"E GLI AMBIENTALISTI DOVE ERANO?"
Renato Milano e Francesca Raggio hanno replicato a un certo Bonaventura che in una sua lettera al direttore de "Il nostro giornale" accusa gli ambientalisti di latitanti. Riportiamo la risposta di Renato.

Il titolo della tua lettera «Il silenzio degli ambientalisti» è significativo di un atteggiamento diffuso, che farebbe risalire agli ambientalisti (o “ Verdi”) la colpa di qualunque cosa di sbagliato succeda nei nostri territori: senza considerare che gli ambientalisti (o “Verdi”) sopravvissuti sono quattro gatti che non hanno alcun potere, né politico, né economico, né mediatico. Hanno poco seguito, (sono ben altri i modelli alla “grande fratello” oggi enfatizzati dai media) e non hanno piazze: salvo dove si sta un po' esagerando con progetti devastanti come la Cava della Val Lemme e il treno ad Alta Velocità.
Non avrebbero più neanche voglia di andare avanti, (per non cimentarsi in un esercizio sfrenato di puro masochismo) se non fosse che a fronte di alcuni scellerati progetti, come quelli che ho appena citato, la gente cominci a svegliarsi e a costituirsi in “comitati” e associazioni.
Ma vediamo per alcuni aspetti la tua lettera, che ringrazio il cielo sia apparsa sul Nostro Giornale, perché mi dà modo di riagganciarmi a temi ambientali spesso trascurati.
………….
1) Per quanto riguarda il nostro torrente ricordo che esiste, dalla fine degli anni 80, uno “Studio di Pianificazione del Bacino dello Scrivia” redatto dall'Ing. Giuliano Cannata, noto come uno dei massimi esperti di dinamiche fluviali di tutta Europa (e forse del mondo intero, dato che i suoi progetti sono sparsi un po' su tutto il pianeta).
Lo studio, sollecitato dalle associazioni ambientaliste che avevano un ottimo rapporto con Cannata (dato il suo ruolo di consulente del WWF mondiale), fu pagato fior di quattrini dal Consorzio Bonifica Bacino dello Scrivia, presieduto allora, con un occhio di riguardo verso i problemi ambientali, da Pierino Cereda. Prendeva in esame tutta l’asta fluviale del corso, analizzando le variazioni dell’alveo avvenute negli ultimi 50 anni e tirava alcune importanti conclusioni (e raccomandazioni).
a) Intanto diceva che nel bacino dello Scrivia si era troppo costruito (figuriamoci, era l’anno 1985 !!) e che ciò avrebbe esasperato il carattere torrentizio del fiume (ossia delle piene e delle secche), per cui era necessario limitare le cementificazioni, le quali avrebbero potuto produrre una eccessiva corrivazione di acqua meteorica nel fiume. E’ il caso dell’Outlet; dei centri commerciali fra Novi e Serravalle; delle nuove strade che nasceranno al servizio dell’area commerciale; dell’area industriale fra Cassano e Serravalle; dell’ampliamento della Roquette di Cassano (che va addirittura ad incidere nell’alveo); del centro intermodale fra Rivalta e Tortona e del previsto aeroporto al suo servizio. La profezia è presto fatta: piene sempre più violente e mancata ricarica delle falde della Frascheta (che significa sempre meno acqua nei pozzi e negli acquedotti).
b) Poi diceva che dallo Scrivia non si doveva più togliere ghiaia, altrimenti si rischiava di compromettere i manufatti esitenti lungo il fiume: ossia i ponti. Era l’anno 1985: da allora il ponte di Cassano ha rischiato di venire giù per lo scalzamento al piede di un pilone (significa che un pilone centrale del ponte non appoggiava più da nessuna parte), e il ponte fra Arquata e Vignole è venuto giù. Quale sarà il prossimo ponte ? Tra l'altro il progetto del Terzo Valico prevede anche un massiccio prelievo di ghiaia dallo Scrivia.
c) Diceva che l’alveo dello Scrivia che aveva subito un restringimento nel corso degli ultimi 50 anni andava ampliato e che non bisognava costruire in prossimità dei terrazzi alluvionali: la Roquette, in previsione del suo ampliamento dentro il fiume, ha presentato un progetto di restringimento dell’ alveo e l’ area industriale di Serravalle è prossima al ciglio del terrazzo alluvionale fra Cassano e Serravalle.
d) Diceva che non bisognava più cementificare le rive del fiume altrimenti si rischiava di incrementare le sue portate di piena, aumentarne la velocità e quindi la potenza erosiva (che cresce al quadrato dell’aumento della velocità dell’acqua), e impoverire le falde che comunicano con l’alveo. La conseguenza di tutto quanto detto nei tre punti precedenti sarà sicuramente una massiccia cementificazione delle rive, poiché sarà necessario proteggere, ad esempio, il terrazzo alluvionale fra Serravalle e Cassano oppresso dai capannoni, la Roquette che si allarga in alveo, l’ aeroporto costruito in area esondabile, ecc. ecc.

