Gli uomini che piantano gli alberi
secchi
di Antonello Brunetti
Le chiamano fasce di mitigazione ambientale; ma, come quasi tutte le iniziative pubbliche a tutela dellambiente, la faccenda si risolve in una grossa presa in giro, peggio in una buffonata, peggio ancora in un truffaldino spreco economico e di risorse ambientali.
Mi riferisco al verde che dovrebbe mitigare limpatto visivo dellautostrada Milano-Genova.
Lunica cosa che ha funzionato, visto che dà un reddito certo e facile da realizzare, sono quelle orribili e lunghissime paratie verde muschio che impediscono, a chi viaggia sullautostrada, di guardare un paesaggio un po più vario dellalternanza di pannelli e plexiglass.
Certamente utili per ridurre i decibel in prossimità di case, però mi pare che si sia ecceduto e non ne capisco i motivi.
Tristissime e fallimentari quelle fasce verdi, caratterizzate da pochi alberelli in gran parte secchi. Probabilmente il modello è stato ripreso dalle antiche ciuende ossia siepi di rami secchi e spinosi collocate per impedire laccesso ai campi durante i raccolti (il saltaciuenda era un ladro da poco, dedito ai furtarelli campestri).
Non so di chi sia la responsabilità, se dei proprietari dellautostrada (ai quali di recente il Governo ha regalato un aumento dei pedaggi), alle ditte appaltatrici, a chi gestisce o a chi ha il compito di controllare. Il fatto è che queste fasce, che dovrebbero ridurre il CO2 e ravvivare il paesaggio, in realtà diverranno prima o poi terra bruciata e ti intristiscono.
Un esempio concreto.
A margine della Terza corsia autostradale fra il Po e Tortona, tutta la vegetazione è stata tagliata nel corso di questi sette anni di lavori. Lanno scorso sono stati collocati in primavera alberi sui cavalcavia, tutti regolarmente seccati poiché mai innaffiati.
Alla ditta incaricata dalla Autostrada è stato fatto notare che:
- gli alberi dellanno prima erano tutti morti;
- perché piantumare in primavera quando tutti sanno che il periodo migliore è lautunno;
- per quale motivo collocare sulla ghiaia dei cavalcavia alberi che abbisognano di terreni freschi e profondi, eliminando le robinie e i bagolari che attecchiscono con facilità e legano i pendii con le loro radici;
La risposta è stata disarmante.
Tutto vero quel che dicevo, ma le clausole sono queste e non cè da preoccuparsi perché, se le piante muoiono, per tre anni abbiamo il compito di ripiantumare.
A parte il fatto che mi pare assurdo far soffrire e morire migliaia di piante per lindifferenza generalizzata e so di eccedere, ma la risposta può essere tradotta con un Che importanza ha lasciare morire nella sofferenza migliaia di persone visto che tanto le donne ne partoriranno altrettante!.
Ritornando alle cosiddette fasce, questo è il terzo anno e le foglie da metà giugno stanno ingiallendo. Se non provvedono improbabili piogge diffuse, a metà luglio, tutto seccherà e, se ho capito bene, non vi sarà alcuna piantumazione ulteriore.
Evidentemente nella nostra nazione la coscienza ambientale è scarsa e spesso, a cominciare dal presidente del Consiglio, il termine ambientalista è sinonimo di catastrofista e di potenziale terrorista (ma se gliene chiederete conto negherà di aver mai detto nulla del genere e soprattutto in questi tempi di pacche sulle spalle di Obama).
Ricordo che dieci anni fa quando vidi per la prima volta il progetto terza corsia notai i disegni acquarellati di queste fasce mitigatrici. Belli i disegni, ma il progetto era fatto coi piedi, ad esempio avevano previsto lesproprio di un boschetto per una fascia di dieci metri affiancato allunica stradina campestre che a Castelnuovo conserva ancora le siepi di un tempo (evidentemente non solo non erano andati sul posto, ma manco avevano osservato le foto aeree).
Di queste fasce verdi non gliene frega alcunché a nessuno (pochissimee e lodevolissime le eccezioni)Le fasce di verde sono già state parzialmente arate riducendosi a 5-6 metri e di verde cè solo il nastrino che lega pianticelle secche ai relativi tutori.
Qualcuno potrebbe replicarmi di fare qualcosa di concreto, ma la mia risposta è facile: la mia parte lho fatta, ho piantumato migliaia di alberelli e in passato riuscivo anche a gestirli. Ora riesco a malapena a offrire ossigeno al prossimo occupandomi di alcune centinaia di alberi e di circa 400 metri di siepe con arbusti nostrani. Piccole isole non servono a nulla e finché la logica sarà quella del profitto individuale e non del bene della collettività, scompariranno sempre più terreni fertili, li si coprirà di cemento e asfalto e nei vivai si faranno crescere pianticelle destinate a una morte certa privandole dellacqua e dellaria da assorbire con le foglie.
Che sia questo il modello di vita, o meglio di scomparsa della vita a cui è destinata lumanità ?
Accidenti, forse ha ragione papi a considerarci dei catastrofisti