoccupazioni condivise, se è vero che, su un notiziario della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), una delle maggiori organizzazioni del settore, (Mondo Agricolo Veneto n.29 del 2001) si legge: “Dunque, malgrado apparenze e costose propagande patinate di verde, il golf si e’ rivelato nei fatti una disciplina ecologicamente insostenibile. ».
• Irrigazione
Il mantenimento a verde di un campo da golf prevede l’irrigazione intensiva,
anche e soprattutto nei periodi di elevata siccità.
Nei circoli golfistici, infatti, è "indispensabile" che tutte le superfici del campo siano di un verde intenso, ad eccezione, in alcuni casi, dei roughs, dove una colorazione verde-gialla è tollerata (ma non negli impianti di “alta gamma”, quelli in cui tutti i particolari del campo sono curati al massimo).
Ogni impianto di tipo medio, a 18 buche, secondo stime dell’Associazione
Europea del Golf, consuma mediamente 2.000 metri cubi di acqua al giorno.
Questa stima quantitativa è asseverata anche da un recente studio della
Regione Puglia, che riferendosi a tale dato aggiunge: “E’ interessante
rilevare che la quantità d’acqua che mediamente serve per irrigare
un campo da golf in una giornata estiva rappresenta l’equivalente del
fabbisogno di un paese di 8.000 abitanti, nonché l’equivalente
per la produzione di due tonnellate di grano”.
Nel 2002 un’inchiesta del Senato francese sui vari utilizzi della risorsa-acqua
nel paese transalpino ha accertato, per i golf a 18 buche di “alta gamma”
nella regione Rodano – Mediterraneo – Corsica, un consumo medio
addirittura di 5.000 metri cubi di acqua al giorno.
È quindi decisivo appurare, in relazione al progetto del golf a Momperone,
se sia stata correttamente calcolata la quantità di acqua prevista per
l’irrigazione, in relazione alle superfici ed ai quantitativi.
La stima di un consumo di 600 mc giornalieri, a suo tempo fornita, appare non
in linea con i dati di riferimento sopra riportati.
Una volta stabiliti i quantitativi occorrenti, si dovrà capire se tali
quantitativi siano disponibili in loco, quali saranno i punti di prelievo e
soprattutto quali saranno le ricadute ambientali dirette e indirette di un tale
prelievo.
Comunque la si metta si tratterà di quantità e di ricadute non trascurabili in tempi di emergenza idrica anche per le nostre valli.
La situazione locale, infatti, è poco rassicurante, con il sempre più frequente ripetersi di difficoltà di approvvigionamento di acqua potabile in molti comuni della valle, e con un andamento climatico che non autorizza all’ottimismo per il futuro.
A questo proposito, senza pretesa di scientificità, si riportano i dati (non certificati, ma disponibili al pubblico citando la fonte) raccolti dal Settore Meteoidrografico e Reti di Monitoraggio dell’Arpa Piemonte relativi alla piovosità media mensile in mm. rilevati dalla stazione di Brignano Frascata per il periodo gennaio 2000 – novembre 2003
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
|
Gennaio |
3,0 |
76,2 |
27,2 |
32,4 |
Febbraio |
2,2 |
29,6 |
55,2 |
0,2 |
Marzo |
35,8 |
106,0 |
38,8 |
8,2 |
Aprile |
125,6 |
33,2 |
50,0 |
56,8 |
Maggio |
71,8 |
62,8 |
138,8 |
35,8 |
Giugno |
42,8 |
32,4 |
15,4 |
36,2 |
Luglio |
5,8 |
23,6 |
40,6 |
16,0 |
Agosto |
0,8 |
27,4 |
94,0 |
6,2 |
Settembre |
0,2 |
69,8 |
60,0 |
35,8 |
Ottobre |
27,4 |
57,2 |
65,4 |
188,2 |
Novembre |
328,6 |
19,6 |
299,4 |
139,4 |
Dicembre |
69,4 |
0 |
67,6 |
non noto |
n. gg. Pioggia |
58 |
67 |
79 |
51 |
totale del periodo |
713,4 |
537,8 |
952,4 |
555,2 |
Si trova in questi dati una conferma alle osservazioni empiriche: la piovosità
tende a concentrarsi in uno o due mesi autunnali, con eventi anche di tipo alluvionale.
Le altre stagioni, salvo sporadici episodi, sono sempre più avare di
precipitazioni.
L’impianto in progetto dovrà quindi ricorrere abbondantemente all’irrigazione
artificiale durante le stagioni in cui sarà aperto (primavera –
estate – inizio autunno).
Si ipotizza di attingere dal torrente Curone, in regime di abbondanza primaverile,
l’acqua occorrente al riempimento di due invasi ad uso irriguo.
Dal sito informatico dello Sportello ambiente Valle Scrivia si apprende il dato
(riferito a Monleale, ma senza indicazione dell’anno di riferimento) di
una portata media annua del torrente di 3,2 mc/sec..
Non è stato possibile reperire dati mensili, ma è plausibile che
la portata del torrente sia variabile in funzione delle piogge a monte e che
quindi, nei mesi in cui sarà necessario ricorrere maggiormente all’irrigazione
artificiale, possano crearsi obiettive difficoltà ad attingere al corso
d’acqua.
Una tale situazione, potenzialmente, può inoltre dare origine a conflitti
di utilizzo con gli utenti a valle del punto di prelievo.
• Modificazioni del paesaggio
Un campo da golf è una struttura a verde innaturale
molto estesa, diversissima come impatto visivo dall’usuale stato dei luoghi.
L’attuale contesto paesaggistico é costituito da appezzamenti di
cereali, prati di erba medica, vigneti e frutteti, intercalati da siepi e boschi
di limitate estensioni.
Non é possibile dare per scontato che l’impianto in progetto non
stoni in modo insopportabile rispetto al paesaggio circostante.
Si prendano ad esempio gli scenari offerti da molte zone dell’Andalusia,
con macchie di un verde artificioso (i campi da golf) calate in un panorama
di campi riarsi dalla siccità.
Si immagini l’analogo effetto nella nostra calda stagione estiva.
Si è poi preconizzato l’inserimento di "invasi", che
costituirebbero riserve d’acqua, oltre che richiamo estetico e (probabilmente)
difficoltà di percorso per i giocatori.
Anche sotto questo profilo resterebbe da dimostrare come un simile inserimento
si possa conciliare con l’aspetto complessivo dei luoghi.