Dove è finito lo studio di Pianificazione di Giuliano Cannata, costato anche tanti soldi dei contribuenti?

2) Riguardo ai Centri Commerciali che stanno devastando la collina, gli ambientalisti ne hanno parlato eccome ! Solo che non hanno avuto seguito alcuno.
In effetti quando non si ha alcun potere, né politico, né economico, per poter essere ascoltati si punta su due cose, la parola e la piazza.
Ai tempi dell’Outlet di parole ne abbiamo spese parecchie. Anche sulle pagine del Nostro Giornale che ci pubblicava gli articoli addirittura a puntate – talmente erano lunghi e dettagliati - mettevamo in evidenza, oltre allo scempio paesaggistico e l'aumento del traffico (che avrebbe prodotto un notevole inquinamento) altre importanti conseguenze della cementificazione.

a) Abbiamo evidenziato, ad esempio, l’ulteriore scempio che sarebbe derivato dalla nuova viabilità, sia quella al servizio dell’Outlet, che minacciava di devastare i bellissimi e importantissimi parchi privati della collina verso Cassano, sia quella destinata a sopperire all’aumento del traffico.
b) Abbiamo evidenziato il problema idrogeologico dovuto all’impermeabilizzazione di grandi superfici, che avrebbe causato diversi danni:
- come l’aumento delle piene dello Scrivia in conseguenza del ridotto tempo di corrivazione delle acque meteoriche, destinate a scorrere veloci sul cemento, e in direzione del più vicino corso d’acqua;
- oppure la probabile riduzione delle acque di falda, in discesa dalla colline di Monterotondo;
- sicuramente la riduzione della ricarica meteorica delle falde superficiali a causa della minor permeabilità dei terreni cementificati.

La parola c’è stata, purtroppo non c’è stata la piazza, senza la quale la parola è lettera morta.
Nessuno ha dato seguito alle nostre istanze, neppure i commercianti e neppure la gente del posto: non si è mosso nessuno e noi, da soli, non contiamo niente.
Muoversi adesso, ma solo per chiedere a noi che cosa abbiamo fatto, non serve. O meglio, serve solo a chi vuole sbarazzarsi degli ultimi superstiti ambientalisti ed ha già collaudato il nostro annullamento fisico prima con le minacce, e poi con le denunce. E, non riuscendoci, prova ora l’annullamento morale gettandoci merda addosso. Molti ci accusano di non aver indirizzato i nostri sforzi nella giusta direzione: ad esempio ci chiedono perché ce la siamo presa con i treni (l’Alta Velocità Genova Milano), mentre attorno a Novi crescevano immensi mostri commerciali. Ma la battaglia contro l’Alta Velocità e la formulazione di una dettagliata serie di proposte alternative, poteva avere un significato di vittoria (e può ancora) nella stragrande partecipazione della gente (non dimentichiamo che già tre progetti sono stati bocciati, dal 1992 ad oggi).
La battaglia contro i centri commerciali condotta da quattro gatti, poteva diventare solo la patetica, masochista sconfitta di chi vuol rubare il fuoco agli dei. Da parte mia è iniziata con una serie di articoli, ma si è fermata lì di fronte al silenzio di tutti.
Se il tuo intervento, come credo, non era politicamente strumentalizzato dal desiderio di seppellire gli ultimi indiani, ma solo dettato dal fatto che sei giovane e non conosci tanti antefatti, significa che la difesa dell’ ambiente ti interessa, e allora dacci una mano.

Milano Renato, del WWF Italia